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Cronaca di una normale domenica elettorale. Elezioni politiche 2018

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Sembrava che questa data non dovesse arrivare mai. Invece eccoci qua sono le ore 20 del    4 marzo 2018. E’ il giorno delle elezioni politiche. Ora non voglio parlare di politica, però da quando ho il diritto di votare non mi era mai capitato di essere così indecisa. Per arrivare a esprimere il mio voto ho dovuto fare un lungo ragionamento. Le altre volte ero convinta, ma in seguito se avessi potuto avrei percorso lo Stivale prendendo a calci nel sedere quelli che avevo votato con tanta convinzione. Quante delusioni! Quante occasioni perse! Oggi ho votato con meno convinzione, come tanti altri che conosco. Magari questa volta sarò sorpresa in modo positivo.

A me il clima pre elettorale non piace. Si sentono e si dicono tante parole inutili, talvolta orribili; si promettono cose impossibili; si tradiscono amici e si offendono i nemici. La tv e i social sono presidiati dai politici a tutte le ore del giorno e della notte. Fino alla nausea. Quella vera che ti fa consumare i tasti del telecomando e finalmente ti decidi a spegnere e fai regnare in casa un bellissimo silenzio.

Però mi piace andare a votare.  E’ sempre bello avvicinarsi con la scheda in mano alle scuole del mio paese. I sentimenti che mi accompagnano la domenica delle elezioni, mentre percorro la stessa strada che faccio tutti i giorni per insegnare, sono però ben diversi. Innanzi tutto respiro sempre aria di festa,  anche oggi che era nuvoloso e non ha mai smesso di piovere.  Mi piace perché in pochi minuti incontro tante persone che non vedo da tanto tempo. Vedo giovanissimi, anziani, ricchi, poveri, sani, malati, le forze dell’ordine, il sindaco e gli assessori, miei ex alunni, che magari sono scrutatori, e alunni di adesso che accompagnano i genitori.

Con i bambini ci scambiamo occhiate smarrite e complici nel vedere i nostri spazi quotidiani irriconoscibilmente invasi da gente estranea. Anche oggi, come al solito, ho fatto un giro in tutti i seggi, compreso quello nella mia aula. Non so davvero esprimere quel sentimento, misto di felicità e di gelosia nel vedere la mia cattedra, la mie lavagne e  i miei armadi usati da altri e per scopi ben diversi da quelli per cui sono stati concepiti.

Oggi poi sono andata ai seggi due volte. Alle 11 per accompagnare mia madre. Mio padre che ha sempre votato questa volta si è rifiutato. Arrangiatevi, ci ha detto.
Poi sono tornata insieme a Miomarito alle 15. Mia madre ha fatto mezzora di fila. Noi 10 minuti. Avrebbero dovuto fornire le pistole sparacodici ai presidenti di seggio, così da alleggerirgli il compito. Non so con quale lucidità inizieranno le operazioni di spoglio alle ore 23. So che qualche scrutatore ha dovuto chiedere più di una pausa perché gli si stavano incrociando gli occhi a furia di scrivere e controllare tutti quei codici.

Ora sono a casa con mio marito, abbiamo trascorso la maggior parte della giornata dai miei. Abbiamo aperto più volte una tribuna politica, avevamo rappresentati quasi tutte le idee, compresi, come detto prima, gli astensionisti. Insomma a casa mia c’era un gran casino.

Ci stiamo rilassando in attesa degli exit poll e delle prime proiezioni. Le altre volte sono riuscita a stare sveglia fino all’alba. Ricordo quando Prodi vinse le elezioni per un seggio e alle ore tre del mattino uno spiritato Fassino salì sul palco per annunciare la vittoria. Non so se stanotte ce la farò a rimanere sveglia, anche perché secondo me alle sei del mattino non si avrà un quadro ben preciso, a meno che la situazione sia ben netta dall’inizio, e ci toccherà tutti cantare, come faceva venerdì un mio alunno Noi siamo figli delle stelle!

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