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La storia è questa

La storia è che mio suocero è da una settimana nuovamente in ospedale. La situazione sta precipitando. Le metastasi se lo stanno mangiando e sono arrivate ai polmoni. Non sta mangiando nulla o quasi, però è ancora in grado di camminare e di arrabbiarsi. Di chiamare alla moglie all’alba perché quell’ospedale non gli piace. Vuole tornare al suo ospedale, dove tutti lo conoscono e lo coccolano come un bambino. Non che non abbia ragione, quell’ospedale è tetro, i vicini di letto sono più mal messi di lui e domenica nella stanza di fronte è morto un suo conoscente. E questo certo non risolleva il morale. Oggi almeno stava un po’ meglio, ma non ci illudiamo. Sappiamo che è un fuoco di paglia. E noi stiamo un po’ qui e un po’ lì.

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Solo la pace è santa

Ieri mattina attorno alle 8 stiravo e distrattamente guardavo Agorà su Rai3. Parlavano della terribile esecuzione del giornalista Jim Foley. Senza accorgermi mi sono trovata col ferro da stiro a mezz’aria a fissare la tv: c’era in onda il video. E pensavo Dio mio, ma  ci fanno vedere tutto? Non lo voglio vedere. Sempre con il ferro da stiro in mano, ero paralizzata dal terrore. Immobile. Le immagini si sono state bloccate quando il povero Jim era ancora vivo, pochi secondi, ma ancora vivo. E’ stato orribile. Ma perché trasmettere a quell’ora quel video? Perché non avere rispetto dei più piccoli, dei più deboli, di me?

Quelle immagini mi hanno rincorso tutto il giorno nei media e in tv, e non ho più avuto il coraggio di vederle, le ricordavo molto bene. Però mi hanno fatto riflettere su questa “terza guerra mondiale spezzettata” come ha detto il Papa. Troppi fronti si sono aperti in pochi mesi. Troppi morti si contano anche nei Paesi confinanti all’Europa: Ucraina, Palestina-Israele, Siria, Iraq, Libia. Troppa gente vuole prevalere sugli altri con la forza e la brutalità. Per i propri interessi tirano fuori lo scontro di civiltà e la religione. Ma questi sono senza Dio, perché se lo ascoltassero veramente non ci sarebbe nessuna guerra, tanto meno chiamata santa. Solo la pace è santa. 

Solo quando i popoli vivono senza il desiderio di prevalere l’uno sull’altro possono dirsi in pace. I governanti delle nazioni devono pensare ai bisogni dei loro popoli, alla loro salute, alla loro istruzione, non a comprare armi.  A questo pensarono quei governanti illuminati alla fine della II guerra mondiale. Mai più guerra in Europa, mai più armi contro i popoli vicini. Quante però guerre si sono fatte per arrivare a capire questo? Pensiamo solo alla Guerra dei Cent’anni, di morti Inglesi e Francesi. Ora invece ci ritroviamo sotto un’unica bandiera, che non è solo un drappo blu a stelle gialle. E’ prima di tutto un vincolo di pace e fratellanza, talmente proficuo che ogni tanto si aggiunge qualche altro stato che vuol vivere in pace pure lui. Purtroppo altri stati, altri governanti, non hanno ancora fatto questo nostro cammino e sono nel bel mezzo di scontri furibondi. Queste guerre seppur lontane ci toccano profondamente e ci fanno desiderare e pregare che la pace arrivi presto anche per tutti questi popoli.

Antonella Leandri. La madre

Antonella Leandri è la mamma di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto nei giorni scorsi. Ho dovuto fare una ricerca per sapere come si chiama quest incredibile donna i. Tutti la conosciamo come la mamma di Ciro e fino a pochi giorni fa non era mai comparsa in tv. Immagineresti di vedere una donna in lacrime, scomposta, che urla  cose incomprensibili in napoletano. Invece. Invece è composta, parla pacatamente  di suo figlio e della sua famiglia. Quando parla le sue parole ti accarezzano il cuore e capisci che se nessuno si è permesso di fare un minimo gesto di vendetta, è per merito suo. Nessuno potrà avere quest’alibi: fare del male per vendicare Ciro.

Dice di aver già perdonato quelli che hanno ucciso il figlio, ma che vuole che si pentano davanti a Dio. Vuole anche la giustizia umana, perché giustamente non vorrebbe che nessun altro patisca quello che stanno soffrendo lei e i suoi famigliari.  Lei con la sua voce e le sue parole tengono in pugno migliaia di giovani pronti allo scontro. Ma nessuno alzerà le mani in nome di Ciro, né ora né mai.

Come riesce un’esile donna a fare quello che non riescono a fare migliaia di agenti e carabinieri in assetto di guerra? Come può una donna minuta smuovere le montagne di odio?

Antonella Leandri ha una fede robusta: quella che fa costruire la casa sulla roccia e non sulla sabbia, quella fede che ti piega come una canna spazzata dal vento, ma non t’incrina. Lei e la sua famiglia sono evangelici e oggi il funerale sarà celebrato con il rito evangelico. Tutti i cristiani, di ogni rito e tradizione, vorrebbero avere una fede così grande. Io la vorrei.

Grazie signora Antonella per la sua luminosa testimonianza.

Che il Signore con la sua grazia ripaghi lei e sua famiglia per il sacrificio di Ciro.

 

Quando si diventa mostri?

Come tutti sono molto scossa dalle vicende di cronaca nera degli ultimi giorni. Tranquilli padri di famiglia che postano in fb foto di vite serene.  Mogli e figli bellissimi. Tutto normale. Mai un segno di anormalità, i vicini e gli amici dicono che erano persone perbene attaccatissime ai loro cari. Allora perché? Come si fa ad uccidere i propri cari poco dopo aver fatto l’amore?  Perché uccidere una ragazzina di 13 anni e  continuare la vita come se non fosse successo nulla?

Mi chiedo quando è che scatta il click che trasforma uomo in un mostro? Era un mostro anche prima e nessuno se ne è accorto? Lo è diventato a poco a poco? E’ follia nascosta, è malattia, o è semplicemente la cattiveria spinta alle estreme conseguenze?

Come si possono prevenire fatti del genere? Non bastano le leggi che tutelano la famiglia, né quelle che permettono ai coniugi di divorziare velocemente, non bastano le telecamere nelle strade, né tanto meno fermare gli sbarchi degli immigrati, o rallentare le procedure dei permessi di soggiorno. I mostri sono in casa, tra le quattro mura appena tinteggiate. Con i mostri si vive la vita di tutti i giorni pensando che va tutto bene. Questo mi fa paura, mi fa paura anche pensare che le vittime o i famigliari dei mostri mai avrebbero creduto di essere protagonisti di queste brutte vicende. E la domanda inconfessabile che ci poniamo è: potrebbe capitare anche a noi? Noi che siamo persone normali con vite normali. Con foto sorridenti come quelle dei telegiornali.

Questi pensieri sono davvero brutti e comuni. Lo ha scritto anche Massimo Gramellini qui. Pure io dopo aver fatto fare il girotondo dei pensieri negativi apro uno spiraglio e cerco, anche sforzandomi, di guardare e sottolineare il bene che fanno gli altri e pure quello che faccio io. Poi mi metto in tasca un piccolo rosario e ogni volta che tornano i brutti pensieri lo stringo e faccio una piccola preghiera e mi sento un po’ più sicura e serena.

 

Più di ieri meno di domani

Non vedevo l’ora che arrivasse la primavera, con le sue belle giornate, ma mi ero dimenticata che al cambio di stagione mi becco sempre qualche malanno. Ed eccomi a pagare dazio, un principio di bronchite, senza febbre ma molto fastidioso. Se ho  la febbre sono malata, se non ne ho continuo ad andare a scuola e anche se ho rallentato un po’ continuo la vita di tutti i giorni. Non posso mancare, ci sono delle manifestazioni a scuola e abbiamo cambiato gli orari per dare modo alle classi di presenziare ed essere assistite dalle colleghe in prevalenza. Speriamo di poter mantenere gli impegni.

La settimana scorsa sono stata shockata dalla notizia che mi è arrivata di straforo, cioè da  una persona estranea,  della separazione di una mia collega che vive nel mio paese. A cui io sono anche molto legata. Da due anni. Avevo notato proprio due anni fa qualcosa di anomalo nelle sue frequentazioni e nel suo modo di fare, ma non ci avevo dato peso, ne avevo parlato con un’altra collega che ora è stata trasferita, ma poi più niente. Invece scopro che tutte sapevano, anche in paese se ne parla e io niente. Caduta dal pero, e pure molto alto. Mi dispiace moltissimo, perché credo nella coppia e negli sforzi che si fanno per andare avanti, per affrontare insieme gli aguatti della vita, per ridere e piangere insieme, per spaccare qualche piatto, tanto costano poco.

 

Ogni separazione è una sconfitta, comunque sia il motivo. Le separazioni e i divorzi mi fanno stare male. Due arrivano a sposarsi dopo anni di fidanzamento o anche convivenza. Ci sono sogni e progetti fatti in due. Certo il matrimonio non è il vissero felici e contenti, e dopo un po’ vorresti pure scappare, chi me lo ha fatto fare? stavo così bene da sola (una cavolata)! Però poi parlando e tacendo, riflettendo e urlando. Puntualizzando e lasciando perdere. Ironizzando e alzando gli occhi al cielo. Sorridendo e mandando a quel paese. Si va avanti, si torna indietro, si va a passo di lumaca o gambero, si va a carponi e si corre. Insieme. Qualche volta uno fa uno scatto avanti e poi si ferma e aspetta l’altro. Insieme. Però.

Però a volte la separazione è una liberazione sacrosanta, nessuno deve essere obbligato a stare con un partner violento nelle parole e nei fatti, che sminuisce e non apprezza l’altro. Che non lo rispetta. Non rispetta il patto iniziale. Il contratto firmato davanti a testimoni. I contratti si possono e a volte si devono sciogliere. Anche se ci sono bambini di mezzo l’unica soluzione è separarsi e non sopporto chi è separato in casa. Che cosa vuol dire? Preferirei mangiare pane e cipolle o chiedere l’elemosina piuttosto che vivere nella stessa casa con una persona che m’insulta ogni due per tre. Ma scherziamo? Non esiste neanche che mi si venga detto: lo facciamo per i bambini. Errore gravissimo, i bambini percepiscono tutto, non sono scemi. Preferiscono genitori sinceri, adulti che hanno il coraggio di prendere delle decisioni, dolorose, ma veritiere. Ne va della loro vita futura. Gli adulti insegnano più con i fatti che con le parole. Meglio due genitori separati, ma sereni tra loro e con i figli che due genitori falsi e incattiviti.

Ma quelli che preferisco sono i due che lottano per stare assieme, sono pieni di cicatrici e che dicono, come quel signore anziano a cui portammo la partecipazione del nostro matrimonio: io a mia moglie le voglio più bene adesso che prima. Ne abbiamo passate tante! Ragazzi vi auguro la stessa cosa.

Dovevo scrivere di altro, evidentemente dovevo tirar fuori questa cosa. Buona giornata

Ti voglio molto bene

Questa volta no, non sono stata molto professionale. Ho urlato tanto. Più urlavo e più mi rendevo conto che stavo perdendo il controllo della situazione.  Questo mi innervosiva  ancora di più, non con l’alunno con me stessa. Iniziava seduta stante la sequenza dei rimorsi. Come potevo uscirne, senza ledere la mia autorevolezza e dando al bambino la certezza che niente era perduto? In qualche modo ne sono uscita, l’ho mandato due minuti fuori dall’aula e poi gli ho parlato nell’andito.

Avevo davanti Effe, un ragazzino di quinta, l’avrei preso volentieri a schiaffi per come mi stava rispondendo senza rispetto e senza alcun timore. Gliel’ho pure detto. Sfidandomi, mi ha risposto che non potevo farlo.

E’ vero, non posso farlo, ma perché io decido di non farlo e di non arrivare a tanto. Mi sto autocontrollando, con fatica, ma ce la faccio. Però potrei anche decidere di superare il limite, picchiarti e pagarne le conseguenze. Se dovessi arrivare a tanto, chiamerei subito i tuoi e anche il preside, mia autodenuncerei anche con telefono azzurro! Tu mi hai fatto arrabbiare, e tanto, ma non perché non fai i compiti e stai sprecando così il tuo talento, che altri vorrebbero, ma perché dici tante bugie. Sai che sono bugie e cerchi di convincere me e te stesso che hai ragione tu. Ma non è così, tu non fai le cose, e rimangono non fatte, gli altri vanno avanti e tu sei sempre indietro. Lo stai decidendo tu, nessuno può fare il tuo lavoro, nessuno.

Stai combinando tanti guai, qui a scuola e anche a casa. Ti senti grande e invece hai solo 10 anni. No, non ti dico quello che hai fatto perché tu lo sai, e lo sappiamo anche noi insegnanti. Ti stiamo controllando, se ti peschiamo con le mani nel sacco passi guai seri. Alcuni adulti hanno per cose simili hanno subito un processo e sono stati condannati per molto meno. Ti senti invulnerabile perché sei un bambino, ti senti forte e magico. Però stai crescendo e fra qualche anno avrai quattordici anni e poi avrai diciotto anni e sarai responsabile di tutto quello che farai. Vuoi fare una brutta fine? Se questo succedesse, mi dispiacerebbe moltissimo per te e la tua famiglia. Io sto dando tutto, potrei fregarmene, tanto fra cinque mesi non sarai più mio alunno, ma come vedi sono qui, ho bloccato la lezione,  e ti  ripeto le cose che ti ripeto senza stancarmi da quando eri in prima elementare. Ora ti dico anche altre cose, perché sei più grande e le capisci. Un giorno,forse dirai a te stesso, aveva ragione la maestra. Ti voglio molto bene e credo che te ne vorrò sempre, anche tu devi voler bene a te stesso e trovare la forza di dire no a certe cose facili, a certe risposte che dai. Sforzati ce la puoi fare. Io sono sempre qui pronta a lodarti quando fai bene le cose.

PS. Effe è un ragazzino molto intelligente, vittima di una famiglia sballata, che ha rovinato un fratello prima di lui, anch’egli era stato mio alunno. La situazione è  da manuale,  racchiude in sé tutta la casistica della famiglia sbagliata.  Noi a scuola con i pochi mezzi che abbiamo riusciamo a stento a contenerlo,  assistiamo giorno per giorno alla crescita dei problemi di questo ragazzino, che purtroppo se continua così avrà la strada segnata.

Te Deum Laudamus

Un saluto di un buon fine anno e miglior inizio d’anno nuovo. Sto per uscire e andare a messa, oggi ultimo dell’anno canteremo il Te Deum Laudamus, antico canto di ringraziamento cantato in tutte le parrocchie.

Voglio ringraziare il Signore, perché a dispetto di tutto sono viva, consapevole di ciò che è accaduto quest’anno, del male, ma soprattutto del bene. Voglio partire da lì: dal bene, dalla gioia e dalla speranza che, se sono con Dio niente di male potrà accadere alla mia anima.

Noi ti lodiamo, Dio * 
ti proclamiamo  Signore. 
O eterno Padre, * 
tutta la terra ti adora. 
  
A te cantano gli angeli * 
e tutte le potenze dei cieli: 
Santo, Santo, Santo * 
il Signore Dio dell’universo. 
  
I cieli e la terra * 
sono pieni della tua gloria. 
Ti acclama il coro degli apostoli * 
e la candida schiera dei martiri; 
  
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; * 
la santa Chiesa proclama la tua gloria, 
adora il tuo unico figlio, * 
e lo Spirito Santo Paraclito. 
  
O Cristo, re della gloria, * 
eterno Figlio del Padre, 
tu nascesti dalla Vergine Madre * 
per la salvezza dell’uomo. 
  
Vincitore della morte, * 
hai aperto ai credenti il regno dei cieli. 
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * 
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi. 
  
Soccorri i tuoi figli, Signore, * 
che hai redento col tuo sangue prezioso. 
Accoglici nella tua gloria * 
nell’assemblea dei santi. 
  
Salva il tuo popolo, Signore, * 
guida e proteggi i tuoi figli. 
Ogni giorno ti benediciamo, * 
lodiamo il tuo nome per sempre. 
  
Degnati oggi, Signore, * 
di custodirci senza peccato. 
Sia sempre con noi la tua misericordia: * 
in te abbiamo sperato. 
  
Pietà di noi, Signore, * 
pietà di noi. 
Tu sei la nostra speranza, * 
non saremo confusi in eterno.

11.12.13

Venite a me, coi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo. (Mt. 11,28)

 

Non avevo notato la magia dietro la data scritta di oggi. Adoro questi giochi matematici nelle date. Lo scorso anno era il 12.12.12 : doveva finire il mondo e ci avevano rotto l’anima per un anno intero.

Dodici mesi dopo siamo ancora qua. Me la ricordo bene quella data e pure quella di oggi, me la ricordo troppo bene e oggi l’ho iniziata in maniera nervosa e irritata, irritante e irritabile. Poi pian piano la giornata è scivolata via, con un turno pomeridiano a scuola. Questo  ha salvato capra e cavoli.

Stella Stellina

E’ che in questo periodo i pensieri volano alto nel cielo e stanno lì per un po’ a far compagnia ad una Minuscola Stellina. Tutto qui.

2 dicembre

Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!

“Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.

Salmo 121

Piove ininterrottamente da ieri. Sgrunt! Forse domani vedremo qualche raggio di sole. Urca! Che lusso. Questo tempaccio oltre che a farmi preoccupare per le zone seriamente disastrate mi mette di malumore,  ora non potrebbe piovere in Tanzania, dove attendono la pioggia dall’anno scorso?

Sono giorni in cui la mente non può fare a meno di ricordare gli avvenimenti dello scorso  anno e della Minuscola Stellina che brilla lassù dallo scorso dicembre. Non so definire quello che sto vivendo: un misto di nostalgia, malinconia, speranza e voglia di star su di morale. Voglia di rientrare in pista e provare il nuovo reparto trasferito definitivamente in questi giorni.

Poi si ci mettono pure le alunne! La settimana scorsa a fine lezione si avvicina una bambina di quinta, di quelle svegliotte: Maestra ma tu non hai bambini perché non ne volevi o perché non puoi averne? No, cara è la cicogna che non ne porta! Allora cambia animale! Ma guarda questa!

A scuola è iniziato il delirio natalizio, con i canti, i lavoretti e biglietti di auguri. Siamo solo all’inizio. Intanto con il Collegio dei docenti di stasera è iniziata la tre giorni di full time scolastico, domani ci saranno i colloqui generali, quanti dei 150 genitori incontrerò? Batterò il record dello scorso anno 80 in una sera? Tremo al pensiero!

Punti di domanda

Il mio cervello in questi giorni non è costituito da neuroni, ma da tanti punti di domanda. Leggo le cronache del disastro, ascolto le interviste, osservo le facce dei sopravvissuti. Mi fanno compagnia le parole di Papa Francesco “Preghiamo per le vittime e per i loro familiari e siamo solidali con chi ha subito dei danni. Adesso facciamo una preghierina in silenzio e poi preghiamo la Madonna perché benedica e aiuti tutti i fratelli e le sorelle sardi.”

Sono ancora troppo poco lucida per trarre le conclusioni e scrivere le mie riflessioni. Un  abbraccio a tutti quelli che ci pensano.