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Come si può risolvere l’emergenza educativa dei giorni nostri

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Sempre più frequentemente arrivano notizie e filmati terrificanti di ciò che talvolta succede nelle aule scolastiche.  Leggiamo e vediamo che sono in mano a giovani che bullizzano coetanei, mancano di rispetto ai loro docenti, arrivando talvolta ad umiliarli, irriderli, picchiarli o addirittura ferirli con armi da taglio. Capita anche che i docenti  o i presidi vengano malmenati da genitori o da bruti da loro delegati.

In tanti rimangono sorpresi da queste notizie, alcuni pensano che questi episodi riguardino solo certi indirizzi di scuole e non altri, altri ancora pensano che queste vicende accadano solo nelle scuole di periferia o in quartieri malfamati. Se leggiamo attentamente le cronache vediamo che invece sono coinvolti anche alunni di scuole che hanno una buona reputazione o che sono al centro delle città. Si rimane sorpresi anche del fatto che tra i ragazzi protagonisti di quesi gesti ci siano figli di famiglie considerate perbene.

Molti rimangono sorpresi, si interrogano e propongono soluzioni. Tutti hanno qualcosa da dire, ma raramente vengono ascoltati i docenti. In questi mesi ho letto tanti articoli, ascoltato molte interviste, ho seguito dibattiti televisivi, ma pochi hanno dato voce ai maestri e i professori.  Quando succede è perché è successo qualcosa di grave, l’insegnante è sotto choc, gli si chiede se ha perdonato il colpevole. Si cerca il titolo ad effetto per il tg o l’articolo del giornale. Pochi approfondiscono e stanno ad ascoltare quello che hanno da dire i docenti che vivono la scuola ogni giorno.

Per anni abbiamo sottolineato che la situazione stava degenerando. Per anni abbiamo  parlato nei consigli di classe e interclasse o nei collegi dei docenti. Circa vent’anni fa gli episodi erano sporadici, limitati a pochi casi di alunni che vivevano situazioni particolari. Si risolveva chiamando i genitori che poi intervenivano e rimettevano in riga il proprio figlio. Poi pian piano la situazione è precipitata, fino ad arrivare all’emergenza educativa di oggi. Sottolineo che quello che affiora è la punta di un iceberg gigantesco, che tocca tutta l’Italia, tutte le generazioni scolastiche. Anche io potrei citare degli esempi della mia scuola primaria o della scuola materna, che fortunatamente non vedono protagonisti gli alunni, ma genitori intemperanti. Mentre nella scuola media del mio paese sono alcuni ragazzi che si sono resi protagonisti di casi simili a quelli dei filmati.  So anche di alcuni episodi nelle scuole medie dei paesi limitrofi. In tutti i casi sono stati presi dei provvedimenti, all’inizio blandi e poi sempre più severi. Ma la situazione non migliora, anzi, peggiora.

Chiediamoci come mai. La situazione è complessa e non riguarda solo la scuola. I ragazzi e le ragazze non diventano intemperanti varcando la soglia dell’edificio scolastico, mentre negli altri ambienti sono bravi e rispettosi. I miei alunni vivaci lo sono anche al catechismo, a calcio e le feste di compleanno. Se c’è l’educazione da parte della famiglia che s’impegna ad educare e a correggere il proprio figlio, quest’educazione si manifesta in ogni ambito sociale. La verità è che spesso le famiglie rifiutano il loro ruolo educativo e lo demandano ad altri. E’ più comodo e sbrigativo, accontentare in tutto e per tutto i figli e poi lasciare la parte dei cattivi ai docenti, catechisti, educatori e istruttori. E’ più facile protestare quando i ragazzi vengono sgridati, puniti o esclusi dal gruppo per le intemperanze o la maleducazione. I genitori vorrebbero che nel gruppo i propri figli avessero le stesse attenzioni o vizi che hanno in famiglia. Non si può. Il gruppo è composto da singoli, ma non si possono avere le stesse attenzioni o vizi. Spesso i genitori lo scordano o vorrebbero un occhio di riguardo per il figlio. Se per ovvi motivi questo non succede si pensa che il docente o educatore ce l’abbia con il ragazzo, o con la famiglia. Arrivano alle minacciare e mettere pressione ai maestri e professori,  di parlare con il preside o di ricorrere ai carabinieri, fino ad arrivare agli insulti o alle botte.

Credo che ormai si sia arrivati a toccare il fondo, e che finalmente ci sia una presa di coscienza dello stato educativo in cui versa la Nazione intera in ogni ambito sociale. Pensiamo alla maleducazione imperante giorno e notte nelle reti televisive.  Pensiamo ad alcuni personaggi chiamati appositamente nelle trasmissioni per insultare volgarmente chiunque. Pensiamo a quello che succede negli stadi o nelle tribune delle competizioni sportive di adulti e ragazzi. Pensiamo alla devastazione dei luoghi pubblici, parchi e piazze, ripulite faticosamente e distrutte nel giro di poche ore. Pensiamo a come trattiamo i mezzi pubblici, treni, autobus e metropolitane.

Prendiamo coscienza che l’emergenza educativa è nazionale e riguarda tutti: bambini, ragazzi e adulti, maschi e femmine. Prendiamone coscienza e chiediamo che siano presi provvedimenti di emergenza e che è necessario varare un piano educativo che coinvolga tutti: politici, amministratori, scuole, famiglie,  sindacati, giornalisti, televisioni, comunità religiose, società sportive e ricreative, e tutti i lavoratori.

Mi chiedo ad esempio quanto influiscano  a livello educativo i terribili orari di lavoro a cui vengono sottoposti molti genitori, mamme e papà, che non possono prendersi cura personalmente dei figli demandando ad altri la loro educazione? L’educazione e la cura dei figli chiede tempo, pazienza e calma. Quanto possono essere calmi e pazienti un papà o una mamma che tornano tardi, che hanno quasi tutti i fine settimana impegnati con il lavoro?

I genitori inoltre vanno richiamati, ascoltati, sostenuti e incoraggiati, ascoltati. Ne hanno estremamente bisogno. E’ vero che nel nostro orario ci sono 80 ore di lavoro annuali da ripartire nelle attività funzionali all’insegnamento, ma queste sono dedicate a riunioni collegiali e commissioni. Pochissime ore, sei nel mio istituto, riguardano il colloqui generali. Se poi ho necessità di parlare con un genitore, lo convoco in orario extra per me, non retribuito. Lo faccio perché è necessario e lo ritengo giusto, ma non ritengo giusto che lo faccia gratuitamente. Non è professionale che lo faccia su base volontaria, perché è una necessità e un dovere inerente l’azione educativa.

Si dice che bisogna fare una riforma delle scuola. Negli ultimi decenni tutti i governi hanno provveduto a fare delle riforme nella scuola, con il bel risultato che abbiamo sotto gli occhi. Anche se solo a sentir dire una nuova riforma della scuola mi si accappona la pelle, credo che sia necessaria farne una seria, che parta dall’ascolto vero, profondo dei docenti, che sanno che cosa va bene e cosa va male. Noi possiamo proporre nuove soluzioni, possiamo sperimentarle e correggerle. Non si può pensare che tutto possa andar bene in tutte le realtà.  Abbiamo bisogno di riflettere con calma e di tempo.

Non si può pensare di fare una riforma scolastica in pochi mesi senza sentire i docenti, o far finta di sentirli. Il fallimento e lo scontento delle ultime riforme è dichiarato. Non si può continuare così. Solo con la riflessione e il coinvolgimento di tutti si potranno mettere in campo azioni educative veramente efficaci che cambino le sorti di questo Paese. 

 

 

 

 

 

 

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Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

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Melagrana

Oggi è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.  Desidero dare il mio contributo e mettere in rilievo l’importanza della prevenzione e dell’educazione

. Più che le parole servono i fatti e modelli educativi validi. Ai bambini e alle bambine da subito va insegnato, giorno per giorno, attimo per attimo, senza mollare mai la presa,  l’esercizio del rispetto nei confronti degli altri.

Va insegnato che si può discutere e litigare senza alzare le mani e i piedi, senza insultare l’interlocutore. Va insegnato che siamo tutti diversi,  ma non per questo nemici e avversari.

Va insegnato il valore dell’istruzione, che talvolta è faticosa, ma alla fine porta sempre dei benefici nella vita delle persone. L’istruzione cambia in meglio la vita della gente.

Va insegnata e coltivata l’indipendenza economica.  Soprattutto quella delle donne. Molte non hanno il coraggio di allontanarsi da matrimoni e situazioni difficili perché non si hanno le risorse economiche.

Va insegnata l’educazione finanziaria che ci porta a risparmiare e a pensare al futuro, e se qualcuno usa il ricatto nel mondo del lavoro, si può avere la libertà di sbattere la porta in attesa di trovare qualcosa di meglio.

I modelli educativi sono più importanti di tanti discorsi. Quanto sono stati importanti i miei genitori! Mia madre mi ha insegnato a non farmi mettere mai i piedi in testa da nessuno e mi spinto a continuare a studiare nonostante le grandi difficoltà iniziali. Mio padre mi ha insegnato l’onestà, il valore del lavoro e del risparmio. Invece il giovane vice parroco del mio paese quando mi diplomai mi invogliò subito a fare i concorsi per insegnanti. Lavora, lavora sempre, anche se dovessi sposare uno ricco, anche se dovessi avere tanti figli, perché lavorando potrai sempre spendere i tuoi soldi e non doverli chiedere a nessuno.

Diario della maestra. 2

Cara mamma, mi hai fermato sul cancello della scuola mentre tu e le bambine tornavano a casa,  io invece tornavo per una riunione. Mi hai detto che sei sorpresa dal fatto che il tuo bambino di seconda, che ha iniziato la scuola primaria con un anno di anticipo, non termini le attività proposte a scuola. Ti sei meravigliata che i compiti abbiano tanti errori di ortografia. Ti sei chiesta se fare piccoli riassunti e scrivere sulle esperienze vissute dai bambini sia un obiettivo troppo alto.

Ti ho risposto che  nella valutazione degli elaborati tengo conto che ho davanti bambini di sette anni,  che correggo l’elaborato e poi lo riscriveranno. Gli errori fanno parte dello scrivere. Il mio compito è quello di prenderne atto e poi calibrare le lezioni successive proponendo esercizi di ortografia.  Se accetto una a senza la acca ora è perché sto lavorando sulla differenza tra e congiunzione e è verbo.

Tranquilla mamma, so il fatto mio.  Nei cinque anni di scuola primaria ci sono più traguardi da conquistare,  mentre tu, giustamente pensi a quelli di oggi, e pure io ci penso, io ho ben fissato quello finale della quinta. Fra quattro anni tutto sarà a posto, tutti i puntini nelle i, tutte le acca e tutti gli accenti al posto giusto. Tutte le parole di una frase saranno staccate e rispetterà la consecutio temporum.  Già tuo figlio ha raggiunto dei grandi  traguardi. Forse tu non ricordi come scriveva ad ottobre.  Io sì.

Poi ti ho detto che il bambino mi sembrava stanco. Rivolgendosi a lui, con arriva di rimprovero, hai detto che va a letto tardi. Come se la colpa fosse la sua. Non riesco a metterlo a letto presto, hai detto. Quando, anche io rivolgendomi al bambino,  gli ho detto che entro le nove doveva essere tra le coperte, magari a leggere due pagine, mi hai guardata atterrita. A quell’ora fa la doccia e deve ancora cenare!

Cara mamma, capisco i tuoi problemi, ma tuo figlio ha bisogno di dormire e mangiare sano e bene. Dobbiamo rispettare i suoi tempi, ma la natura non fa salti. I bambini di oggi sono come i bambini di ieri. Anzi ti dico che oggi più quelli di ieri hanno bisogno di risposare: sono iperstimolati e stressati.

Ti prego metti a letto tuo figlio presto, ne va della sua salute e del suo successo scolastico.

Cordialmente

La maestra

Diario di una maestra.1

lezioni
innovaformazione.net

Novembre è a due terzi del suo percorso e non ho scritto neanche un post.

Non è che mi siano mancate le idee e gli argomenti. Però le incombenze scolastiche hanno preso il sopravvento!  A dire che novembre non contempla riunioni come  collegio dei docenti o di  interclasse.  Oltre le mie 24 ore settimanali di presenza a scuola in questo mese ho conteggiato, me le sono proprio segnate sull’agenda, dalle 10 alle 13 ore di lavoro a casa, di cui almeno 3 la domenica.  In tutto sono 34-37 ore settimanali.

Nonostante il mio impegno, purtroppo, ho ancora una montagna di lavoro arretrato da sbrigare. Diciamo che ad un certo punto dico basta e chiudo tutto e faccio altro. Anche, se qualunque cosa faccia dopo,  il cervello per un’ora buona non si stacca dal pensiero scuola. Le ore che del lavoro a casa  non sono un’opzione, ma rientrano nei compiti dell’insegnante. Per svolgere bene il mio lavoro devo preparare accuratamente la lezione generale, preparare dei lavori extra per i bambini in difficoltà e per quelli che sono velocissimi. I compiti vanno corretti uno per uno, soprattutto se sono dei testi svolti dall’alunno. Vanno valutati e occorre registrare la valutazione sul registro elettronico che è visibile alle famiglie. Inoltre spesso devo preparare delle o relazioni sugli alunni in o progetti per la qualunque e relazionare sugli stessi progetti.

Marito mi guarda sbigottito e dice che gli  scorsi  anni non mi vedeva così impegnata. E’ vero,  avevo solo una materia, l’inglese, e per certi versi era più semplice da insegnare. Avevo però più riunioni scolastiche: in ogni classe che avevo c’erano almeno due bambini in difficoltà e un bambino con il sostegno, per ognuno di loro c’è almeno una riunione con i genitori e specialisti a quadrimestre. Avevo otto classi, per cui circa 50 ore di riunioni dedicate ai casi dei bambini. Marito poi non mi vedeva lavorare molto a casa  perché lo scorso anno svolgevo il lavoro di mattina presto, allora in cui lui dorme ancora. Quest’anno pur svegliandomi presto non riesco a mettermi al lavoro all’ora della sveglia del gallo! Infatti la maggior parte delle volte entro a scuola dopo la ricreazione, quindi faccio colazione e mi metto a lavoro dalle 7,30 alle 9,30.

Nonostante tutto devo dire che sono contenta di aver cambiato,  dopo 10 anni gli argomenti erano sempre gli stessi e non avevo più stimoli. Anche se sto lavorando tanto e sono sempre in arretrato, sto avendo tante soddisfazioni con i bambini e le famiglie. Mi rendo conto che sto cambiando modo di insegnare e ho un nuovo approccio nei confronti dei bambini e delle lezioni. Una cosa è entrare in una classe per 2-3 ore settimanali, e un’altra è stare in una classe per 21 ore. Nel primo caso l’insegnante che ha poche ore si deve adeguare, nei limiti del possibile, alle indicazioni dettate dai docenti che hanno più ore, nel secondo caso sei tu che devi dettare le regole principali e preoccuparti di comunicarle e condividerle con gli altri insegnanti. Diciamo che nel primo caso con due urlate iniziali e due occhiatacce riuscivo ad avere ragione della disciplina  della classe. Ora devo dedicare molto tempo alle spiegazioni delle regole,  dedico tanto tempo alla mediazione dei conflitti, spiego le ragioni di certe decisioni o non di altre.

Inoltre devo tener conto che nelle ore pomeridiane siamo tutti più stanchi e che le attività richiedono più concentrazione. Tutte le attività, anche quelle più soft come musica e arte. L’attenzione è più ridotta e la pazienza pure.

Il venerdì pomeriggio di 3 settimane fa sono uscita da scuola a pezzi. Alla fine della lezione ero senza voce, incavolata nera con me stessa. Avevo urlato tanto per tenere la disciplina. Un vero fallimento. Tornata a casa, ancora dopo due ore non riuscivo a parlare. Aprivo la bocca, muovevo le labbra e non usciva niente, né la voce né alcun suono. Dentro di me urlavo: BASTA! Non posso continuare così, non arrivo neanche a Natale! Allora mi sono concessa due giorni di riposo assoluto, meno male che rientravamo martedì 2 novembre! Ho fatto il punto della situazione e ho capito che dovevo assolutamente cambiare approccio. Dovevo cambiare io. Fortunatamente sono incappata, per caso, in un post della professoressa Isabella Milani. Poi ho letto parecchi suoi post e ho comprato il libro cartaceo L’arte d’insegnare. Dedicherò a questo libro un post a parte. Dico solo che ho iniziato un nuovo percorso e iI nuovo approccio sta dando buoni frutti. Infatti venerdì scorso alle 16,30 non ero esausta, avevo tutta la voce e sono riuscita a parlare, uno alla volta con quattro genitori! E sono solo all’inizio!

Ora vi lascio. Uh, quanto è lungo questo post!

Vi auguro una buona domenica e uno splendido inizio di settimana.

E la scuola va

Lunedì abbiamo iniziato il tempo pieno a scuola. Nel tempo pieno i bambini stanno a scuola otto ore. Dalle 8,30 alle 16,30. La mensa per i bambini di prima e seconda è alle 12,30 e  dopo pranzo riprendono le attività attorno alle 14. Dal momento che sono belle giornate io li porto in cortile. Abbiamo la fortuna di avere dei giardini enormi, che purtroppo sono poco sfruttati. Infatti, raramente i bambini escono, li teniamo incarcerati. Ho deciso che, almeno al mio turno, dopo pranzo si esce e ci si rilassa un po’.  Anche la maestra, eh!

Erano tanti anni che non insegnavo al tempo pieno, lo avevo fatto solo  agli albori della mia carriera scolastica. Alcune colleghe lo odiano, io no. Credo che sia tutta una questione di organizzazione. Una volta che la routine si è instaurata tutto andrà più liscio.

Ho tante cose da tenere a mente: sono bambini di sette anni, sono 24! Alcuni sono più veloci e altri più lenti, alcuni sono più indietro di altri e anno bisogno di interventi specialistici. Niente di grave, ad esempio i mancini della mia classe non sono ancora ben lateralizzati e forse dovrebbero fare un po’ di psicomotricità. Alcuni hanno anche difetti di pronuncia, che a sette anni dovrebbero essere risolti. Sono cattive abitudini o altro? Un po’ di logopedia risolverebbe tutto. Tutto questo si riflette nei lavori di scrittura. Potrebbero saltare fuori anche diagnosi di DSA, disturbi specifici dell’apprendimento, ma ancora non ne abbiamo. Procediamo navigando a vista, in seguito si vedrà.

Alcuni non hanno ancora l’autonomia prevista per i sette anni: allacciarsi le scarpe o saper gestire il materiale. Mamme dei maschi, abituateli ad essere indipendenti! Ne va del loro futuro!

Alcuni chiedono continuamente se ogni scarabocchio è fatto bene, se ogni parola è scritta bene. Che ansia! Altri invece chiedono spesso di andare in bagno, a volte dopo cinque minuti dopo essere rientrati. E’ bastato dire che si esce solo in alcuni momenti e già la situazione è migliorata.

Insomma sto vivendo la normale amministrazione di una seconda elementare. Collega si è tranquillizzata e anche io sono più serena.

La scuola va e io sono felice

Prima settimana di scuola

pixabay.com
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Lunedì scorso siamo tornati a scuola. Il primo giorno come è tradizione è stata una festa, quest’anno poi abbiamo avuto anche le autorità regionali! Non so mi spiego. Una cosa lunga e noiosa, per poco i bambini non si arrampicavano sui nuovi infissi! Ad un certo punto le autorità se ne sono andate e abbiamo cominciato a percorrere i binari consueti. Io e Collega abbiamo accolto i genitori e i bambini di seconda nella nostra aula rimessa a nuovo. Ho iniziato portando i saluti dalla collega che sta combattendo la guerra contro il male, al  momento abbiamo  buone notizie, si cominciano a vincere delle battaglie. E siamo tutti felici! Ho spiegato che insegnerò italiano, storia, geografia, musica e arte. Le mie materie preferite!

I bambini sono 24, tanti tanti, la classe ha un buon livello di apprendimento. I genitori hanno quasi tutti un buon livello d’istruzione e seguono i figli nel loro percorso di apprendimento, cosa molto importante.

Con Collega abbiamo avuto qualche sclerata attimo di tensione, udite udite, per l’orario. Diceva che il suo era peggiore e tante altre stupidaggini che mi hanno ferito fino alle lacrime. Ho chiamato in causa vicepreside e preside che hanno risolto il caso. Mi hanno dato delle dritte per poter lavorare in serenità con Collega che, è un’ottima insegnante e persona, ma ha le sue ansie. Ho già messo in pratica i buoni consigli e sembrano funzionare. Anche io mi sento più tranquilla. E vissero felici e contente. Speriamo.

Nei prossimi post vi presenterò le mie 24 simpatiche canaglie. Alcune loro uscite meritano già di essere segnalate. State connessi.

Buon inizio di settimana!

 

 

25 aprile

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Lapide affissa nel Comune di Scandicci (Firenze)

Quest’anno ho notato che molti miei contatti del web hanno dedicato dei bei post alla ricorrenza del 25 aprile. Come se ci fosse il bisogno comune di fare il punto della situazione . Per ringraziare quei nonni che, ancora vivi o già partiti, hanno combattuto a caro prezzo per la libertà. Quella di cui noi godiamo ora che diamo per scontata, perché ci è stata data in eredità.

E’ nostra e  non ci è costata granché ed è per questo che in molti ora ci permettiamo il lusso di calpestarla o di far finta che non è importante. Permettiamo  di demandare ad altri il nostro personale esercizio di libertà. Non vediamo che il pericolo di perderla è sempre in agguato.

Partecipo al 25 aprile 2016 con questo post,  piccolo, ma consapevole che anche una minuscola briciola è importante, soprattutto per me. Per dire io ci sono, sono consapevole e vigile.

 

 

Venerdì Santo 2016

Oggi è Venerdì santo, giorno in cui noi cristiani  facciamo memoria e riflettiamo sulla morte di Gesù Cristo. Tutto è iniziato da lì: dalla sua morte e dalla sua resurrezione. Il nostro essere occidentali ed europei deriva in gran parte dal primo Venerdì santo della storia.

Il pensiero , le leggi e il modo nostro modo di vivere  si è affinato nei secoli. Certo non tutto va come dovrebbe andare e non sempre siamo consapevoli di quello che siamo, tanto meno di quello che siamo stati, del lungo cammino che abbiamo dovuto fare per giungere a vivere in libertà, pace e democrazia. Siamo un po’ confusi su quello che saremo e non sappiamo bene quali siano le decisioni migliori da prendere per continuare a percorrere la strada indicata da chi ci ha preceduto. Ma indietro non si torna, non vogliamo la barbarie. Non vogliamo l’occhio per occhio, anche a costo di sembrare stupidi e indifesi.

Questo è quello a cui anelano milioni di persone che bussano ai nostri confini. Perché seppure imperfetta la nostra cultura fa vivere la gente libera e in pace. Per  il momento è la migliore possibile.

Stamani ho trovato il bellissimo articolo di una coraggiosa  giornalista saudita, nel quale mettendo in evidenza il tormento del mondo musulmano dà una ragione del nostro essere cristiani e occidentali e mi ha portato a scrivere queste righe.

Ho preferito copiarlo  interamente e non solo  linkarlo perché voglio ritrovarlo sempre. Non voglio che vada perduto nel grande mare della rete.

Buona lettura. Buon venerdì santo

Immaginate se i cristiani si comportassero come i terroristi islamici”

La giornalista saudita Nadine Al-Budair, che vive in Qatar, ha scritto un articolo per il quotidiano kuwaitiano Al-Rai in cui ha invitato il mondo musulmano ad esaminare se stesso invece di condannare l’Occidente:

“Immaginate che i giovani occidentali vengano qui e compiano una missione suicida in una delle nostre piazze in nome della Croce.

Immaginate di sentire le voci di monaci e sacerdoti, provenienti da chiese e luoghi di preghiera dentro e fuori il mondo arabo, che urlano negli altoparlanti e lanciano accuse contro i musulmani, chiamandoli infedeli e cantando: ‘Dio, elimina i musulmani e sconfiggili tutti’.

Immaginate che noi avessimo fornito ad un numero infinito di gruppi stranieri carte d’identità, cittadinanze, visti, posti di lavoro, istruzione gratuita, moderna assistenza sanitaria gratuita, previdenza sociale e così via, e che poi sia uscito fuori un membro di uno di questi gruppi, consumato dall’odio e dalla sete di sangue, e abbia ucciso i nostri figli nelle nostre strade, nei nostri edifici, negli uffici dei nostri giornali, nelle nostre moschee e nelle nostre scuole.

Queste immagini sono lontane dalla mente del terrorista arabo o musulmano, perché ha la certezza che l’Occidente sia umanitario e che il cittadino occidentale si rifiuti di rispondere così ai barbari crimini [dei terroristi islamici]. Nonostante gli atti terroristici di Al-Qaeda e dell’ISIS, noi stiamo sul suolo [occidentale] da anni senza alcun timore o preoccupazione. Milioni di musulmani – turisti, immigrati, studenti e persone in cerca di lavoro – hanno le porte aperte e le strade sicure.

E’ strano che noi condanniamo [l’Occidente] invece di affrontare ciò che sta accadendo in mezzo a noi: i modi estremisti in cui interpretiamo la sharia e il nostro atteggiamento reazionario l’uno verso l’altro e verso il mondo. E’ strano che noi condanniamo invece di chiedere scusa al mondo.

Certi opinionisti arabi promuovono un messaggio patetico e recitano all’orecchio del loro amico le stesse parole che lui ha ripetuto milioni di volte [riferendosi ai terroristi musulmani]: ‘Quelli non rappresentano l’islam, ma solo se stessi’.

Questo è tutto quello che [sappiamo fare]: assolverci dalla colpa.”

 

Quo vado? Arrisu cun craxiolu

IMG_1359Questo week end siamo stati due di quelle migliaia di persone che sono andate al cinema per vedere il film Quo vado? di Checco Zalone.  A me il film è piaciuto, è divertente, alcune scene mi hanno fatto scappare delle sane risate a squarciagola, ma per la  parte del tempo ho avuto un sorriso amaro,  quello che in sardo viene detto arrisu cun craxiolu (risata con la crosta)  

Mentre le scene scorrono,  si ha davanti l’Italia con i suoi grandi difetti e i pregi. Ci vengono spiattellati il  pensiero morale, politico, ma soprattutto sociale degli Italiani. Un modo di fare e di agire che ci hanno condotti ad avere una nazione come la nostra. Con grandi capacità, ma potrebbe fare di più, come noi insegnanti diciamo ai genitori di certi ragazzini.

Siamo una società in cui i padri dicono – dicevano?- ai figli di fare il meno possibile e di sfruttare senza ritegno lo Stato. In cui le madri servono e riveriscono i figli, soprattutto quelli maschi. Una società in cui le donne sono le eterne fidanzate, che si fanno dire di tutto. In cui i politici sono quelli più furbi di tutti, ma sono il prodotto estremo delle nostre furberie.

Una nazione così non ha futuro, non si salva da sola, ha bisogno del confronto degli stranieri, che mettono a nudo le nostre piccinerie. Stranieri che comunque  amano il meglio di noi e ce lo fanno tirar fuori.

Nonostante il riso amaro sono uscita dalla sala speranzosa. C’è tanto da fare, ma ce la possiamo fare.

Buon lunedì

 

Sono musulmano, ma non sono cattivo

Gira in internet il dialogo tra una maestra e un bambino di sette anni. Il bambino, dopo la strage di Charlie Hebdo, le si avvicina e le dice che è musulmano, la maestra risponde che lo sapeva e lui soggiunge: ma non sono cattivo.  Cucciolo della maestra!

Io lo so, come ci si sente ad essere additati negativamente semplicemente perché si fa parte di un popolo. Sono sarda, come sapete orgogliosa di esserlo. Oggi quando dico di vivere in Sardegna gli occhi di chi ascolta si trasformano in cuoricini. Si è stati in Sardegna in vacanza, o si vorrebbe andare, si conosce qualche meravigliosa persona sarda, si è mangiato il porcetto sardo, la bottarga, e via dicendo. Generalmente la gente ama la Sardegna e i sardi. Godiamo una buona percentuale di amabilità. Grazie

Non è stato sempre così, purtroppo fino agli anni novanta avevamo la piaga del banditismo e dei sequestri di persona. Purtroppo non tutti sono tornati a casa. Qualcuno è stato rilasciato con un orecchio mozzato, il povero Soffiantini, tornò a casa privo di entrambe le orecchie. I rapitori non avevano riguardo neanche per bambini, Farouk Kassan aveva solo sette anni e gli tagliarono un orecchio, Soffiantini era anziano. Si dice anche , ma non l’ho trovato scritto da nessuna parte, che le donne venissero violentate. Sembra, ma non sono certa, che la stessa sorte terribile toccò  persino a Fabrizio de André e Dori Grezzi, durante il loro lungo sequestro.

Grazie a Dio, ma soprattutto ai lunghi  sforzi compiuti, i sequestri di persona in Sardegna sono un lontanissimo ricordo e appena capita c’è un piano e uno spiegamento di forze che nel giro di poche ore tutto si risolve.  I delinquenti esistono sempre!

Per lungo tempo dire sardo voleva dire bandito o sequestratore. I sequestratori ovviamente erano pochi, sempre gli stessi. Ma tutti i sardi eravamo additati. Non era per niente bello, anche perché figuratevi cosa c’entrava con quelli lì un’adolescente campidanese. Niente, io stessa avevo una paura matta che assomigliassi a qualcuno e mi rapissero, cosa che in effetti era capitata a qualcuno.

Quindi non credo che essere musulmano voglia dire essere terrorista. Credo invece che qualcuno molto furbo, molto ricco, si serva di poveri ragazzi sbandati e insoddisfatti, gli riempie la testa di versetti e bugie, li faccia drogare e li usi per i loro sporchi interessi.

Le finalità sono sempre le stesse: avere il potere e fare tanti soldi. Tutte le  associazioni a delinquere del mondo hanno questi scopi. Delinquenti così ci sono in tutte le organizzazioni, piccole e grandi. Ci sono nella Chiesa cattolica,  se Papa Francesco muore per morte sospetta, tranquilli che non saranno quelli dell’Isis. Ci sono nello sport,  nelle aziende farmaceutiche, nella politica, nelle associazioni di volontariato…Non solo in Italia eh! Non dimentichiamoci  della mafia russa, di quella giapponese, colombiana, messicana, etc etc etc.

Le prime vittime di questi personaggi, sono questi ragazzi reclutati per farsi esplodere. E’ di oggi la notizia che l’Isis cerca l’ottavo terrorista che era scappato invece di farsi saltare in aria. Disertore!

Ho paura, certo che ho paura, la paura è globale. Quest’estate ad Olbia venne sgominata una cellula terroristica e non ricordo quanti arresti fecero, ma più di dieci di sicuro. Ma non voglio farmi prendere dalla paura, cercherò di essere prudente, ma di continuare a vivere la mia vita. La nostra bellissima vita . Continuerò ad apprezzare la gente e i suoi generosissimi gesti.  Tutto il resto, farà male, ma scivolerà via.

Ciao. Buon fine settimana