Archivi categoria: Vita da maestra

Tempo di scrutini

Ci scusiamo se non ci sono nuovi post, l’autrice è impegnata nei pre scrutini: correzione verifiche, tabulazione dati e compilazione dei registri elettronici. Non mangia, non dorme ed è a un passo dal divorzio. Venerdì sera sarà tutto finito, gli scrutini intendo, si calcola che il Marito abbia ancora la pazienza di resistere. Ha visto di peggio, dice. A presto.

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Raccontare o no la Shoa a scuola

Oggi è la Giornata della memoria, dopo averci riflettuto abbastanza, anche quest’anno come lo scorso anno, ho deciso di non affrontare l’argomento con i miei alunni di terza elementare. Da quando sono rientrata a scuola li ho ascoltati e osservati mentre un compagno raccontava di aver scoperto che i regali li portano che Babbo Natale e la Befana. Credo che ad alcuni di loro si siano chiuse le orecchie, perché subito dopo altri giuravano di aver visto il vero Babbo Natale.

Li inosservati bene sopratutto durante le ricreazioni. Non appena si dà il via alla pausa corrono agli zaini e ancora tirano fuori un incredibile e affollato zoo di peluche. Quando ne hanno qualcuno nuovo ci tengono a presentarmelo e a raccontarmi quando e come ha iniziato a vivere nei loro giochi. Mi fanno tanta tenerezza, anche se qualche volta indugiano nel riporli, facendomi arrabbiare. Un orsetto è anche finito nel cassetto della cattedra e mi saluta quando lo apro.

Li ho osservati bene i miei alunni mentre giocano in giardino con le foglie degli alberi, in questo inverno sardo che sa ancora di autunno. Le lanciano in aria mentre il vento leggero crea delle meravigliose coreografie.Li ho osservati da lontano, incantata dalla loro invidiabile spensieratezza. Malinconica ho iniziato a canticchiare sottovoce La canzone del bambino nel vento. Li guardavo e mentalmente programmavo l’attività per questa ricorrenza. Avrei letto il libro Otto e poi ne avremmo parlato con le parole giuste, senza andar troppo nei particolari, senza sforare con gli argomenti e i discorsi.

Era tutto pronto, ma poi li ho guardati bene quegli occhi innocenti, ho visto le bocche sorridenti e quelle tristi piegate all’ingiu’ per uno sciocco litigio e ho pensato di regalargli un altro anno di spensieratezza.

Ho deciso di onorare così l’innocenza dei milioni di bambini che sono nel vento.

Torna a scuola, Speranza

Eccomi a scuola, prima a salutare colleghi e collaboratori. Qualcuna delle colleghe non si era accorta che mancassi. Non è strano perché con il tempo pieno faccio degli orari alquanto particolari e non avevo scritto nulla neanche nelle chat della scuola. Una seria e una per le stupidaggini. E poi loro, i bambini, già sulla porta con i sorrisi smaglianti, felici; che mi hanno riscaldato con il loro affetto, sommerso di racconti mentre si toglievano i giubbotti  e andavano a registrarsi per la mensa. Tutti volevano essere ascoltati, contemporaneamente, ovvio! Li ho fatti parlare tutti a turno, ci abbiamo messo due ore. Ci vuole tempo per ascoltare e disciplinare la conversazione con 23 bambini . Passato il loro turno, poi volevano riprendere la parola. Un mese o poco meno era lungo da raccontare. Per tutte le Barbie e le Lego del mondo universo! Esilaranti i racconti sui Babbo Natale, qualcuno se lo è trovato in salotto ed è stato portato in pigiama a fare un giro sulla slitta. Qualche Befana ha fatto spaventare le mamme e  gli lanciato, come pietre, caramelle e cioccolati. Qualcuno ha fatto gli esperimenti con i petardi, qualcun altro è stato in Continente o all’estero, altri hanno dormito dai nonni, o parenti. Un mondo gioioso e divertente. Orgogliosi mi hanno raccontato che la notte di Capodanno sono andati a letto tardissimo e poi i giorni seguenti erano zombie. Mi sono sforzata nel non farmi prendere dalla fretta, nonostante le lancette girassero velocemente. Nonostante qualcuno si annoiasse e cercava di parlare con il vicino. Alla fine però eravamo contenti tutti, anche se abbiamo iniziato la ricreazione al suono della seconda campana, quella che segnava la fine.

Avevano la possibilità di dire qualcosa anche sui giorni passati con la supplente, molti non hanno voluto parlare, altri hanno detto che gli sono mancata e che erano giorni bruttissimi. La bambina che avevo a fianco sottovoce mi ha detto: – Anche a me sei mancata tantissimo, sei la mia maestra preferita.  – Anche se ti sgrido tanto? – Sì, anche se mi sgridi tantissimo, sei sempre la mia maestra preferita.

Che dire? Sono felice di essere tornata e di averli trovati così!

Si rientra

  • Domani tornerò a scuola. Che bello! La rappresentante dei genitori mi ha fatto sapere che mi stanno aspettando con ansia e sono felicissimi del mio rientro.
  • Pure io sono felice di tornare alla mia vita normale. Siamo già a metà settimana, e avrò due giorni leggeri, così potrò riprendere con gradualità. Per prima cosa li saluterò uno per uno, ci siederemo in cerchio e a turno tutti parleremo. Potranno parlare delle vacanze di Natale, sarà interessante sentire cosa ricordano, oppure potranno esprimere i loro pensieri su questi giorni passati a scuola con un’insegnante diversa.
  • Volutamente non ho mandato alcuna indicazione alla supplente, la mia collega di classe ha detto che era brava. Ci ha fatto i complimenti per il livello di apprendimento e per il comportamento. Sono riscontri importanti sia per noi insegnanti, sia per i bambini. Non abbiamo angeli o belle statuine, ma bambini. È importante che si sappiamo ben  rapportare anche con gli estranei e che sappiano gestire le nuove situazioni senza la supervisione ossessiva dell’insegnante prevalente.
  • L’autonomia. È un tasto che batto continuamente con i genitori che vedono i loro figli sempre troppo piccoli e bisognosi di essere continuamente seguiti. Fino all’asfissia e alla conseguente ribellione.
  • Mi siete mancati, piccole pesti. A domani.

 

Primi di giorni dell’anno

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Le vacanze sono terminate, le feste sono ormai lontane, nelle strade e piazze sono quasi scomparsi i segni del Natale.  La vita ha ripreso il suo solito corso, i bambini sono tornati a scuola ma io sono a casa, non per la solita influenza, bensì per una colica vescicale (non so se esiste il termine medico) che, sabato 6 gennaio, mi ha portato in pronto soccorso. Avevo un calcolo tondo tondo di quasi un centimetro che mai sarebbe uscito da solo e che è stato frantumato e asportato in Day Hospital

Chi ha partorito naturalmente e provato le coliche renali dice che queste ultime sono ben più dolorose. Non posso far paragoni, ma devo dire che prima dell’operazione ho sofferto molto e che ora, due giorni dopo sono tornata alla vita normale. Quasi: le mie visite alla toilette sono numerose e urgenti. Ma sembra che tutto si stia normalizzando. 

Sono grata al nostro sistema sanitario che ha risolto il mio problema con professionalità e nel minor tempo possibile. Certo, ci sono cose da migliorare. Ma davvero si merita un bell’otto.

 Non vedo l’ora di tornare a scuola e mettere a posto casa. Ho ancora tutto il Natale dentro. Mia madre voleva smantellare tutto, ma non ho consentito, smantellare è semplice, ma il difficile è riporre  e pulire. Poi devo dire che tra tutte le cose fastidiose di questo periodo, le decorazioni natalizie fuori tempo sono il minimo  fastidio.

Mi dispiace di più non essere potuta andare al funerale di una persona a me cara. Mi dispiace di più non essere potuta andare con maggiore frequenza a trovare in ospedale la mia collega, ora in pensione, ricoverata dal primo giorno di vacanza. E’ due anni che combatte come una leonessa, ma le munizioni sono terminate e quando siamo andate a trovarla l’ultima volta, ce lo ha detto chiaramente, dandoci istruzioni per il funerale. Eravamo in tre e io e un’altra siamo  rimaste senza fiato. Meno male che una di noi le ha risposto e ha dialogato. Io nulla, sono rimasta gelata. E non sono riuscita più ad andare a trovarla, prima per un bruttissimo raffreddore e poi per questo nuovo stop. Spero di riuscire a vederla ancora. E’ una collega che conosco dagli inizi della mia carriera, quando ero ancora supplente. È stata, insieme ad altre maestre, un pilastro della nostra scuola. La nostra scuola ha molti difetti, ma anche molto pregi: lavoriamo molto e accogliamo tutti quelli che arrivano, siano essi alunni che colleghi. Chi arriva per la prima volta dice che quest’aria si respira appena si varca la soglia. Noi non ce ne accorgiamo, perché vediamo solo i difetti e le cose che non vanno, ma quando ci fanno i complimenti e ci dicono che vogliono tornare siamo molto orgogliose. Io almeno si, perché anche io contribuisco con il mio modo di fare e accogliere e a rendere questa bella atmosfera. E questo modo di fare me l’hanno trasmesso le mie colleghe più esperte. Ora che stanno loro stanno andando in pensione tocca a noi accogliere e fare l’esempio alle più giovani.

 

Quando andrò in pensione?

Fino a poco tempo fa, non consideravo la questione pensione un argomento importante per la mia vita. Vedevo il mio ritiro una prospettiva lontana anni luce.

Agli inizi della carriera scolastica ero impegnata a comprendere il mondo della scuola. A  capire le circolari ministeriali, che sono state sempre da interpretare come la Bibbia scritta in aramaico. Ero impegnata ad entrare in graduatoria, a non farmi scavalcare da altre con meno punteggio di me, a superare concorsi e fare tutti i corsi di aggiornamento possibili e immaginabili. Mi creavo le chance per passare di ruolo.  L’importante era che arrivasse puntualmente lo stipendio, perché a volte non era puntuale ed erano dolori. Per raggiungere la sede bisognava fare il pieno all’auto. Figuriamoci se pensavo alla pensione!

Quando sono passata di ruolo avevo 28 anni. Ero giovane, in quel periodo tutto quello che facevo andava bene, con un po’ di fortuna, ma anche molto merito.  Ho badato alla mia routine scolastica fatta di lezioni, correzioni, riunioni, riforme, rinnovi contrattuali e sempre tanti corsi di aggiornamento. L’argomento pensione non mi riguardava. Andavano in pensione le colleghe anziane che avevano tanti anni di servizio, e io ero sempre una delle più giovani. L’argomento non mi riguardava. Ridendo dicevo che non sarei mai andata in pensione visto che quando sarebbe spettato a me non ci sarebbero stati soldi. Avrei continuato ad insegnare con un occhio di cristallo, la dentiera e la parrucca. Con vocina sibilante da anziana ai bambini vivaci avrei detto: Smettila, anche tuo bisnonno faceva così. E giù risate a lacrime.

Ora che la prospettiva è veramente quella non rido più. Anzi. Mi fa imbestialire. Mi chiedo sgomenta come farò ad arrivare a 67 anni, quasi 68, sopportando il calo fisico e psicologico? Come farò a stare al passo dei tempi con le nuove tecnologie che saranno sempre più sofisticate? E i bambini, come saranno i bambini?

Sento di non potercela fare. Forse perché la mia carriera scolastica sta per raggiungere i 30 anni.  Forse perché tutte queste riforme invece di migliorare peggiorano la qualità dell’educazione, e tutti i giorni ne vedo i pessimi risultati. Forse perché ho fatto solo la maestra. Mi chiedo se potrei fare altro nella vita per riaccendere l’entusiasmo.

Avere la prospettiva di invecchiare a scuola mi deprime, pensare a qualche altro sbocco mi rallegra. Ci devo pensare, ho ancora alcuni anni per annusare l’aria e creare un’alternativa. Per non investire ancora tutte le mie energie nella scuola.

 

 

Fin che la scuola va

Le lezioni hanno preso il loro ritmo: dalla scorsa settimana abbiamo iniziati anche il tempo pieno. Ho la stessa classe dello scorso anno, ma Dino l’alunno che molte volte mi ha fatto perdere la voce e il senno, è stato trasferito in una classe a tempo normale. Ammetto che non ho pianto, tuttavia sono dispiaciuta per le colleghe visto che hanno anche altri casi difficili. Anche nella nostra classe abbiamo il nostro bel daffare. Ho infatti 23 bambini, uno in odore di certificazione e alcuni che non hanno interiorizzato le regole della classe. A parte questo, che fa parte del pacchetto dell’insegnamento, non mi posso lamentare. È stato per me un rientro soft, senza patemi, stress o pianto iniziali. Non ho neanche litigato con Mylove! 

La rappresentante dei genitori dopo la riunione ci ha mandato un messaggio, testuali parole: Siamo molto molto molto contenti. Un’altra mamma due giorni fa mi ha detto che i bambini al solo  nominarmi si illuminano. Non ho saputo dirle niente. Forse non sono stata cortese, ma credo che la mia faccia abbia  comunicato tutta la mia emozione e gioia. Sono cose che  fanno veramente piacere. Anche se la sindrome dell’impostore talvolta mi fa dubitare delle mie capacità e risultati.

Qualcuno leggendomi forse immagina che io sia una maestra tutta dolce, che parla con toni bassi e non grida mai. Se qualcuno pensa questo si sbaglia di grosso. Parlo a voce molto alta e talvolta (spesso) urlo. Sdrammatizzo i piccoli inconvenienti e diatribe. Non sopporto le ingiustizie e i soprusi tra loro e intervengo seriamente. Però rido spesso con loro e cerco di alleggerire la pesantezza delle otto ore scolastiche. Chiedo loro scusa quando sbaglio, perché anche la maestra è un essere umano e non è un essere perfettissimo. Dico loro e glielo dimostro che quando facciamo degli errori la maggior parte delle volte si può rimediare o rifare tutto da capo. Infine Maestra Speranza non minaccia di non portarli in giardino dopo pranzo li porta sempre, tranne quando piove o c’è il maestrale a 90 km orari e una-due volte volte l’anno che non sentono nessun richiamo. 

Comunque ancora non  ho capito il segreto del mio successo.

L’estate bussa forte

L’estate è arrivata con temperature che si vedono a luglio. Se questo è l’inizio alla fine saremmo tutti arrostiti. Sono già scoppiati gli incendi e l’acqua nei bacini scarseggia in quanto in primavera abbiamo avuto poche giornate di piogge.

Ci stiamo avviando alla conclusione dell’anno scolastico boccheggiando e con le epidemie di varicella e scarlattina.  Una vocina ci ha riferito di liti sulla chat di mamme se ne sono dette di ogni sulla questione vaccini, e si è scoperto che c’è qualcuno dei miei alunni che non ha manco un vaccino. Non sappiamo chi è, ma il primo che rischia è proprio lui, visto che la percentuale dei vaccinati non garantisce l’immunità di gregge. Il governo ha posto rimedio e come al solito ha scaricato sulla scuola il controllo delle vaccinazioni. Le segreterie, con gli organici ridotti, si ritroveranno in estate a controllare migliaia di certificati e ad avvertire i genitori che non potranno far frequentare i propri figli.

Mi dispiace per questo super lavoro degli impiegati delle segreterie scolastiche, ma è una soluzione per far vaccinare i bambini.  Se non si è capito sono pro-vaccini. Infatti ritengo che oggi non essere vaccinati sia più pericoloso di ieri. Ci spostiamo di più e nolente o volente siamo più esposti i flussi immigratori. Come è possibile che persone intelligenti e istruite cadano nelle trappole dei ciarlatani? Come è possibile non capire che nei paesi dove ci si vaccina l’aspettativa di vita è quasi il doppio rispetto ai popoli che non hanno la possibilità di vaccinarsi?

Per conto mio continuerò a sostenere la causa dei vaccini e a sostenere le campagne pro vaccini in ogni parte del mondo.

 

N.B.  Era da tanto che non scrivevo un post in questo blog che ha le ragnatele. Saluto tutti quelli che passano di qua, in particolare a quelli che lasceranno un commento come segno del loro gradito passaggio.

 

 

 

 

Diario della maestra. 2

Cara mamma, mi hai fermato sul cancello della scuola mentre tu e le bambine tornavano a casa,  io invece tornavo per una riunione. Mi hai detto che sei sorpresa dal fatto che il tuo bambino di seconda, che ha iniziato la scuola primaria con un anno di anticipo, non termini le attività proposte a scuola. Ti sei meravigliata che i compiti abbiano tanti errori di ortografia. Ti sei chiesta se fare piccoli riassunti e scrivere sulle esperienze vissute dai bambini sia un obiettivo troppo alto.

Ti ho risposto che  nella valutazione degli elaborati tengo conto che ho davanti bambini di sette anni,  che correggo l’elaborato e poi lo riscriveranno. Gli errori fanno parte dello scrivere. Il mio compito è quello di prenderne atto e poi calibrare le lezioni successive proponendo esercizi di ortografia.  Se accetto una a senza la acca ora è perché sto lavorando sulla differenza tra e congiunzione e è verbo.

Tranquilla mamma, so il fatto mio.  Nei cinque anni di scuola primaria ci sono più traguardi da conquistare,  mentre tu, giustamente pensi a quelli di oggi, e pure io ci penso, io ho ben fissato quello finale della quinta. Fra quattro anni tutto sarà a posto, tutti i puntini nelle i, tutte le acca e tutti gli accenti al posto giusto. Tutte le parole di una frase saranno staccate e rispetterà la consecutio temporum.  Già tuo figlio ha raggiunto dei grandi  traguardi. Forse tu non ricordi come scriveva ad ottobre.  Io sì.

Poi ti ho detto che il bambino mi sembrava stanco. Rivolgendosi a lui, con arriva di rimprovero, hai detto che va a letto tardi. Come se la colpa fosse la sua. Non riesco a metterlo a letto presto, hai detto. Quando, anche io rivolgendomi al bambino,  gli ho detto che entro le nove doveva essere tra le coperte, magari a leggere due pagine, mi hai guardata atterrita. A quell’ora fa la doccia e deve ancora cenare!

Cara mamma, capisco i tuoi problemi, ma tuo figlio ha bisogno di dormire e mangiare sano e bene. Dobbiamo rispettare i suoi tempi, ma la natura non fa salti. I bambini di oggi sono come i bambini di ieri. Anzi ti dico che oggi più quelli di ieri hanno bisogno di risposare: sono iperstimolati e stressati.

Ti prego metti a letto tuo figlio presto, ne va della sua salute e del suo successo scolastico.

Cordialmente

La maestra

Giornata della Memoria 

Oggi è la giornata della memoria. Quest’anno è arrivata senza che me  rendessi conto. Gli altri anni in questo periodo avevo già letto un libro sulla Shoa, oppure partecipato alle rappresentazioni teatrali delle classi quinte. Quest’anno avendo una classe seconda preferisco non affrontare l’argomento. Ero indecisa,  alla fine ho preferito rimandare ai prossimi anni. Sono  bambini che hanno sette anni e  si portano le barbie e i peluche per la ricreazione. Per affrontare l’argomento con loro avrei dovuto prepararlo minuziosamente,  prevedere tutte le reazioni e le domande. Per farlo ci sarebbero voluti giorni e giorni. Non ne ho avuto modo, sarebbe venuta fuori una lezione brutta, che avrebbe creato problemi.  L’argomento merita il meglio di me e della mia professionalità.

Si fa memoria perché non accada mai più. Un tempo si diceva così e ci credevo. Ora so che è accaduto, accade oggi e purtroppo accadrà ancora. Le cronache quotidiane ci raccontano  delle tante Shoa sparse nel mondo.

Oggi credo che si deve fare memoria perché quando accade nuovamente si sappia da che parte stare.