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Quando andrò in pensione?

Fino a poco tempo fa, non consideravo la questione pensione un argomento importante per la mia vita. Vedevo il mio ritiro una prospettiva lontana anni luce.

Agli inizi della carriera scolastica ero impegnata a comprendere il mondo della scuola. A  capire le circolari ministeriali, che sono state sempre da interpretare come la Bibbia scritta in aramaico. Ero impegnata ad entrare in graduatoria, a non farmi scavalcare da altre con meno punteggio di me, a superare concorsi e fare tutti i corsi di aggiornamento possibili e immaginabili. Mi creavo le chance per passare di ruolo.  L’importante era che arrivasse puntualmente lo stipendio, perché a volte non era puntuale ed erano dolori. Per raggiungere la sede bisognava fare il pieno all’auto. Figuriamoci se pensavo alla pensione!

Quando sono passata di ruolo avevo 28 anni. Ero giovane, in quel periodo tutto quello che facevo andava bene, con un po’ di fortuna, ma anche molto merito.  Ho badato alla mia routine scolastica fatta di lezioni, correzioni, riunioni, riforme, rinnovi contrattuali e sempre tanti corsi di aggiornamento. L’argomento pensione non mi riguardava. Andavano in pensione le colleghe anziane che avevano tanti anni di servizio, e io ero sempre una delle più giovani. L’argomento non mi riguardava. Ridendo dicevo che non sarei mai andata in pensione visto che quando sarebbe spettato a me non ci sarebbero stati soldi. Avrei continuato ad insegnare con un occhio di cristallo, la dentiera e la parrucca. Con vocina sibilante da anziana ai bambini vivaci avrei detto: Smettila, anche tuo bisnonno faceva così. E giù risate a lacrime.

Ora che la prospettiva è veramente quella non rido più. Anzi. Mi fa imbestialire. Mi chiedo sgomenta come farò ad arrivare a 67 anni, quasi 68, sopportando il calo fisico e psicologico? Come farò a stare al passo dei tempi con le nuove tecnologie che saranno sempre più sofisticate? E i bambini, come saranno i bambini?

Sento di non potercela fare. Forse perché la mia carriera scolastica sta per raggiungere i 30 anni.  Forse perché tutte queste riforme invece di migliorare peggiorano la qualità dell’educazione, e tutti i giorni ne vedo i pessimi risultati. Forse perché ho fatto solo la maestra. Mi chiedo se potrei fare altro nella vita per riaccendere l’entusiasmo.

Avere la prospettiva di invecchiare a scuola mi deprime, pensare a qualche altro sbocco mi rallegra. Ci devo pensare, ho ancora alcuni anni per annusare l’aria e creare un’alternativa. Per non investire ancora tutte le mie energie nella scuola.

 

 

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Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

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Melagrana

Oggi è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.  Desidero dare il mio contributo e mettere in rilievo l’importanza della prevenzione e dell’educazione

. Più che le parole servono i fatti e modelli educativi validi. Ai bambini e alle bambine da subito va insegnato, giorno per giorno, attimo per attimo, senza mollare mai la presa,  l’esercizio del rispetto nei confronti degli altri.

Va insegnato che si può discutere e litigare senza alzare le mani e i piedi, senza insultare l’interlocutore. Va insegnato che siamo tutti diversi,  ma non per questo nemici e avversari.

Va insegnato il valore dell’istruzione, che talvolta è faticosa, ma alla fine porta sempre dei benefici nella vita delle persone. L’istruzione cambia in meglio la vita della gente.

Va insegnata e coltivata l’indipendenza economica.  Soprattutto quella delle donne. Molte non hanno il coraggio di allontanarsi da matrimoni e situazioni difficili perché non si hanno le risorse economiche.

Va insegnata l’educazione finanziaria che ci porta a risparmiare e a pensare al futuro, e se qualcuno usa il ricatto nel mondo del lavoro, si può avere la libertà di sbattere la porta in attesa di trovare qualcosa di meglio.

I modelli educativi sono più importanti di tanti discorsi. Quanto sono stati importanti i miei genitori! Mia madre mi ha insegnato a non farmi mettere mai i piedi in testa da nessuno e mi spinto a continuare a studiare nonostante le grandi difficoltà iniziali. Mio padre mi ha insegnato l’onestà, il valore del lavoro e del risparmio. Invece il giovane vice parroco del mio paese quando mi diplomai mi invogliò subito a fare i concorsi per insegnanti. Lavora, lavora sempre, anche se dovessi sposare uno ricco, anche se dovessi avere tanti figli, perché lavorando potrai sempre spendere i tuoi soldi e non doverli chiedere a nessuno.