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Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

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Melagrana

Oggi è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.  Desidero dare il mio contributo e mettere in rilievo l’importanza della prevenzione e dell’educazione

. Più che le parole servono i fatti e modelli educativi validi. Ai bambini e alle bambine da subito va insegnato, giorno per giorno, attimo per attimo, senza mollare mai la presa,  l’esercizio del rispetto nei confronti degli altri.

Va insegnato che si può discutere e litigare senza alzare le mani e i piedi, senza insultare l’interlocutore. Va insegnato che siamo tutti diversi,  ma non per questo nemici e avversari.

Va insegnato il valore dell’istruzione, che talvolta è faticosa, ma alla fine porta sempre dei benefici nella vita delle persone. L’istruzione cambia in meglio la vita della gente.

Va insegnata e coltivata l’indipendenza economica.  Soprattutto quella delle donne. Molte non hanno il coraggio di allontanarsi da matrimoni e situazioni difficili perché non si hanno le risorse economiche.

Va insegnata l’educazione finanziaria che ci porta a risparmiare e a pensare al futuro, e se qualcuno usa il ricatto nel mondo del lavoro, si può avere la libertà di sbattere la porta in attesa di trovare qualcosa di meglio.

I modelli educativi sono più importanti di tanti discorsi. Quanto sono stati importanti i miei genitori! Mia madre mi ha insegnato a non farmi mettere mai i piedi in testa da nessuno e mi spinto a continuare a studiare nonostante le grandi difficoltà iniziali. Mio padre mi ha insegnato l’onestà, il valore del lavoro e del risparmio. Invece il giovane vice parroco del mio paese quando mi diplomai mi invogliò subito a fare i concorsi per insegnanti. Lavora, lavora sempre, anche se dovessi sposare uno ricco, anche se dovessi avere tanti figli, perché lavorando potrai sempre spendere i tuoi soldi e non doverli chiedere a nessuno.

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Ora et labora

Non sarà facile dimenticare la giornata di ieri. Ci siamo alzati presto, il cambio d’orario ci scombussola sempre un po’. Infatti anche mio marito, che di solito si sveglia molto dopo di me, era alzato e preparava la colazione. La tv accesa era accesa su skytg24. Avevo appena chiuso la porta del bagno e l’ho sento imprecare a voce alta. Pensavo che stesse dando la caccia alle mosche, purtroppo in questo periodo sono molte e parecchio fastidiose. Preoccupata però dalle sue esclamazioni continue, evidentemente non erano le mosche che lo infastidivano, ho fatto una doccia veloce e in accappatoio mi sono presentata  in cucina.

Un’altra terribile scossa aveva colpito le zone già martoriate ad agosto e mercoledì scorso. In TV in quei primi momenti dicevano che la scossa era del 7.1. Ricordavo fosse il grado del terrificante terremoto di Messina del 1908. Allora ho controllato se mio nipote che sta in Emilia-Romagna fosse in linea su wathsapp.  Pensavo -Se ha sentito le scosse del 26 ottobre figurati se non ha sentito questa che è 7.1. Come minimo sarà venuto giù qualche palazzo pure lì.- Invece lui mi ha tranquillizzato subito, la scossa lo aveva svegliato, ma secondo lui non era di quel grado. Infatti poco dopo mi manda una rilevazione quasi corretta. Siamo stati a messaggiare tutto il giorno e in serata l’ho chiamato e poi ho sentito pure mia sorella che ovviamente è preoccupata, ma insomma tiene botta. Si può immaginare! La Sardegna non è terra sismica, ma anche noi abbiamo paura dei terremoti che subiscono i nostri cari o amici.

Siamo stati a casa tutto il giorno perché non stavamo bene, la sera prima avevamo colto le melagrana con mia suocera e abbiamo preso freddo. Soprattutto io avevo mal di gola, le ossa a pezzi, ma niente febbre. La miglior cura era quella di prendere un blando  antinfiammatorio e stare a casa a riposo. Così abbiamo trascorso la giornata tenendoci costantemente aggiornati sul terremoto. Abbiamo visto in diretta venir giù la chiesa di San Benedetto di Norcia, le suore che venivano soccorse dai vigili del fuoco, i frati che pregavano in ginocchio in piazza, la giornalista di sky che era scesa in al bar a fare colazione che per due ore non ha smesso di parlare. Tutti erano confinati nella piazza e non potevano andar via. Le scosse si ripetevano e si ripetono in continuazione.

Le foto e i video condivisi con ogni mezzo di comunicazione mi lasciano sgomenta e incredula sul fatto che non si contano vittime. Solo poche decine di feriti.

Ho visto centinaia di foto e alcune le ritengo emblematiche.

A firefighter, left, andan alpine soldier look at rubble in the hilltop town of Amatrice as an earthquake with a preliminary magnitude of 6.6 struck central Italy, Sunday, Oct. 30, 2016. A powerful earthquake rocked the same area of central and southern Italy hit by quake in August and a pair of aftershocks last week, sending already quake-damaged buildings crumbling after a week of temblors that have left thousands homeless. (Massimo Percossi/ANSA via AP)
(Massimo Percossi/ANSA via AP)

Questa è la foto che preferisco. Un alpino e un un vigile del fuoco di fronte alla devastazione di Amatrice. Trasmette tutto lo sgomento del momento.  Sarà possibile riportare tutto all’origine?  Quanti soldi occorreranno? Quanto tempo ci vorrà? Da dove bisogna cominciare? Mi piace anche perché sono un alpino e un vigile del fuoco. L’unione fa la forza. Nessuno ce la può far da solo. Tutti abbiamo bisogno di tutti.

 

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ANSA

Questa foto mi colpisce perché tutte le strade sono bloccate. Ogni direzione è preclusa. Per andare avanti bisognerà fermarsi e raccogliere ogni pietra e rimetterla al suo posto. Anche nella vita quando siamo bloccati per andare avanti dobbiamo fermarci e fare declutering. Eliminare  le cose  inutili, salvare le cose importanti, e iniziare a costruire tutto in maniera più solida. Ci può essere d’aiuto la regola di San Benedetto: ora et labora. Anche chi non è religioso la può  fare propria trasformandola in medita e lavora, pensa e lavora. Non bastano solo le preghiere, ma non basta neanche il lavoro fine a se stesso.

 

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Foto di Sky

Questa foto del monte spaccato mi fa ha fatto capire che cosa è il terremoto a livello geofisico. La montagna che si spacca. Mio marito dice che prima o poi il pezzo superiore della crosta terrestre franerà  giù. Tramite questa foto ho capito che la gente che vive in quelle zone, dolorosamente non potrà stare lì. Almeno fino a quando le scosse non diminuiranno di numero e d’intensità. Non si può pensare di mettere a repentaglio la propria vita e quella dei soccorritori. Credo che alla fine il buon senso prevarrà . Non è una deportazione, ma un mettersi in sicurezza per riprendere fiato e riposare dopo due mesi allucinanti. Come le greggi che vanno a svernare in pianura e poi tornano in primavera. Così sarà anche per la gente umbra e marchigiana. Torneremo a mangiare l’Amatriciana ad  Amatrice, il prosciutto Norcino a Norcia, le Lenticchie a Castelluccio. Ancora non sappiamo quando, ma lo faremo.

Ora et labora.

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Pixabay.com
Pixabay.com

Oggi è l’ultimo giorno delle Olimpiadi  di Rio de Janeiro. Anche noi, sebbene impegnati, seguivamo appena potevamo. Non abbiamo fatto le notate o le levatacce per poterle seguire, però ci piaceva tifare per gli Azzurri.

Non pensavo che potessero vincere tante medaglie. Però ben 10 sono quelle di legno, cioè il quarto posto. Tanto legno non lo avevamo mai visto, ci si potrebbe costruire una casetta!

Il mio grazie va a tutti gli atleti, anche non italiani, che hanno avuto la delusione di sfiorare il podio. Quattro anni di sacrifici per tornare a casa a mani vuote.

Ringrazio anche tutti quelli che sono andati oltre la prestazione atletica e hanno dimostrato, anche con un piccolo gesto, che lo spirito olimpico esiste ancora.

Un po’ di patriottismo non guasta

La vicenda della Brexit è ancora avvolta da una nebbia fitta e non si capisce ancora quale strada si imboccherà per poterne uscire. Personalmente sono passata dallo stato di  stordimento incredulo  allo stato di arrabbiatura allibita per la superficialità dei politici e degli elettori britannici. A quanto riferiscono i giornalisti,  i politici britannici hanno indetto il referendum per vincere le elezioni di due anni fa. Inoltre per vincere questo referendum hanno detto una montagna di bugie sulle cifre dei versamenti fatti per l’UE e del numero dei rifugiati e immigranti.  Gli elettori invece  hanno votato  contro l’Unione Europea perché convinti che tanto avrebbe vinto il sì. Alcuni il giorno dopo si sono rivolti all’ufficio elettorale per poter ritirare la propria scheda e cambiare il voto! Altri  hanno firmato una petizione online per poter indire un nuovo referendum. Che tra l’altro è stato escluso dal Primo ministro dimissionario. Google riferisce che nel Regno Unito c’è stata un’impennata di ricerche online su cos’è l’Unione Europea. Informarsi prima no? Qualcuno con stupore ha scoperto che il suo unico voto valeva qualcosa! Ma non sono il popolo della Magna Charta?

L’ignoranza regna sovrana, dappertutto e noi pensavamo di avere il primato. Come? Certe cose non capitano solo in Italia? Quante volte lo abbiamo sentito e magari detto? Solo in Italia capitano cose così! Certo che è successo, siamo in Italia! Invece  siamo in buona compagnia. Non che questo mi rallegri, ma insomma credo che dovremo smetterla di credere che gli altri siano i più bravi, onesti, democratici, trasparenti, generosi di noi Italiani.  Gli altri sono come noi! E spesso l’erba dei nostri vicini neanche esiste e noi invidiamo li invidiamo lo stesso. E’ ora di smetterla. Perché cretinate ne fanno tutti, ad ogni latitudine. Ecco alcuni esempi degli ultimi mesi.

In Francia nei giorni prima dell’inizio degli Europei di calcio ci sono stati scioperi e manifestazioni dei lavoratori che hanno bloccato il Paese, e anche ieri a Parigi ci sono state manifestazioni finite in scontri tra poliziotti e manifestanti. Davvero si permette di fare manifestazioni del genere con un grande avvenimento sportivo in corso? Se non sbaglio ciò non è permesso.  Gli hooligans Inglesi e Russi ubriachi fradici se le sono date di santa ragione  e fatto danni per miliardi prima di alcune partite. Cosa avremo detto se fosse capitato in Italia? Che eravamo una nazione del terzo mondo! Ma i tanto invidiati inglesi non avevano sconfitto i teppisti sportivi? Come mai a questa gente repressa nella loro nazione è permesso varcare il confine?

Purtroppo ad Orlando in Florida c’è stata un’ennesima strage: un uomo è entrato armato in un pub e ha ucciso 49 persone che si stavano divertendo. Erano dei gay. Questo tizio, probabilmente gay pure lui, e  con tutta probabilità era collegato all’Isis. Fermi tutti! L’America non ha già risolto la questione dei gay? Non ci sono libertà e diritti per tutti? Possono sposarsi, adottare, avere figli come e con chi vogliono. Perché succedono queste cose negli Usa? Non eravamo noi i più bigotti della terra?

A Bruxelles nei mesi scorsi ci sono stati due attacchi terroristici. La polizia aveva subito individuato il covo di uno degli autori delle stragi. Non ha potuto fare irruzione nell’appartamento perché una legge impediva di farlo dalle 22 alle 8! Ma stiamo scherzando? Non avrei mai creduto che i malviventi avessero orari da ufficio!

L’anno scorso in Germania, la locomotiva d’Europa, il cui  popolo è così educato e ordinato che non si butta neanche una cicca per terra perché chi lo fa viene subito scoperto e punito,  è venuto fuori che la Volkswagen e altre marche tedesche truccavano i dispositivi delle emissioni dei gas delle auto. La Volksvagen, non la Fiat! La Volkswagen! Ancora non mi capacito come i tedeschi abbiano potuto solo pensare di frodare i propri clienti!

Negli USA a Novembre ci saranno le elezioni presidenziali. Il candidato dei repubblicani è Donald Trump. Dio ce ne scampi e liberi dalla iattura di vederlo alla Casa Bianca! Ma già il fatto che si contenderà la presidenza vuol dire che milioni di persone lo hanno votato! Come mai in America un personaggio del genere ha raggiunto questo obiettivo? Per vent’anni abbiamo dovuto scusarci e spiegare il successo politico di Berlusconi.  Mai ridere dei problemi degli altri, perché prima o poi avrai modo di viverli sulla tua pelle.

Da sei mesi la Spagna è senza governo. I numeri dei tre partiti maggiori non hanno permesso la stabilità dei governi che hanno provato a governare.  Domenica scorsa ci sono state le elezioni nuove elezioni, ma la situazione non è cambiata nessun partito ha raggiunto la maggioranza per poter governare da solo. Ma dai! Non era esclusiva solo della politica italiana? 

Mi fermo qui perché non voglio dilungarmi troppo. Con questi esempi non voglio certo dire che noi siamo migliori di altri, i problemi ci sono e alcuni sono antichi come l’Italia stessa, ma non per questo dobbiamo avvilirci e disprezzarci ad ogni ora. Abbiamo tanti difetti, ma anche tanti pregi che gli altri per fortuna ci riconoscono. Dobbiamo solo imparare ad essere un po’ più patriottici. Cercare di smettere di lamentarci e quando è possibile cambiare le cose. Un’azione alla volta. Una parola alla volta. Un commento negativo in meno sui social, al mercato, a lavoro. Ognuno può fare la sua parte.

Nonostante tutto siamo una grande nazione.  Su 27 nazioni dell’Unione Europea tre saranno i capofila per uscire dalla crisi provocata dalla Brexit: la Germania, la Francia e l’Italia. Non è una barzelletta, è la cronaca di ieri e dell’altro ieri. Vuol dire che il sacrificio di questi anni è servito a qualcosa. Sacrificio di tutti, mio, tuo, nostro.  Riconosciamocelo una buona volta e andiamo avanti.

 

 

 

 

 

L’incoscienza della Brexit

I Britannici hanno scelto di uscire dall’Unione Europea.

Sono andata a letto a mezzanotte con i dati degli exit poll che dicevano il contrario. I seggi erano chiusi da un’ora e gli alacri scrutatori erano alle prese con urne e pile di schede.  Alle tre mi sono svegliata per il caldo e per la sete. Ho acceso il kindle e i siti dei giornali già davano quasi certa l‘amara verità, che poi è stata confermata prima dell’ora di  colazione.

Sarà che a me piace costruire ponti e non segnare linee di confini. Sarà che sono cresciuta con l’idea dell’Europa Unita. Sarà che ricordo bene i sacrifici fatti dagli Italiani per essere meritevoli di avere la moneta unica. Sarà per altri cento motivi ma oggi sono sotto choc e triste. Tanto triste.

Qualcuno pensa che gli Inglesi abbiano fatto una scelta coraggiosa, a me sembra invece un azzardo di un’incoscienza colossale. Non so come una nazione di 65 milioni di abitanti possa pensare di competere da sola con la Cina (un miliardo e duecento milioni di abitanti), l’India (ottocento milioni di abitanti) e gli Stati Uniti (320 milioni di abitanti). Forse pensano di stare con un piede fuori e uno dentro,  cioè avere i privilegi ma non gli oneri. O forse pensano di trascinare l’uscita definitiva alle calende greche. Non credo che questo gli sarà permesso, a meno di scatenare una reazione a catena di uscite di altri popoli altrettanto illuminati.

E’ giunta l’ora che le donne e gli uomini leader dell’Europa i tirino fuori le qualità, gli attributi, quali coraggio, fantasia, determinazione, risolutezza, affinché il sogno dell’Europa unita,  iniziato a costruire  dai nostri padri sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale, non diventi un incubo che ci faccia rivivere giorni più amari di oggi.

Venerdì Santo 2016

Oggi è Venerdì santo, giorno in cui noi cristiani  facciamo memoria e riflettiamo sulla morte di Gesù Cristo. Tutto è iniziato da lì: dalla sua morte e dalla sua resurrezione. Il nostro essere occidentali ed europei deriva in gran parte dal primo Venerdì santo della storia.

Il pensiero , le leggi e il modo nostro modo di vivere  si è affinato nei secoli. Certo non tutto va come dovrebbe andare e non sempre siamo consapevoli di quello che siamo, tanto meno di quello che siamo stati, del lungo cammino che abbiamo dovuto fare per giungere a vivere in libertà, pace e democrazia. Siamo un po’ confusi su quello che saremo e non sappiamo bene quali siano le decisioni migliori da prendere per continuare a percorrere la strada indicata da chi ci ha preceduto. Ma indietro non si torna, non vogliamo la barbarie. Non vogliamo l’occhio per occhio, anche a costo di sembrare stupidi e indifesi.

Questo è quello a cui anelano milioni di persone che bussano ai nostri confini. Perché seppure imperfetta la nostra cultura fa vivere la gente libera e in pace. Per  il momento è la migliore possibile.

Stamani ho trovato il bellissimo articolo di una coraggiosa  giornalista saudita, nel quale mettendo in evidenza il tormento del mondo musulmano dà una ragione del nostro essere cristiani e occidentali e mi ha portato a scrivere queste righe.

Ho preferito copiarlo  interamente e non solo  linkarlo perché voglio ritrovarlo sempre. Non voglio che vada perduto nel grande mare della rete.

Buona lettura. Buon venerdì santo

Immaginate se i cristiani si comportassero come i terroristi islamici”

La giornalista saudita Nadine Al-Budair, che vive in Qatar, ha scritto un articolo per il quotidiano kuwaitiano Al-Rai in cui ha invitato il mondo musulmano ad esaminare se stesso invece di condannare l’Occidente:

“Immaginate che i giovani occidentali vengano qui e compiano una missione suicida in una delle nostre piazze in nome della Croce.

Immaginate di sentire le voci di monaci e sacerdoti, provenienti da chiese e luoghi di preghiera dentro e fuori il mondo arabo, che urlano negli altoparlanti e lanciano accuse contro i musulmani, chiamandoli infedeli e cantando: ‘Dio, elimina i musulmani e sconfiggili tutti’.

Immaginate che noi avessimo fornito ad un numero infinito di gruppi stranieri carte d’identità, cittadinanze, visti, posti di lavoro, istruzione gratuita, moderna assistenza sanitaria gratuita, previdenza sociale e così via, e che poi sia uscito fuori un membro di uno di questi gruppi, consumato dall’odio e dalla sete di sangue, e abbia ucciso i nostri figli nelle nostre strade, nei nostri edifici, negli uffici dei nostri giornali, nelle nostre moschee e nelle nostre scuole.

Queste immagini sono lontane dalla mente del terrorista arabo o musulmano, perché ha la certezza che l’Occidente sia umanitario e che il cittadino occidentale si rifiuti di rispondere così ai barbari crimini [dei terroristi islamici]. Nonostante gli atti terroristici di Al-Qaeda e dell’ISIS, noi stiamo sul suolo [occidentale] da anni senza alcun timore o preoccupazione. Milioni di musulmani – turisti, immigrati, studenti e persone in cerca di lavoro – hanno le porte aperte e le strade sicure.

E’ strano che noi condanniamo [l’Occidente] invece di affrontare ciò che sta accadendo in mezzo a noi: i modi estremisti in cui interpretiamo la sharia e il nostro atteggiamento reazionario l’uno verso l’altro e verso il mondo. E’ strano che noi condanniamo invece di chiedere scusa al mondo.

Certi opinionisti arabi promuovono un messaggio patetico e recitano all’orecchio del loro amico le stesse parole che lui ha ripetuto milioni di volte [riferendosi ai terroristi musulmani]: ‘Quelli non rappresentano l’islam, ma solo se stessi’.

Questo è tutto quello che [sappiamo fare]: assolverci dalla colpa.”

 

Pray for Bruxelles

 

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H. 6.00. mi sveglio e vado in bagno. Riesco a camminare benino, dopo la caduta del mese scorso non mi sono ancora ripresa bene.  Ho cambiato cura, fatto una nuova rx che, meno male,  ha scongiurato fratture. Stamane mi recherò dal medico per farmi prescrivere la fisioterapia ordinata dall’ortopedico. Non posso rientrare a scuola fino a che non finisco le cure.

h 6,15. Ormai non riprenderò più sonno. Accendo il kindle che ha la connessione wifi. Leggo le notizie riguardanti le sette ragazze italiane  dell’Erasmus morte nell’incidente di Tarragona. Mi commuovo a vedere le foto e leggere le loro storie. Storie di giovani che si danno da fare, studiano, ampliano le loro vedute. Le hanno definite la Meglio gioventù. Abbiamo tanti giovani pieni di ottimismo e speranza. Puliti. Carichi di energia come lo si può essere a vent’anni. Non tutto è perduto.

h. 7,50. Dopo aver letto le altre notizie dai giornali online mi decido ad alzarmi. Prendo le medicine, vado nuovamente in bagno. Inizio a preparare la colazione per me e Mylove. La tv è spenta. Mi sono appena sconnessa da internet, che cosa vuoi che sia successo nel frattempo?

h. 8,15. Stiamo finendo di fare colazione. Mylove accende la tv, su sky news 24, lui non sa cosa è successo nel mondo.

h 8,20. Notizia appena arrivata in redazione: c’è stata un’esplosione nell’aeroporto di Bruxelles, alle otto. Guardo l’orologio appeso al muro, non segna neanche le 8,25. Praticamente in diretta. Vaffanculo, urlo. Non ho dubbi, sono ancora loro. Non ci vogliono far vivere.

 

 

Sono musulmano, ma non sono cattivo

Gira in internet il dialogo tra una maestra e un bambino di sette anni. Il bambino, dopo la strage di Charlie Hebdo, le si avvicina e le dice che è musulmano, la maestra risponde che lo sapeva e lui soggiunge: ma non sono cattivo.  Cucciolo della maestra!

Io lo so, come ci si sente ad essere additati negativamente semplicemente perché si fa parte di un popolo. Sono sarda, come sapete orgogliosa di esserlo. Oggi quando dico di vivere in Sardegna gli occhi di chi ascolta si trasformano in cuoricini. Si è stati in Sardegna in vacanza, o si vorrebbe andare, si conosce qualche meravigliosa persona sarda, si è mangiato il porcetto sardo, la bottarga, e via dicendo. Generalmente la gente ama la Sardegna e i sardi. Godiamo una buona percentuale di amabilità. Grazie

Non è stato sempre così, purtroppo fino agli anni novanta avevamo la piaga del banditismo e dei sequestri di persona. Purtroppo non tutti sono tornati a casa. Qualcuno è stato rilasciato con un orecchio mozzato, il povero Soffiantini, tornò a casa privo di entrambe le orecchie. I rapitori non avevano riguardo neanche per bambini, Farouk Kassan aveva solo sette anni e gli tagliarono un orecchio, Soffiantini era anziano. Si dice anche , ma non l’ho trovato scritto da nessuna parte, che le donne venissero violentate. Sembra, ma non sono certa, che la stessa sorte terribile toccò  persino a Fabrizio de André e Dori Grezzi, durante il loro lungo sequestro.

Grazie a Dio, ma soprattutto ai lunghi  sforzi compiuti, i sequestri di persona in Sardegna sono un lontanissimo ricordo e appena capita c’è un piano e uno spiegamento di forze che nel giro di poche ore tutto si risolve.  I delinquenti esistono sempre!

Per lungo tempo dire sardo voleva dire bandito o sequestratore. I sequestratori ovviamente erano pochi, sempre gli stessi. Ma tutti i sardi eravamo additati. Non era per niente bello, anche perché figuratevi cosa c’entrava con quelli lì un’adolescente campidanese. Niente, io stessa avevo una paura matta che assomigliassi a qualcuno e mi rapissero, cosa che in effetti era capitata a qualcuno.

Quindi non credo che essere musulmano voglia dire essere terrorista. Credo invece che qualcuno molto furbo, molto ricco, si serva di poveri ragazzi sbandati e insoddisfatti, gli riempie la testa di versetti e bugie, li faccia drogare e li usi per i loro sporchi interessi.

Le finalità sono sempre le stesse: avere il potere e fare tanti soldi. Tutte le  associazioni a delinquere del mondo hanno questi scopi. Delinquenti così ci sono in tutte le organizzazioni, piccole e grandi. Ci sono nella Chiesa cattolica,  se Papa Francesco muore per morte sospetta, tranquilli che non saranno quelli dell’Isis. Ci sono nello sport,  nelle aziende farmaceutiche, nella politica, nelle associazioni di volontariato…Non solo in Italia eh! Non dimentichiamoci  della mafia russa, di quella giapponese, colombiana, messicana, etc etc etc.

Le prime vittime di questi personaggi, sono questi ragazzi reclutati per farsi esplodere. E’ di oggi la notizia che l’Isis cerca l’ottavo terrorista che era scappato invece di farsi saltare in aria. Disertore!

Ho paura, certo che ho paura, la paura è globale. Quest’estate ad Olbia venne sgominata una cellula terroristica e non ricordo quanti arresti fecero, ma più di dieci di sicuro. Ma non voglio farmi prendere dalla paura, cercherò di essere prudente, ma di continuare a vivere la mia vita. La nostra bellissima vita . Continuerò ad apprezzare la gente e i suoi generosissimi gesti.  Tutto il resto, farà male, ma scivolerà via.

Ciao. Buon fine settimana

 


 

Pensieri e merende francesi

Merenda sardo-piemontese. Anche una semplice merenda diventa un momento di solidarietà.

Anche a me gli attentati di Parigi hanno scosso, e non poco. Sono stata attiva in Facebook e in Instagram. Ho letto e condiviso post e immagini che mi hanno particolarmente toccato. Non mi sono lasciata coinvolgere dalle polemiche dei soliti noti, politici, giornalisti,  opinionisti e rompini che sono sempre di turno. Però a me danno anche fastidio quelli che, non sopportano come me questi personaggi, però ne parlano, fanno nomi, dicono che gli altri sono pesanti (oh, hanno ragione, eh!) ma poi diventano pesanti pure loro. Preferisco mollarli, leggo solo la prima riga, a volte basta una parola, e passo oltre. Poi le mie amicizie dell’web sono selezionatissime, come nella vita.

Non ho tempo da sprecare, mi sforzo di guardare la bontà, l’umanità, l’altruismo , l’eroismo che viene fuori in frangenti drammatici, come quelli vissuti a Parigi. Sono tanti gli episodi, i gesti, ho fatto una personale classifica mentale, che aggiorno.

Quanto anni, secoli ci sono voluti per diventare così? Per diventare europei, per cantare liberté, fraternité egalité?  Ci sono voluti tanto tempo, tanti sforzi, tante menti illuminate, tanti libri, tante leggi, ahimè tante guerre.

I valori che abbiamo ricevuto in dono dai nostri padri, madri, nonni, sono preziosi ma non definitivi. Probabilmente non saranno mai conquistati del tutto, saranno sempre imperfetti e bisognosi di limatura. Sarà sempre necessario difenderli, migliorarli, estenderli a quanti più popoli possibile. Farli godere al maggior numero di persone. E’ questa la strada giusta. Solo questa.

P.S. Quando mi son messa al pc dovevo scrivere un altro post, sempre sul tema, ma son venute fuori queste parole. Vuol dire che andavano dette.

Non sprechiamo neanche un secondo in cose, persone, che ci fanno star male.

Buona vita a tutti!

 

 

 

Se qualcuno ha dei beni

Se qualcuno ha dei beni in questo mondo e chiudesse agli altri il cuore nel dolor, come potrebbe  la carità di Dio rimanere in lui?

E’ il ritornello di un canto che sentivo in Chiesa quando ero bambina.  Anche se è da tanto tempo che non lo sento, mi sono ritrovata a canticchiarlo sottovoce più volte in questi giorni. La cronaca degli ultimi due mesi, per me di vacanza e relax, è stata scandita quotidianamente dalla tragedia dei profughi e migranti che cercano di raggiungere l’Europa. All’inizio dell’estate un tipo di giornalismo parziale ci ha fatto credere che solo l’Italia era interessata da quest’emergenza. Spulciando ben bene i giornali online invece è stato facile scoprire che anche altri paesi in condizioni più precarie delle nostre ne sono interessati. I numeri dell’accoglienza della Grecia e della Giordania fanno impallidire quelli italiani.

A sentir certi politici mi viene la nausea e rispondo a voce alta, come fa mio padre ultra ottantottenne, davanti alla tv. Un tasto del telecomando è ossidato visto che non clicco più quel canale razzista, facendo zapping lo sorvolo alla grande. Come si possono dire certe parole di fronte alla tragedia di persone perbene che fuggono dalla povertà, dalla guerra, dalle sevizie di ogni genere? Non possiamo pretendere che rimangano a casa propria a farsi uccidere se non fisicamente, civilmente e moralmente. Noi ci rimarremmo? Non cercheremmo di salvare la nostra vita, quella dei nostri cari? Non rischieremmo il tutto per tutto?

Settant’anni di pace in Europa ci hanno fatto già dimenticare l’orrore, la fame, la paura di quei giorni, quando toccò a  noi. Non tutti rimasero a farsi mitragliare e bombardare. A farsi uccidere. Chi poteva scappava, i civili, le donne i bambini. Persino i Cagliaritani, quando nel ’43 furono bombardati in massa, si rifugiarono nei paesi dell’interno della Sardegna. Già dimenticato! Appena si è saputo che sarebbe arrivata una nave con circa 800 persone, i politici di turno, di tutti i colori, hanno parlato, chiosato, puntualizzato che la Sardegna aveva i suoi problemi, che non si era pronti, che qui, che là. Non era vero, perché si è stati in grado di vestire, scaldare, rifocillare,  curare e accogliere tutti. Il primo soccorso è questo. Niente altro. Questa gente sfortunata non ci vuole stare in Sardegna, lo sa benissimo che non c’è lavoro e pure noi abbiamo i nostri ragazzi che vanno all’estero in cerca di miglior fortuna. Sono solo di passaggio, ma sono felici e  si considerano salvi quando raggiungono la terra ferma, pur se in un’isola. La risposta dei cagliaritani, della gente normale, è stata incredibile, degna della miglior ospitalità.

Si dice sempre che si studia la storia perché certi fatti non accadano più. Invece sono ormai persuasa che guerre, genocidi, dittature siano sempre accaduti e sempre accadranno. Che le vittime di ieri spesso diventano i carnefici di oggi. Ci sono popoli e nazioni supportate fino all’altro giorno dall’Onu, anche dall’Italia,  che ora erigono muri di filo spinato per non far passare queste masse in fuga. Sparano e usano lacrimogeni per disperdere la fame, la paura e il bisogno. Anche loro hanno la memoria corta,  hanno già dimenticato la sofferenza di ieri.

Mi ha colpito un ragazzo profugo che ha detto che si possiamo costruire tutti i muri che vogliamo, ma ci sarà sempre chi è disposto ad oltrepassarli perché non ha nulla da perdere. Non c’è niente da fare di fronte alla volontà di milioni di persone che vogliono una vita migliore. Dovremmo accoglierli a braccia aperte ed essere felici che arrivino vivi, dovremmo piangere di fronte ai morti,  non numeri, seppur mostruosi, ma persone che hanno amato la vita tanto da perderla.

Un giorno, spero il più presto possibile,  sarà  posta l’ultima parola a questa tragedia. Si troverà il modo di fermare le guerre, il terrorismo e  i mercanti di uomini. Un giorno quando tutto questo sarà finito si darà merito a nazioni come l’Italia, la Grecia e la Giordania.

Ora ho capito che si fa memoria degli avvenimenti passati non solo per evitare che succedano in futuro, ma soprattutto per capire da che parte bisogna stare quando accadono.