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Ciao Maestra Ross

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Alcuni giorni prima della Settimana Santa se n’è andata Maestra Ross, avevo accennato di lei in qualche vecchio post. Era una maestra che faceva parte della  nostra scuola dagli inizi degli anni 80,  e ha avuto stuoli di bambini del mio paese. Io l’ho conosciuta agli inizi della mia carriera scolastica, quando ero tirocinante e poi baby insegnante. Maestra Ross, insieme alle altre maestre presenti da quel periodo, era un’istituzione per i suoi alunni, che l’hanno ricordata con vividezza, per i genitori e per noi colleghe.

Maestra Ross si dedicava ai suoi alunni con passione, preferiva gli ultimi, i bravi, e i mediani, cioè tutti. Però si dovevano impegnare a migliorarsi. Tutti ce la potevano fare. Anche con le colleghe preferiva quelle che si davano da fare, e si adoperava ad aiutarti con consigli o addirittura andando al di là delle norme, mettendo il cuore prima di tutto. Odiava i lavativi, che disprezzava, e non considerava minimamente.

A primo impatto sembrava una persona severa e rigida, invece frequentandola si scopriva una persona dal cuore d’oro. Non si apriva facilmente, tanto è vero che  solo da pochi giorni anche la sua collega più fidata ha scoperto alcuni aspetti dolorosi della sua vita che aveva tenuto ben celati a tutti.

Nonostante fossimo colleghe da tantissimi anni, per molto tempo non avevamo avuto  avuto occasione di insegnare nella stessa classe, poi quasi inaspettatamente capitò l’occasione e non me lasciai fuggire. Agli inizi per lei ero sempre la sua baby insegnante, da proteggere e consigliare ma, dopo un equivoco subito chiarito, divenni ai suoi occhi adulta. Sono stati tre anni bellissimi e indimenticabili. Il coronamento di una lunga relazione professionale.

Maestra Ross avrebbe finito la sua carriera con quella classe, aveva l’età e requisiti, ma la legge Fornero la bloccò a scuola e, seppur con iniziale comprensibile malumore, iniziò l’anno scolastico con una classe prima molto numerosa. Ancora una volta si rimboccò le maniche ed entrò nel cuore di quei bimbetti e delle loro famiglie. Non eravamo più colleghe di classe, però quando ci incrociavamo negli anditi ci aggiornavamo reciprocamente. Per me sarebbe stato l’ultimo anno come insegnante specialista di lingua straniera e non vedevo l’ora che finisse quest’esperienza per cominciare la nuova avventura. Quell’anno per una banale caduta rimasi assente da scuola due mesi, mentre io tornavo dalla malattia lei si ammalò, e iniziò a mancare. Lei era sempre venuta anche quando stava male! Tuttavia non ce la faceva a viaggiare e reggere tutto il carico dell’insegnamento. Agli inizi si pensò a qualcosa di banale, poi a qualcosa di serio, molto serio. Invece era qualcosa di gravissimo. La diagnosi era terribile. Un giorno per una riunione eravamo divise in vari gruppi, Maestra Ross telefonò a Collega fidata e in un attimo a scuola calò una cappa di tristezza e pianto. Piansi molto quel giorno, non riuscivo a smettere. Il mio pianto sorprendeva e faceva piangere tutti. Quel giorno consumai tutte le lacrime e per due anni non ho pianto più. Avevo da fare: cercare cure e medici sparsi nel mondo, telefonarle, andare a trovarla o mandarle i limoni super biologici.

Iniziò l’estate,  avevo avuto il trasferimento di cattedra e il preside mi propose di insegnare matematica, iniziai a studiare come una matta per prepararmi e intanto mi tenevo sempre in contatto con Maestra Ross. Agli inizi rispondeva bene alle cure il tumore si rimpiccioliva e lei stava se non bene, benino. Avevamo la speranza che potesse  sconfiggerlo o almeno potesse vivere a lungo.

Intanto con una mossa spiazzante il preside a settembre decise di darmi la cattedra di Maestra Ross, dovevo sostituirla. Mi chiese cosa ne pensassi. Sprofondai nella poltrona della presidenza mentre le vicepresidi guardavano la mia reazione. Cercavo di aprire la bocca e di collegare il cervello, ma era sottovuoto. Il preside mi parlava da un metro e sembrava che la sua voce arrivasse dall’altra parte del mondo. Pian piano mi ripresi e dissi solo sì. Uscii dalla presidenza, chi aveva sostituito il pavimento con materassi ad acqua? Andai in giardino e subito le telefonai, anche lei rimase senza fiato. Poi chiamai la mia nuova collega e pure lei era sbalordita. Ma entrambe avevano fiducia in me.

Ma io mi sentivo un carico enorme sulle spalle. Dovevo preparare tante materie nuove, ereditavo una classe con dei genitori che avevano un alto livello culturale, era una classe numerosa, era la classe di  Maestra Ross e Maestra Ross stava male. Sarei stata all’altezza di tutto questo carico emotivo? Non dormii per mesi, non facevo altro che prepararmi e correggere quaderni, ostentavo sicurezza, ma dentro tremavo ed ero impaurita. Lei però mi incoraggiava e mi parlava dei bambini e delle loro famiglie. Alla fine seguendo i suoi consigli e mettendoci tutto quello che avevo riuscii e venirne a capo. Entrai nel cuore dei bambini e dei loro genitori e mi rilassai un po’. Ripresi a dormire e l’anno finì.

Maestra Ross un giorno di giugno venne a scuola a salutare i bambini e le famiglie e a festeggiare il pensionamento. Passò l’estate tra alti e bassi, poi i bassi divennero più degli alti e a dicembre la situazione precipitò, ma non si diede per vinta. Ancora una volta tirò fuori anche l’energia che non aveva e superò quel terribile momento. Ma ormai era chiaro, il filo era diventato troppo corto.

Un giorno di marzo mentre andavo a scuola la chat sembrò impazzire, Maestra Ross se n’era andata.  Anche se eravamo coscienti che quel momento sarebbe arrivato presto, non eravamo pronte. Accolsi i bambini con il solito sorriso quotidiano, richiamai indietro due mamme e comunicai la notizia. Ai bambini glielo avrei detto io, non potevo certo trascorrere la mattinata facendo finta di niente. Così mi trovai a consolare quei bimbetti che singhiozzavano disperatamente. Asciugavo le loro lacrime mentre io versavo le mie . Poi iniziarono a scrivere e a disegnare le cose più belle che ricordavano e quello che speravano per lei.

Quanti bei disegni colorati! Quanto amore hai trasmesso!

Per un misterioso disegno sono diventata la custode di questa preziosa eredità.

Ciao, Maestra Ross.  Abbi cura di noi.

 

 

 

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Buona Pasqua

Alberto-di-uova-di-Pasqua
tecnocino.it

Cari amici e amiche,

desidero e auguro che sappiate sperare l’insperabile:

la morte non sarà l’ultima parola su ciascuno di noi

perché ciò che abbiamo vissuto nell’amore non può finire in nulla.

La tomba vuota di Gesù è fondamento di questa nostra speranza.

Enzo Bianchi

Cronaca di una normale domenica elettorale. Elezioni politiche 2018

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Sembrava che questa data non dovesse arrivare mai. Invece eccoci qua sono le ore 20 del    4 marzo 2018. E’ il giorno delle elezioni politiche. Ora non voglio parlare di politica, però da quando ho il diritto di votare non mi era mai capitato di essere così indecisa. Per arrivare a esprimere il mio voto ho dovuto fare un lungo ragionamento. Le altre volte ero convinta, ma in seguito se avessi potuto avrei percorso lo Stivale prendendo a calci nel sedere quelli che avevo votato con tanta convinzione. Quante delusioni! Quante occasioni perse! Oggi ho votato con meno convinzione, come tanti altri che conosco. Magari questa volta sarò sorpresa in modo positivo.

A me il clima pre elettorale non piace. Si sentono e si dicono tante parole inutili, talvolta orribili; si promettono cose impossibili; si tradiscono amici e si offendono i nemici. La tv e i social sono presidiati dai politici a tutte le ore del giorno e della notte. Fino alla nausea. Quella vera che ti fa consumare i tasti del telecomando e finalmente ti decidi a spegnere e fai regnare in casa un bellissimo silenzio.

Però mi piace andare a votare.  E’ sempre bello avvicinarsi con la scheda in mano alle scuole del mio paese. I sentimenti che mi accompagnano la domenica delle elezioni, mentre percorro la stessa strada che faccio tutti i giorni per insegnare, sono però ben diversi. Innanzi tutto respiro sempre aria di festa,  anche oggi che era nuvoloso e non ha mai smesso di piovere.  Mi piace perché in pochi minuti incontro tante persone che non vedo da tanto tempo. Vedo giovanissimi, anziani, ricchi, poveri, sani, malati, le forze dell’ordine, il sindaco e gli assessori, miei ex alunni, che magari sono scrutatori, e alunni di adesso che accompagnano i genitori.

Con i bambini ci scambiamo occhiate smarrite e complici nel vedere i nostri spazi quotidiani irriconoscibilmente invasi da gente estranea. Anche oggi, come al solito, ho fatto un giro in tutti i seggi, compreso quello nella mia aula. Non so davvero esprimere quel sentimento, misto di felicità e di gelosia nel vedere la mia cattedra, la mie lavagne e  i miei armadi usati da altri e per scopi ben diversi da quelli per cui sono stati concepiti.

Oggi poi sono andata ai seggi due volte. Alle 11 per accompagnare mia madre. Mio padre che ha sempre votato questa volta si è rifiutato. Arrangiatevi, ci ha detto.
Poi sono tornata insieme a Miomarito alle 15. Mia madre ha fatto mezzora di fila. Noi 10 minuti. Avrebbero dovuto fornire le pistole sparacodici ai presidenti di seggio, così da alleggerirgli il compito. Non so con quale lucidità inizieranno le operazioni di spoglio alle ore 23. So che qualche scrutatore ha dovuto chiedere più di una pausa perché gli si stavano incrociando gli occhi a furia di scrivere e controllare tutti quei codici.

Ora sono a casa con mio marito, abbiamo trascorso la maggior parte della giornata dai miei. Abbiamo aperto più volte una tribuna politica, avevamo rappresentati quasi tutte le idee, compresi, come detto prima, gli astensionisti. Insomma a casa mia c’era un gran casino.

Ci stiamo rilassando in attesa degli exit poll e delle prime proiezioni. Le altre volte sono riuscita a stare sveglia fino all’alba. Ricordo quando Prodi vinse le elezioni per un seggio e alle ore tre del mattino uno spiritato Fassino salì sul palco per annunciare la vittoria. Non so se stanotte ce la farò a rimanere sveglia, anche perché secondo me alle sei del mattino non si avrà un quadro ben preciso, a meno che la situazione sia ben netta dall’inizio, e ci toccherà tutti cantare, come faceva venerdì un mio alunno Noi siamo figli delle stelle!

Tempo di pagelle

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Pagella di quinta di Speranza

Da venerdì scorso sono online le pagelle del primo quadrimestre. In realtà la pagella  già da diversi decenni si chiama documento di valutazione.  Ma se tu chiedi a i bambini se hanno visto il documento di valutazione fanno quella faccia di chi sta chiedendo cose assurde. Se invece chiedi della pagella non ti lasciano neanche finire.  I genitori possono accedere alla loro lettura e alla stampa tramite una password, che è uguale per entrambi i genitori. Nel caso si volessero dei chiarimenti sui voti,  sul giudizio del comportamento o su quello globale, i genitori possono chiedere un incontro gli insegnanti. Oppure siamo noi insegnanti a chiamare i genitori per fare il punto della situazione sulla valutazione e non solo.

Quest’anno i miei alunni sono in terza, sono una classe a tempo pieno composta da 23 bambini. Il livello di apprendimento generale è medio alto. La maggior parte dei genitori sono diplomati, alcuni sono laureati. Sono genitori che lavorano, seguono i figli, si interessano dell’andamento scolastico e hanno un buon rapporto con le insegnanti. La classe dal punto di vista comportamentale è alquanto vivace, alcuni bambini non sono solo vivaci ma anche refrattari al rispetto delle regole. Niente di gravissimo, ma fanno cose, o non fanno cose, che se le fa un bambino una volta non disturba, ma se le fanno più bambini più volte, allora la musica cambia. Ad esempio sono comportamenti disturbanti: stare seduti con i piedi sulla sedia, fare rumori con gli oggetti scolastici, alzarsi e frugare nel diario a random, non preparare il materiale per la lezione e continuare a disegnare o ritagliare per proprio conto, interrompere qualcuno, maestra compresa, mentre si parla, fare giochi inadatti e pericolosi durante la ricreazione, litigare con i compagni, ridere alle spalle della maestra arrabbiata, negare di aver fatto qualcosa anche se la maestra lo ha visto, non rispettare le regole di comportamento in mensa, in palestra o nei trasferimenti di ambiente. Alcune sono piccolezze che vanno corrette, sempre, ogni volta che si presentano e vanno fatte notare. Se un bambino ha più di uno di questi comportamenti il giudizio sul comportamento non potrà essere positivo.

Ad alcuni bambini abbiamo scritto nero su bianco che il comportamento non è corretto. Apriti o cielo! Nonostante i genitori sappiano perfettamente del comportamento della classe e del proprio figlio, vederlo scritto ha fatto male e la chat dei genitori, dove noi insegnanti non siamo presenti, è rimasta infuocata per molti giorni. Noi abbiamo avuto gli echi di queste discussioni dalla rappresentante della classe. La povera donna, piccola di statura ma è alquanto cazzuta e a completamente dalla parte delle insegnanti, ha avuto un bel da fare. Ha chiesto i chiarimenti a noi sul nostro modo di procedere e  ha appurato che la nostra intrasigenza è dovuta al fatto che in terza i bambini sanno benissimo come si devono comportare e che tutti hanno la capacità di rispettare le regole del vivere comune. Ovviamente la parte più difficile per lei è stata quella di farlo capire e farlo accettare ad alcuni irriducibili genitori. Ma già a una settimana la situazione si sta normalizzando.

Questi giorni durante le pause ho intervistato singolarmente i bambini. Hai visto la pagella? Sei contento/a ?  Mamma? Papà? I voti sono corretti? Il giudizio del comportamento è giusto? Cosa puoi fare tu? Vuoi impegnarti di più? Bravissimo/a sono sicura che ce la puoi fare e allora anche il tuo giudizio o voto cambierà.

I bambini hanno un senso di giustizia molto più sviluppato di quello di noi adulti. Hanno bisogno di avere certezze, di sapere ciò che è giusto o sbagliato e  di essere giudicati correttamente. Ma hanno anche bisogno di sapere che  non tutto finisce lì, che tu hai fiducia in loro e che possono cambiare la situazione con l’impegno e l’incoraggiamento.

E io sono lì per questo.

 

Raccontare o no la Shoa a scuola

Oggi è la Giornata della memoria, dopo averci riflettuto abbastanza, anche quest’anno come lo scorso anno, ho deciso di non affrontare l’argomento con i miei alunni di terza elementare. Da quando sono rientrata a scuola li ho ascoltati e osservati mentre un compagno raccontava di aver scoperto che i regali li portano che Babbo Natale e la Befana. Credo che ad alcuni di loro si siano chiuse le orecchie, perché subito dopo altri giuravano di aver visto il vero Babbo Natale.

Li inosservati bene sopratutto durante le ricreazioni. Non appena si dà il via alla pausa corrono agli zaini e ancora tirano fuori un incredibile e affollato zoo di peluche. Quando ne hanno qualcuno nuovo ci tengono a presentarmelo e a raccontarmi quando e come ha iniziato a vivere nei loro giochi. Mi fanno tanta tenerezza, anche se qualche volta indugiano nel riporli, facendomi arrabbiare. Un orsetto è anche finito nel cassetto della cattedra e mi saluta quando lo apro.

Li ho osservati bene i miei alunni mentre giocano in giardino con le foglie degli alberi, in questo inverno sardo che sa ancora di autunno. Le lanciano in aria mentre il vento leggero crea delle meravigliose coreografie.Li ho osservati da lontano, incantata dalla loro invidiabile spensieratezza. Malinconica ho iniziato a canticchiare sottovoce La canzone del bambino nel vento. Li guardavo e mentalmente programmavo l’attività per questa ricorrenza. Avrei letto il libro Otto e poi ne avremmo parlato con le parole giuste, senza andar troppo nei particolari, senza sforare con gli argomenti e i discorsi.

Era tutto pronto, ma poi li ho guardati bene quegli occhi innocenti, ho visto le bocche sorridenti e quelle tristi piegate all’ingiu’ per uno sciocco litigio e ho pensato di regalargli un altro anno di spensieratezza.

Ho deciso di onorare così l’innocenza dei milioni di bambini che sono nel vento.

Prevenzione: la mammografia

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Avevo l’impegnativa per sottopormi alla mammografia dal mese di febbraio dello scorso anno.  Avrei potuto telefonare al CUP, Centro Unico di prenotazione, che consente di prenotare prestazioni specialistiche ed esami diagnostici e di laboratorio, ma sapevo che l’appuntamento sarebbe stato dopo circa un anno e mezzo, Però nei laboratori radiologici convenzionati non riuscivo a prenotare. Infatti una legge regionale  per ogni laboratorio convenzionato fissa un numero massimo di controlli mensili. Mentre in passato quando telefonavi davano comunque l’appuntamento dopo circa tre mesi dalla chiamata, ora devi azzeccare il giorno giusto, altrimenti ti dicono di ritelefonare quando saranno riaperte le prenotazioni. Da quanto ho capito le prenotazioni si aprono ogni due mesi.  Quando riesci a prenotare  il controllo avverrà dopo circa due mesi dalla prenotazione. Però se è urgente puoi fare il controllo, subito pagando la prestazione, non ricordo se era 130 o 180 euro.

Decidendo di aspettare e azzeccare il momento giusto per prenotare sono passate le settimane e i mesi.  La cosa cominciava a spazientirmi visto che nel frattempo sono entrata nella fase della pre menopausa e gli sbalzi ormonali fanno ingrossare le cisti, che diventano anche alquanto dolorose. Così un giorno tra Natale e Capodanno mentre uscivo di casa proprio per recarmi dal medico, il postino mi ha consegnato una lettera con la quale venivo invitata a sottopormi con data e ora precisa al Programma regionale della Sardegna per la diagnosi precoce del tumore alla mammella.

Che tempismo! Non potevo certo farmi sfuggirmi l’occasione. Così lunedì invece che andare a scuola mi sono sottoposta alla mammografia. Non mi ha fatto male e il radiologo mi è sembrato preciso e professionale, anche se poco empatico e di poche parole. Ha cercato di aprire il cd della mammografia eseguita tre anni fa, ma non essendoci riuscito lo ha trattenuto. Potrò ritirarlo fra circa venti giorni, quando mi sarà arrivato a casa il referto. Il neo di questo programma di prevenzione è l’attesa che passa tra il controllo e il referto.  Questo l’unico aspetto andrebbe migliorato. Per il resto non c’è che da complimentarsi per l’organizzazione del programma di screening che dà a tutte le donne la possibilità di fare un controllo gratuito. Mi ha fatto piacere vedere che tante donne come me ne hanno approfittato.

W la prevenzione!

 

Torna a scuola, Speranza

Eccomi a scuola, prima a salutare colleghi e collaboratori. Qualcuna delle colleghe non si era accorta che mancassi. Non è strano perché con il tempo pieno faccio degli orari alquanto particolari e non avevo scritto nulla neanche nelle chat della scuola. Una seria e una per le stupidaggini. E poi loro, i bambini, già sulla porta con i sorrisi smaglianti, felici; che mi hanno riscaldato con il loro affetto, sommerso di racconti mentre si toglievano i giubbotti  e andavano a registrarsi per la mensa. Tutti volevano essere ascoltati, contemporaneamente, ovvio! Li ho fatti parlare tutti a turno, ci abbiamo messo due ore. Ci vuole tempo per ascoltare e disciplinare la conversazione con 23 bambini . Passato il loro turno, poi volevano riprendere la parola. Un mese o poco meno era lungo da raccontare. Per tutte le Barbie e le Lego del mondo universo! Esilaranti i racconti sui Babbo Natale, qualcuno se lo è trovato in salotto ed è stato portato in pigiama a fare un giro sulla slitta. Qualche Befana ha fatto spaventare le mamme e  gli lanciato, come pietre, caramelle e cioccolati. Qualcuno ha fatto gli esperimenti con i petardi, qualcun altro è stato in Continente o all’estero, altri hanno dormito dai nonni, o parenti. Un mondo gioioso e divertente. Orgogliosi mi hanno raccontato che la notte di Capodanno sono andati a letto tardissimo e poi i giorni seguenti erano zombie. Mi sono sforzata nel non farmi prendere dalla fretta, nonostante le lancette girassero velocemente. Nonostante qualcuno si annoiasse e cercava di parlare con il vicino. Alla fine però eravamo contenti tutti, anche se abbiamo iniziato la ricreazione al suono della seconda campana, quella che segnava la fine.

Avevano la possibilità di dire qualcosa anche sui giorni passati con la supplente, molti non hanno voluto parlare, altri hanno detto che gli sono mancata e che erano giorni bruttissimi. La bambina che avevo a fianco sottovoce mi ha detto: – Anche a me sei mancata tantissimo, sei la mia maestra preferita.  – Anche se ti sgrido tanto? – Sì, anche se mi sgridi tantissimo, sei sempre la mia maestra preferita.

Che dire? Sono felice di essere tornata e di averli trovati così!

Si rientra

  • Domani tornerò a scuola. Che bello! La rappresentante dei genitori mi ha fatto sapere che mi stanno aspettando con ansia e sono felicissimi del mio rientro.
  • Pure io sono felice di tornare alla mia vita normale. Siamo già a metà settimana, e avrò due giorni leggeri, così potrò riprendere con gradualità. Per prima cosa li saluterò uno per uno, ci siederemo in cerchio e a turno tutti parleremo. Potranno parlare delle vacanze di Natale, sarà interessante sentire cosa ricordano, oppure potranno esprimere i loro pensieri su questi giorni passati a scuola con un’insegnante diversa.
  • Volutamente non ho mandato alcuna indicazione alla supplente, la mia collega di classe ha detto che era brava. Ci ha fatto i complimenti per il livello di apprendimento e per il comportamento. Sono riscontri importanti sia per noi insegnanti, sia per i bambini. Non abbiamo angeli o belle statuine, ma bambini. È importante che si sappiamo ben  rapportare anche con gli estranei e che sappiano gestire le nuove situazioni senza la supervisione ossessiva dell’insegnante prevalente.
  • L’autonomia. È un tasto che batto continuamente con i genitori che vedono i loro figli sempre troppo piccoli e bisognosi di essere continuamente seguiti. Fino all’asfissia e alla conseguente ribellione.
  • Mi siete mancati, piccole pesti. A domani.

 

Tutta la luce che non vediamo

dsc_0037-2013929694.jpgOgni anno nel mese di Gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, leggo almeno un libro sulla Shoa. Di solito la ricerca del libro e la relativa lettura avviene a fine mese, invece quest’anno, complice una promozione lampo su Amazon, ho già letto il libro sull’argomento Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr, vincitore del premio Pulitzer nel 2015.

Il romanzo racconta la vita di due bambini che nel 1934 hanno sei anni. Marie Laure vive a Parigi, è orfana di madre e le hanno diagnosticato una malattia degenerativa che in poco tempo la farà diventare cieca. Con questo handicap affronterà il trasferimento a Saint Malo e l’occupazione della fortezza da parte dei tedeschi. Werner è un bambino tedesco che vive in un orfanotrofio insieme alla sorella minore. Il bambino dimostra subito di avere delle capacità tecniche straordinarie nel costruire e rimettere a posto le radio. Per questo viene notato e mandato a frequentare, nonostante il parere contrario della sorellina, l’Accademia della Gioventù hitleriana. Non sto a raccontarvi tutte le vicende dei due bambini, che la vita farà incrociare per un attimo per far proseguire ognuno nel loro destino. Il libro è lungo e le vicende sono alquanto articolate, e anche i personaggi sono tanti e ben descritti nei loro caratteri e azioni.

Il racconto inizia lentamente, ma a metà le parole cominciano a incalzare, creando tanta suspance. Mentre leggevo mi sono resa conto che alcune pagine le ho lette senza respirare, in apnea. Quando racconta il periodo post bellico il ritmo torna lento e lascia spazio alle riflessioni.

Dopo aver letto il libro il pensiero principale che prevale in me è sull’Europa e il lungo periodo di pace che stiamo vivendo, talvolta con indifferenza e sufficienza. La fratellanza fra Europei è costata tanto, e credo non sia stato semplice per i popoli europei sedersi allo stesso tavolo, sognare insieme e iniziare a costruire l’Europa unita. Però ci sono riusciti. Ci siamo riusciti. Oggi possiamo girare l’Europa in lungo e in largo senza problemi. Possiamo sognare di cambiare e vivere una nuova nazione. Possiamo esprimere le nostre idee liberamente, anche le più stupide.

Un’altra pensiero che considero importante è che prima agli inizi sembrava impossibile che si potesse iniziare una seconda guerra, visto che si era appena usciti da una guerra terrificante, per questo alcuni segnali erano stati considerati insignificanti. La mia domanda è: Il ritorno delle destre estremiste al governo di alcuni stati europei; lo sdoganamento delle idee fasciste, naziste, xenofobe che circolano impunemente sui social; le affermazioni sulla supremazia della razza bianca su le altre razze (fresca fresca di ieri) di un candidato alle elezioni regionali, sono segnali di un futuro fosco che ci attende? Spero tanto di no e mi attivo, anche con questo piccolo blog a far circolare idee positive e piene di gioia e speranza nel futuro.

Il lunedì di Speranza #6

Starò a casa in convalescenza alcuni giorni ancora. Sto molto meglio, ma le forze sono quel che sono. Ho dei cali fisici che mi portano a sdraiarmi dopo piccoli sforzi. Non sono assolutamente in grado di affrontare tutto il carico di lavoro scolastico; ma è soprattutto quello extrascolatico quello che mi spaventa: ore e ore a correggere e preparare le lezioni. I bambini meritano un’insegnante in forma. Ho fatto di tutto perché potessi rientrare oggi, ci ho creduto fino a ieri mattina, ma poi ho dovuto arrendermi all’evidenza. Rientrando avrei compromesso la guarigione definitiva e magari mi sarei buscata l’influenza, che è là che mi aspetta. Pazienza, ne approfitto per scrivere un po’ di post, per leggere e guardare la tv.

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A proposito di tv, ieri ho visto Tom Hanks e Meryl Streep a Che Tempo che fa. I due attori sono in Italia per promuovere il loro ultimo film The Post. E’ stata un’ora bellissima per il clima di familiarità e gioia che bucava i teleschermi e arrivava fino al divano di casa mia. Mi sono piaciuti molto entrambi, per la sincerità dei loro discorsi e le emozioni genuine.  Son sembrate persone normali che fanno un lavoro bellissimo e sono consapevoli di questo. Lavorano seriamente per essere quello che sono, ottengono tanto ma rimangono umili. Anche perché non sempre mietono quello che seminano.“Non ci si abitua mai a vincere qualcosa. Io mi sono dovuta abituare a perdere. Sono l’attrice che ha perso più Oscar in assoluto”. Noi pensiamo a quello che ha avuto, e lei, come tutti, pensa a quello che ha perso. Sono rimasta incantata nel vedere lo stupore che provavano nel sentire le loro voci italiane,  e hanno ringraziato i doppiatori. Gli americani amano sentire parlare l’italiano, dicono che è una lingua musicale.

Mi ha fatto piacere che abbiano accettato con trasparente felicità e gratitudine i regali pensati da Fabio Fazio: per la collezione di  Tom Hanks un modellino della Fiat 126, auto che adora,  e un macchina da scrivere Olivetti . E la Streep a tal proposito ricorda la mamma: “Mia madre mia ha detto di non imparare a usare la macchina da scrivere per non diventare la segretaria di nessuno. Diventerai il capo.” Avrei voluto abbracciare la mamma della Streep.  Noi siamo quel che siamo anche perché in nostri genitori sono stati quel che sono stati.

Ma secondo me la trasmissione ha raggiunto il massimo del pathos quando  a Meryl Streep è stata regalata una fotografia autografata da Anna Magnani, donata da suo figlio dell’attrice romana. Si è commossa fino alle lacrime ringraziando in italiano. “Anna Magnani era fantastica, in ogni cosa che faceva metteva un impegno assoluto. Scoppiava di impegno“.

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Stamani ripensavo alla trasmissione di ieri e alle polemiche dei mesi scorsi sull’ingaggio di Fabio Fazio. Pensavo a quanto lavoro ci deve essere stato, a quante interviste e articoli devono aver letto gli autori della trasmissione per scoprire aneddoti apparentemente insignificanti sulla vita di questi due mostri sacri della recitazione.

E’ mia abitudine divertirmi  a seguire le trasmissioni anche su twitter,  talvolta interagisco e commento, molti criticavano lo stile dell’intervista di Fazio, ma credo che se ieri questi due Grandi si sono aperti e si sono rivelati per quel che sono,  è anche per la preparazione e lo stile dell’intervistatore.

Mi è dispiaciuto che non sia riuscito ad arrivare in trasmissione Steven Spielberg, regista del film, chissà quali sorprese ci avrebbe regalato ancora la trasmissione. Spero sia un appuntamento solo rinviato.

Comunque il film andrò a vederlo al cinema perché come ha detto Hanks è bello uscire di casa e vedere i film a fianco di persone sconosciute e scoprire che le tue reazioni sono le stesse di tante altre persone. Perché come titolava un famoso libro di alcuni anni fa: Nessun uomo è un’isola.