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Il lunedì di Speranza #6

Starò a casa in convalescenza alcuni giorni ancora. Sto molto meglio, ma le forze sono quel che sono. Ho dei cali fisici che mi portano a sdraiarmi dopo piccoli sforzi. Non sono assolutamente in grado di affrontare tutto il carico di lavoro scolastico; ma è soprattutto quello extrascolatico quello che mi spaventa: ore e ore a correggere e preparare le lezioni. I bambini meritano un’insegnante in forma. Ho fatto di tutto perché potessi rientrare oggi, ci ho creduto fino a ieri mattina, ma poi ho dovuto arrendermi all’evidenza. Rientrando avrei compromesso la guarigione definitiva e magari mi sarei buscata l’influenza, che è là che mi aspetta. Pazienza, ne approfitto per scrivere un po’ di post, per leggere e guardare la tv.

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A proposito di tv, ieri ho visto Tom Hanks e Meryl Streep a Che Tempo che fa. I due attori sono in Italia per promuovere il loro ultimo film The Post. E’ stata un’ora bellissima per il clima di familiarità e gioia che bucava i teleschermi e arrivava fino al divano di casa mia. Mi sono piaciuti molto entrambi, per la sincerità dei loro discorsi e le emozioni genuine.  Son sembrate persone normali che fanno un lavoro bellissimo e sono consapevoli di questo. Lavorano seriamente per essere quello che sono, ottengono tanto ma rimangono umili. Anche perché non sempre mietono quello che seminano.“Non ci si abitua mai a vincere qualcosa. Io mi sono dovuta abituare a perdere. Sono l’attrice che ha perso più Oscar in assoluto”. Noi pensiamo a quello che ha avuto, e lei, come tutti, pensa a quello che ha perso. Sono rimasta incantata nel vedere lo stupore che provavano nel sentire le loro voci italiane,  e hanno ringraziato i doppiatori. Gli americani amano sentire parlare l’italiano, dicono che è una lingua musicale.

Mi ha fatto piacere che abbiano accettato con trasparente felicità e gratitudine i regali pensati da Fabio Fazio: per la collezione di  Tom Hanks un modellino della Fiat 126, auto che adora,  e un macchina da scrivere Olivetti . E la Streep a tal proposito ricorda la mamma: “Mia madre mia ha detto di non imparare a usare la macchina da scrivere per non diventare la segretaria di nessuno. Diventerai il capo.” Avrei voluto abbracciare la mamma della Streep.  Noi siamo quel che siamo anche perché in nostri genitori sono stati quel che sono stati.

Ma secondo me la trasmissione ha raggiunto il massimo del pathos quando  a Meryl Streep è stata regalata una fotografia autografata da Anna Magnani, donata da suo figlio dell’attrice romana. Si è commossa fino alle lacrime ringraziando in italiano. “Anna Magnani era fantastica, in ogni cosa che faceva metteva un impegno assoluto. Scoppiava di impegno“.

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Stamani ripensavo alla trasmissione di ieri e alle polemiche dei mesi scorsi sull’ingaggio di Fabio Fazio. Pensavo a quanto lavoro ci deve essere stato, a quante interviste e articoli devono aver letto gli autori della trasmissione per scoprire aneddoti apparentemente insignificanti sulla vita di questi due mostri sacri della recitazione.

E’ mia abitudine divertirmi  a seguire le trasmissioni anche su twitter,  talvolta interagisco e commento, molti criticavano lo stile dell’intervista di Fazio, ma credo che se ieri questi due Grandi si sono aperti e si sono rivelati per quel che sono,  è anche per la preparazione e lo stile dell’intervistatore.

Mi è dispiaciuto che non sia riuscito ad arrivare in trasmissione Steven Spielberg, regista del film, chissà quali sorprese ci avrebbe regalato ancora la trasmissione. Spero sia un appuntamento solo rinviato.

Comunque il film andrò a vederlo al cinema perché come ha detto Hanks è bello uscire di casa e vedere i film a fianco di persone sconosciute e scoprire che le tue reazioni sono le stesse di tante altre persone. Perché come titolava un famoso libro di alcuni anni fa: Nessun uomo è un’isola.

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La grande bellezza

Eh sì pure io l’ho visto e pure io dico la mia. Sia mai privare l’etere del mio importantissimo commento. L’ho visto in tv e già questo è un handicap: piccolo schermo e interruzioni pubblicitarie. Poi la prima mezzora era in contemporanea con la preparazione della cena e la cena stessa. Vuoi mettere spadellare con il sottofondo di Raffaella Carrà: ah ah ah, a far l’amore comincia tu, ah ah ah!? Confesso poi che ho perso pure gli ultimi 15 minuti: rapita da Morfeo. Ma questo non fa testo, quando un film mi piace mi addormento, se non mi piace m’incavolo e resto sveglia. Lo so, sono da neuro, ma è così.

Nonostante tutto questo, udite udite, faccio parte della metà a cui il film è piaciuto e ho voglia di rivederlo, se non al cinema, almeno senza interruzioni e ad un orario più consono ai miei ritmi.  A Mylove non è piaciuto, la Ferilli la odia e brucerebbe tutti i sofà dove si è seduta, inoltre durante la prima parte non ha fatto altro che ripetermi: ma quando inizia il film? Però poi mi ha detto come finisce, a lui non cala mai la palpebra!

A nessuno di quelli che conosco è piaciuto. Comincio a pensare di essere strana.

Mi è piaciuto perché è un film che senza pietà mette in luce certi ambienti romani, ma che potrebbero essere in altre grandi città o in Costa Smeralda per esempio, dove l’importante è vivere il nulla. Così anche persone ben dotate, capaci, si avvicinano al tramonto della vita rendendosi conto con disperazione che non hanno fatto niente d’importante per se stessi.

Mi hanno colpito alcune scene: il protagonista che spiega che un funerale è una grande rappresentazione scenica, non si deve piangere e poi lui portando la bara piange a dirotto. La morte è troppo vicina e non lascia indifferenti. Il tizio che aveva le chiavi di tutti i musei segreti di Roma, la bellezza dell’antichità a disposizione solo di pochi.  Anche la scena del cardinale che è più interessato alle ricette di cucina che alla vita spirituale non è male.

Non frequento ambienti simili e,  grazie a Dio, non conosco nessuno che li frequenta. Ma immagino che le persone che sono al commando del Paese conoscano bene la realtà messa in scena nel film. Nonostante abbiano la possibilità di vedere, toccare con mano delle belle cose, di vivere in mezzo agli ambienti ricchi di storia, non li vedono, sono scontati. Ogni pietra di Roma parla anche senza dire una parola. Ma chi è chiuso in se stesso e pensa al proprio benessere effimero, non si fa contagiare dalla grande bellezza che gli sta attorno e diventa una brutta persona.

Chi è in contatto quotidiano con il bello dovrebbe avere invece il dovere di preservarlo, usufruirne e metterlo a disposizione degli altri. Ecco cosa mi ha lasciato in eredità la visione del film.