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Il lunedì di Speranza #7 Riconnettersi dopo gli scrutini

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Maestra, ti ho portato un regalo. L’ho fatto io.

Non riesco a trovare le parole per descrivere la leggerezza e la gioia che ho provato mentre andavo via da scuola dopo aver posto l’ultima firma nel verbale degli scrutini. Era venerdì’ pomeriggio e mi aspettavano quattro giorni di vacanza, oltre al fine settimana nella nostra scuola ci sono due giorni per le vacanze di Carnevale. Domani, martedì grasso,  c’è la vacanza prevista dal calendario scolastico regionale sardo, mentre oggi, lunedì, è giorno di vacanza stabilito dal consiglio d’istituto già a giugno dello scorso anno e comunicata tempestivamente ai genitori. Tutte le scuole italiane hanno a disposizione due giorni di vacanza da disporre come si vuole. Gli insegnanti al Collegio dei docenti propongono delle date e poi il Consiglio d’Istituto può accettare le date o cambiarle. Di solito vanno bene quelle proposte dal Collegio. I bambini e gli insegnanti del tempo pieno hanno il sabato libero, ecco perché mi sono ritrovata, con sommo gaudio, ad avere quattro gironi di vacanza di fila.

Dicevo della mia sensazione di leggerezza e libertà dopo gli scrutini. E’ un evento eccezionale perché di solito gli scrutini sono dopo le vacanze di Carnevale. Questo vuol dire ho sempre trascorso queste giornate china sulle verifiche, a compilare i registri cartacei, o a farmi diventare gli occhi strabici sul pc, con il volume della tv basso per seguire la Sartiglia di Oristano o il Carnevale di Tempio.

Quest’anno no, non ho previsto di fare grandi cose, ma di riposarmi tanto, visto che Gennaio è stato un mese faticoso che mi ha visto a combattere su più fronti. Prima il problema dei calcoli renali che mi ha portato via tempo ed energie. Poi una causa giudiziaria che ci ha tenuti impegnati cinque anni. Un’ eredità contestata, e causa persa ingiustamente con grande sgomento e scoramento da parte di tutta la famiglia, zii e cugini compresi. La verità giudiziaria molte volte non coincide con la verità vera e fa diventare nero quello che è bianco. E’ dura da digerire e come dice l’avvocato: non la digerirete mai. Però non voglio che questa sentenza sia la nostra pietra tombale, anzi! Chi vince a volte non considera ciò che ha perso: la pace e il poter contare in futuro sui consanguinei che hai calpestato in ogni modo. Mi piego alle alla volontà giudiziaria ma non mi considero sconfitta. Ora inizia il bello.

Così per prepararmi a ripartire con il nuovo quadrimestre, sabato ho messo a posto la casa e ho riordinato i libri e i quaderni, sbarazzato la scrivania, sistemato la libreria. E’ tutto pronto per ricominciare. Invece ieri ho invitato a pranzo tutta la mia famiglia e l’ho trascorso a cucinare e a condividere cibo e momenti di serenità con i miei cari. A fine serata siamo andati a trovare la mamma di Mylove e lì abbiamo trovato gli altri nipoti. Insomma abbiamo trascorso un fine settimana in famiglia. Abbiamo commentato Sanremo, che anche se l’ho visto pochissimo in diretta, l’ho seguito nei tg e nelle altre trasmissioni dedicate. Mi fa piacere che sia stato un bel momento di allegria e spensieratezza nazionale, visto che le brutture e i bruti sono sempre lì pronti a deprimerci. Bravo Claudio Baglioni!

Oggi sono sola a casa, fuori piove e c’è freddo. Non mi lamento perché l‘acqua serve sempre, e in alcune zone sarde sono già iniziate le restrizioni idriche. Mi dedico un po’ al blog che ultimamente ho trascurato un pochino. Medito anche un po’ di cambiamenti nel blog. Dopo mesi e mesi di riflessione ho deciso di non chiudere il blog. Credo di aver passato la crisi del che ci sto a fare qui; perché scrivo qui e non un diario privato’; ma soprattutto a chi interessa quello che scrivo? Però ho bisogno di cambiare qualcosa, come quando tinteggi la casa e sposti la mobilia e compri qualche pezzo di arredamento nuovo. O cambi taglio dei capelli e adotti un nuovo look nel vestire. Tu rimani la stessa ma stai decisamente meglio.

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Si rientra

  • Domani tornerò a scuola. Che bello! La rappresentante dei genitori mi ha fatto sapere che mi stanno aspettando con ansia e sono felicissimi del mio rientro.
  • Pure io sono felice di tornare alla mia vita normale. Siamo già a metà settimana, e avrò due giorni leggeri, così potrò riprendere con gradualità. Per prima cosa li saluterò uno per uno, ci siederemo in cerchio e a turno tutti parleremo. Potranno parlare delle vacanze di Natale, sarà interessante sentire cosa ricordano, oppure potranno esprimere i loro pensieri su questi giorni passati a scuola con un’insegnante diversa.
  • Volutamente non ho mandato alcuna indicazione alla supplente, la mia collega di classe ha detto che era brava. Ci ha fatto i complimenti per il livello di apprendimento e per il comportamento. Sono riscontri importanti sia per noi insegnanti, sia per i bambini. Non abbiamo angeli o belle statuine, ma bambini. È importante che si sappiamo ben  rapportare anche con gli estranei e che sappiano gestire le nuove situazioni senza la supervisione ossessiva dell’insegnante prevalente.
  • L’autonomia. È un tasto che batto continuamente con i genitori che vedono i loro figli sempre troppo piccoli e bisognosi di essere continuamente seguiti. Fino all’asfissia e alla conseguente ribellione.
  • Mi siete mancati, piccole pesti. A domani.

 

Il lunedì di Speranza #5

Conto i giorni alle vacanze. Ormai sono una manciata. A scuola siamo in pieno delirio natalizio. I bambini sono irrequieti e poco inclini al rispetto delle regole:

– Babbo Natale, quest’anno passerà dritto. Avrete la visita della Befana, e niente dolci e carbone di zucchero.Vero, solo quello vero vi meritate! 

Anche noi insegnanti ci meritiamo solo carbone. Infatti siamo particolarmente litigiose, ogni giorno si assiste a qualche discussione accesa e si aprono fronti senza chiuderne nessuno. Per il momento io sono come la Svizzera, abbastanza neutrale e pacifica. Spero di resistere fino a venerdì sera.

Ho fatto pace con i lavoretti di Natale,  che odio con tutte le mie forze e che solo a nominarli mi sembra di svenire. Ho scelto per tempo un qualcosa che potessero fare loro, con pochi interventi degli adulti; mi sono rassegnata al caos e al chiasso: l’importante era che non litigassero e perdessero il controllo. Per magia si sono organizzati e aiutati. Alla fine dei laboratori mettevano a posto e ripulivano. 

Sono state ora veramente piacevoli e rilassanti che mi mettevano buon umore. Non si finisce mai di imparare e ricredersi.

Quando andrò in pensione?

Fino a poco tempo fa, non consideravo la questione pensione un argomento importante per la mia vita. Vedevo il mio ritiro una prospettiva lontana anni luce.

Agli inizi della carriera scolastica ero impegnata a comprendere il mondo della scuola. A  capire le circolari ministeriali, che sono state sempre da interpretare come la Bibbia scritta in aramaico. Ero impegnata ad entrare in graduatoria, a non farmi scavalcare da altre con meno punteggio di me, a superare concorsi e fare tutti i corsi di aggiornamento possibili e immaginabili. Mi creavo le chance per passare di ruolo.  L’importante era che arrivasse puntualmente lo stipendio, perché a volte non era puntuale ed erano dolori. Per raggiungere la sede bisognava fare il pieno all’auto. Figuriamoci se pensavo alla pensione!

Quando sono passata di ruolo avevo 28 anni. Ero giovane, in quel periodo tutto quello che facevo andava bene, con un po’ di fortuna, ma anche molto merito.  Ho badato alla mia routine scolastica fatta di lezioni, correzioni, riunioni, riforme, rinnovi contrattuali e sempre tanti corsi di aggiornamento. L’argomento pensione non mi riguardava. Andavano in pensione le colleghe anziane che avevano tanti anni di servizio, e io ero sempre una delle più giovani. L’argomento non mi riguardava. Ridendo dicevo che non sarei mai andata in pensione visto che quando sarebbe spettato a me non ci sarebbero stati soldi. Avrei continuato ad insegnare con un occhio di cristallo, la dentiera e la parrucca. Con vocina sibilante da anziana ai bambini vivaci avrei detto: Smettila, anche tuo bisnonno faceva così. E giù risate a lacrime.

Ora che la prospettiva è veramente quella non rido più. Anzi. Mi fa imbestialire. Mi chiedo sgomenta come farò ad arrivare a 67 anni, quasi 68, sopportando il calo fisico e psicologico? Come farò a stare al passo dei tempi con le nuove tecnologie che saranno sempre più sofisticate? E i bambini, come saranno i bambini?

Sento di non potercela fare. Forse perché la mia carriera scolastica sta per raggiungere i 30 anni.  Forse perché tutte queste riforme invece di migliorare peggiorano la qualità dell’educazione, e tutti i giorni ne vedo i pessimi risultati. Forse perché ho fatto solo la maestra. Mi chiedo se potrei fare altro nella vita per riaccendere l’entusiasmo.

Avere la prospettiva di invecchiare a scuola mi deprime, pensare a qualche altro sbocco mi rallegra. Ci devo pensare, ho ancora alcuni anni per annusare l’aria e creare un’alternativa. Per non investire ancora tutte le mie energie nella scuola.

 

 

Fin che la scuola va

Le lezioni hanno preso il loro ritmo: dalla scorsa settimana abbiamo iniziati anche il tempo pieno. Ho la stessa classe dello scorso anno, ma Dino l’alunno che molte volte mi ha fatto perdere la voce e il senno, è stato trasferito in una classe a tempo normale. Ammetto che non ho pianto, tuttavia sono dispiaciuta per le colleghe visto che hanno anche altri casi difficili. Anche nella nostra classe abbiamo il nostro bel daffare. Ho infatti 23 bambini, uno in odore di certificazione e alcuni che non hanno interiorizzato le regole della classe. A parte questo, che fa parte del pacchetto dell’insegnamento, non mi posso lamentare. È stato per me un rientro soft, senza patemi, stress o pianto iniziali. Non ho neanche litigato con Mylove! 

La rappresentante dei genitori dopo la riunione ci ha mandato un messaggio, testuali parole: Siamo molto molto molto contenti. Un’altra mamma due giorni fa mi ha detto che i bambini al solo  nominarmi si illuminano. Non ho saputo dirle niente. Forse non sono stata cortese, ma credo che la mia faccia abbia  comunicato tutta la mia emozione e gioia. Sono cose che  fanno veramente piacere. Anche se la sindrome dell’impostore talvolta mi fa dubitare delle mie capacità e risultati.

Qualcuno leggendomi forse immagina che io sia una maestra tutta dolce, che parla con toni bassi e non grida mai. Se qualcuno pensa questo si sbaglia di grosso. Parlo a voce molto alta e talvolta (spesso) urlo. Sdrammatizzo i piccoli inconvenienti e diatribe. Non sopporto le ingiustizie e i soprusi tra loro e intervengo seriamente. Però rido spesso con loro e cerco di alleggerire la pesantezza delle otto ore scolastiche. Chiedo loro scusa quando sbaglio, perché anche la maestra è un essere umano e non è un essere perfettissimo. Dico loro e glielo dimostro che quando facciamo degli errori la maggior parte delle volte si può rimediare o rifare tutto da capo. Infine Maestra Speranza non minaccia di non portarli in giardino dopo pranzo li porta sempre, tranne quando piove o c’è il maestrale a 90 km orari e una-due volte volte l’anno che non sentono nessun richiamo. 

Comunque ancora non  ho capito il segreto del mio successo.

Diario della maestra. 2

Cara mamma, mi hai fermato sul cancello della scuola mentre tu e le bambine tornavano a casa,  io invece tornavo per una riunione. Mi hai detto che sei sorpresa dal fatto che il tuo bambino di seconda, che ha iniziato la scuola primaria con un anno di anticipo, non termini le attività proposte a scuola. Ti sei meravigliata che i compiti abbiano tanti errori di ortografia. Ti sei chiesta se fare piccoli riassunti e scrivere sulle esperienze vissute dai bambini sia un obiettivo troppo alto.

Ti ho risposto che  nella valutazione degli elaborati tengo conto che ho davanti bambini di sette anni,  che correggo l’elaborato e poi lo riscriveranno. Gli errori fanno parte dello scrivere. Il mio compito è quello di prenderne atto e poi calibrare le lezioni successive proponendo esercizi di ortografia.  Se accetto una a senza la acca ora è perché sto lavorando sulla differenza tra e congiunzione e è verbo.

Tranquilla mamma, so il fatto mio.  Nei cinque anni di scuola primaria ci sono più traguardi da conquistare,  mentre tu, giustamente pensi a quelli di oggi, e pure io ci penso, io ho ben fissato quello finale della quinta. Fra quattro anni tutto sarà a posto, tutti i puntini nelle i, tutte le acca e tutti gli accenti al posto giusto. Tutte le parole di una frase saranno staccate e rispetterà la consecutio temporum.  Già tuo figlio ha raggiunto dei grandi  traguardi. Forse tu non ricordi come scriveva ad ottobre.  Io sì.

Poi ti ho detto che il bambino mi sembrava stanco. Rivolgendosi a lui, con arriva di rimprovero, hai detto che va a letto tardi. Come se la colpa fosse la sua. Non riesco a metterlo a letto presto, hai detto. Quando, anche io rivolgendomi al bambino,  gli ho detto che entro le nove doveva essere tra le coperte, magari a leggere due pagine, mi hai guardata atterrita. A quell’ora fa la doccia e deve ancora cenare!

Cara mamma, capisco i tuoi problemi, ma tuo figlio ha bisogno di dormire e mangiare sano e bene. Dobbiamo rispettare i suoi tempi, ma la natura non fa salti. I bambini di oggi sono come i bambini di ieri. Anzi ti dico che oggi più quelli di ieri hanno bisogno di risposare: sono iperstimolati e stressati.

Ti prego metti a letto tuo figlio presto, ne va della sua salute e del suo successo scolastico.

Cordialmente

La maestra

Diario di lettura 2016

Pixabay.com
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Finisco l’anno parlando di libri. Stamani ho terminato l’ultimo libro.  Questi i libri letti negli ultimi tre mesi.

29) Il giardino dei fiorii segreti. Cristina Caboni. I libri di quest’autrice mi piacciono moltissimo. Nel suo terzo libro si legge delle vicende di due gemelle divise in tenera età  quando i genitori si sono separati: una col padre e una con la madre. Vivono senza sapere che hanno una sorella gemella, fino a quando non s’incontrano per caso a Londra. Da lì riprendono i fili della storia della loro famiglia che rinascerà per merito loro. L’ho letto tutto d’un fiato, come piace a me!

30-31)  L’amica geniale e Storia del nuovo cognome. Elena Ferrante Sono rimasta incollata ai libri fino a quando non ho letto l’ultima pagina. Qualcuno ha detto che è una lettura ipnotica. Con un atto di ferrea volontà ho interrotto la saga, giusto per staccare un pochino. Non vedo l’ora di ricominciare. Mi attendono gli altri due!

32) L’arte di insegnare, Isabella Milani. Prezioso libro scritto da una docente di scuola media. Ne consiglio la lettura a tutti gli insegnanti, giovani alle prime armi e insegnanti di vecchia data. Una rinfrescata non fa mai male. Ci aiuta a non fossilizzarci nella nostra azione educativa, perché non è importante solo lo svolgimento del programma, ma soprattutto renderci conto con chi e cosa abbiamo a che fare tutti i giorni. Lo consiglio anche ai genitori, perché fa capire chiaramente che il lavoro dell’insegnante non si esaurisce uscendo dalla classe.

33) Il metodo danese per crescere bambini felici, Jessica Alexander . Questo libro invece è scritto da una mamma americana, sposata con un danese. Ci parla del metodo educativo danese che da quarant’anni fa schizzare in cima alla classifica del paese più felice del mondo. Bambini felici diventeranno adulti felici che educheranno bambini felici. Semplice no? Consigliato a tutti gli educatori che si occupano di bambini: genitori, insegnanti, zie e zii, allenatori.

34) Altrove, forse. Amos Oz. Non avevo mai letto nulla di questo autore e per caso mi è capitato di comprare questo titolo. Che poi ho scoperto che è il suo primo libro, scritto all’età di 22 anni. E’ ambientato in un kibbutz israeliano. Si narrano le vicende di questa piccola comunità che ha pregi e  difetti. Non ho trovato agevole la lettura, ma sono contenta di averla portata a termine e di avere letto dopo le recensioni che mi hanno aiutato a capire di più.

Chiudo il 2016 con un numero considerevole di libri letti, ma decisamente sotto la mia media, che gli scorsi anni era di un libro a settimana. Ma di questo non bisogna crucciarsi: domani inizia un altro anno carico di novità, belle e brutte, avventure e tanti libri da leggere.

Buon anno!

Diario di una maestra.1

lezioni
innovaformazione.net

Novembre è a due terzi del suo percorso e non ho scritto neanche un post.

Non è che mi siano mancate le idee e gli argomenti. Però le incombenze scolastiche hanno preso il sopravvento!  A dire che novembre non contempla riunioni come  collegio dei docenti o di  interclasse.  Oltre le mie 24 ore settimanali di presenza a scuola in questo mese ho conteggiato, me le sono proprio segnate sull’agenda, dalle 10 alle 13 ore di lavoro a casa, di cui almeno 3 la domenica.  In tutto sono 34-37 ore settimanali.

Nonostante il mio impegno, purtroppo, ho ancora una montagna di lavoro arretrato da sbrigare. Diciamo che ad un certo punto dico basta e chiudo tutto e faccio altro. Anche, se qualunque cosa faccia dopo,  il cervello per un’ora buona non si stacca dal pensiero scuola. Le ore che del lavoro a casa  non sono un’opzione, ma rientrano nei compiti dell’insegnante. Per svolgere bene il mio lavoro devo preparare accuratamente la lezione generale, preparare dei lavori extra per i bambini in difficoltà e per quelli che sono velocissimi. I compiti vanno corretti uno per uno, soprattutto se sono dei testi svolti dall’alunno. Vanno valutati e occorre registrare la valutazione sul registro elettronico che è visibile alle famiglie. Inoltre spesso devo preparare delle o relazioni sugli alunni in o progetti per la qualunque e relazionare sugli stessi progetti.

Marito mi guarda sbigottito e dice che gli  scorsi  anni non mi vedeva così impegnata. E’ vero,  avevo solo una materia, l’inglese, e per certi versi era più semplice da insegnare. Avevo però più riunioni scolastiche: in ogni classe che avevo c’erano almeno due bambini in difficoltà e un bambino con il sostegno, per ognuno di loro c’è almeno una riunione con i genitori e specialisti a quadrimestre. Avevo otto classi, per cui circa 50 ore di riunioni dedicate ai casi dei bambini. Marito poi non mi vedeva lavorare molto a casa  perché lo scorso anno svolgevo il lavoro di mattina presto, allora in cui lui dorme ancora. Quest’anno pur svegliandomi presto non riesco a mettermi al lavoro all’ora della sveglia del gallo! Infatti la maggior parte delle volte entro a scuola dopo la ricreazione, quindi faccio colazione e mi metto a lavoro dalle 7,30 alle 9,30.

Nonostante tutto devo dire che sono contenta di aver cambiato,  dopo 10 anni gli argomenti erano sempre gli stessi e non avevo più stimoli. Anche se sto lavorando tanto e sono sempre in arretrato, sto avendo tante soddisfazioni con i bambini e le famiglie. Mi rendo conto che sto cambiando modo di insegnare e ho un nuovo approccio nei confronti dei bambini e delle lezioni. Una cosa è entrare in una classe per 2-3 ore settimanali, e un’altra è stare in una classe per 21 ore. Nel primo caso l’insegnante che ha poche ore si deve adeguare, nei limiti del possibile, alle indicazioni dettate dai docenti che hanno più ore, nel secondo caso sei tu che devi dettare le regole principali e preoccuparti di comunicarle e condividerle con gli altri insegnanti. Diciamo che nel primo caso con due urlate iniziali e due occhiatacce riuscivo ad avere ragione della disciplina  della classe. Ora devo dedicare molto tempo alle spiegazioni delle regole,  dedico tanto tempo alla mediazione dei conflitti, spiego le ragioni di certe decisioni o non di altre.

Inoltre devo tener conto che nelle ore pomeridiane siamo tutti più stanchi e che le attività richiedono più concentrazione. Tutte le attività, anche quelle più soft come musica e arte. L’attenzione è più ridotta e la pazienza pure.

Il venerdì pomeriggio di 3 settimane fa sono uscita da scuola a pezzi. Alla fine della lezione ero senza voce, incavolata nera con me stessa. Avevo urlato tanto per tenere la disciplina. Un vero fallimento. Tornata a casa, ancora dopo due ore non riuscivo a parlare. Aprivo la bocca, muovevo le labbra e non usciva niente, né la voce né alcun suono. Dentro di me urlavo: BASTA! Non posso continuare così, non arrivo neanche a Natale! Allora mi sono concessa due giorni di riposo assoluto, meno male che rientravamo martedì 2 novembre! Ho fatto il punto della situazione e ho capito che dovevo assolutamente cambiare approccio. Dovevo cambiare io. Fortunatamente sono incappata, per caso, in un post della professoressa Isabella Milani. Poi ho letto parecchi suoi post e ho comprato il libro cartaceo L’arte d’insegnare. Dedicherò a questo libro un post a parte. Dico solo che ho iniziato un nuovo percorso e iI nuovo approccio sta dando buoni frutti. Infatti venerdì scorso alle 16,30 non ero esausta, avevo tutta la voce e sono riuscita a parlare, uno alla volta con quattro genitori! E sono solo all’inizio!

Ora vi lascio. Uh, quanto è lungo questo post!

Vi auguro una buona domenica e uno splendido inizio di settimana.

Gli uomini a pallini

E’ venerdì sera. La mia settimana scolastica finisce il venerdì alle 16,30. Torno a casa con l’adrenalina a mille,  mi sembra di avere energia per fare mille cose. Invece piano piano mi affloscio e non ho voglia di fare niente. Salto da un social all’altro, leggo i giornali online. Non sbrigo alcun lavoro scolastico perché mi uscirebbe dagli occhi e dovrei rifare tutto.

Ripenso agli avvenimenti scolastici della settimana. Ormai la routine è quasi rodata e ho capito come sopravvivere alle ore pomeridiane senza urlare troppo. Abbiamo lavorato tanto e ho corretto tutti i quaderni! Ieri li ho portati a casa per completare le correzioni e vedere con calma a che punto sono con l’ortografia. La maggior parte se la cava abbastanza bene, per altri bisogna lavorare duramente, ma certamente miglioreranno.

I bambini sono contenti e pure i genitori. Qualcuno che mi conosce da tempo perché ho avuto altri figli mi vede più rilassata e gioiosa. E’ vero, sono contenta. Sto facendo quello che mi piace e i bambini mi danno tante soddisfazioni. Riesco ad aver un contatto più ravvicinato con loro e a trovare soluzioni per risolvere i problemi.

A casa ripenso alle uscite dei bambini e rido. Tipo questa:

Si parlava di diritti e uguaglianza tra le persone, io ero tutta presa e mi sono scordata che i miei alunni hanno sette anni, non dieci. La differenza d’età è abissale perché a sette anni non hanno sviluppato ancora il senso dell’ironia e delle metafore.

Io: Siamo tutti esseri umani, non importa se uno è bianco, nero, rosso, giallo, a palline o a strisce…

Tutti mi guardano con occhi sgranati. Gli occhi di Dino da dietro gli occhiali sembrano ancora più grandi: maestra, ma davvero esistono uomini a pallini e a strisce?

E fu così che in classe si scatenò l’inferno.

Compito a casa per la maestra: ripeti mille volte – i miei alunni hanno sette anni i miei alunni hanno sette anni i miei alunni….

 

 

E la scuola va

Lunedì abbiamo iniziato il tempo pieno a scuola. Nel tempo pieno i bambini stanno a scuola otto ore. Dalle 8,30 alle 16,30. La mensa per i bambini di prima e seconda è alle 12,30 e  dopo pranzo riprendono le attività attorno alle 14. Dal momento che sono belle giornate io li porto in cortile. Abbiamo la fortuna di avere dei giardini enormi, che purtroppo sono poco sfruttati. Infatti, raramente i bambini escono, li teniamo incarcerati. Ho deciso che, almeno al mio turno, dopo pranzo si esce e ci si rilassa un po’.  Anche la maestra, eh!

Erano tanti anni che non insegnavo al tempo pieno, lo avevo fatto solo  agli albori della mia carriera scolastica. Alcune colleghe lo odiano, io no. Credo che sia tutta una questione di organizzazione. Una volta che la routine si è instaurata tutto andrà più liscio.

Ho tante cose da tenere a mente: sono bambini di sette anni, sono 24! Alcuni sono più veloci e altri più lenti, alcuni sono più indietro di altri e anno bisogno di interventi specialistici. Niente di grave, ad esempio i mancini della mia classe non sono ancora ben lateralizzati e forse dovrebbero fare un po’ di psicomotricità. Alcuni hanno anche difetti di pronuncia, che a sette anni dovrebbero essere risolti. Sono cattive abitudini o altro? Un po’ di logopedia risolverebbe tutto. Tutto questo si riflette nei lavori di scrittura. Potrebbero saltare fuori anche diagnosi di DSA, disturbi specifici dell’apprendimento, ma ancora non ne abbiamo. Procediamo navigando a vista, in seguito si vedrà.

Alcuni non hanno ancora l’autonomia prevista per i sette anni: allacciarsi le scarpe o saper gestire il materiale. Mamme dei maschi, abituateli ad essere indipendenti! Ne va del loro futuro!

Alcuni chiedono continuamente se ogni scarabocchio è fatto bene, se ogni parola è scritta bene. Che ansia! Altri invece chiedono spesso di andare in bagno, a volte dopo cinque minuti dopo essere rientrati. E’ bastato dire che si esce solo in alcuni momenti e già la situazione è migliorata.

Insomma sto vivendo la normale amministrazione di una seconda elementare. Collega si è tranquillizzata e anche io sono più serena.

La scuola va e io sono felice