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Il Lunedì di Speranza #3

Questa settimana inizia con due bei motivi per essere ottimisti che hanno lo stesso filo rosso che li unisce. Sono i piccoli passi compiuti la scorsa settimana verso la piena conquista dei diritti delle donne.

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Come detto nello scorso post venerdì si è celebrata la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, anche l’Italia ha fatto la sua parte, infatti ci sono state varie manifestazioni molto partecipate da donne di tutte le età. Si sono esposti uomini che hanno scritto che è ora che anche loro facciano la loro parte. La questione non può riguardare solo le donne. E’ certamente un piccola goccia, ma intanto qualcosa si smuove. A me ha colpito molto che gli scranni della Camera dei deputati fossero occupati da 1400 donne. Alla presenza del Presidente del Consiglio Gentiloni e della Presidente della Camera Laura Bordini hanno raccontato le loro storie sì di sofferenza, ma anche di riscatto e speranza. La Presidente ha invitato tutte le donne a non stare zitte a parlare. Nonostante la paura di non essere credute: io parlo. Nonostante i pregiudizi: io parlo

Parità di genere

L’altra notizia positiva è che Martedì 21 novembre il Consiglio Regionale della Sardegna ha approvato la legge elettorale che introduce la doppia preferenza di genere. Voti favorevoli 50, contrari 2. Raggiungere questo risultato non è stato semplice. Cinque anni fa la legge non passò e anche questa volta si temeva la stessa beffa. Ma martedì in Consiglio regionale i posti riservati agli ospiti erano gremiti da donne, molte erano pure fuori.  I Consiglieri, le Consigliere sono solo quattro, questa volta non l’avrebbero passata liscia. Non se ne sarebbero potuti andar via alla chetichella.

Molti, anche donne, sono contrari a questa legge, affermano che si dovrebbe conquistare il seggio con merito, non per genere. Allora proviamo a rispondere a questa semplicissima domanda: oggi consiglieri e i deputati sono tutti lì perché se lo meritano? Ecco. Credo che non sia solo una questione di credibilità, onestà, competenza, conta soprattuto la necessità di far emergere anche a livello politico il modo di ragionare, la progettazione e la sensibilità femminile. Di questo abbiamo bisogno.

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Il lunedì di Speranza #2

 

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Cagliari. Panoramica dal Parco della Musica

Inizio la settimana con serenità perché ho avuto un fine settimana di completo relax e una domenica magnifica di sole, natura e mare.

Ci voleva dopo una settimana di nuvole e pioggia, aspettata e gradita, ma da buona sarda dopo tre giorni ho cominciato ad essere irrequieta.

E’ bastato pazientare e ricordarsi che dopo la pioggia c’è sempre il sole.

Buon inizio di settimana a tutti.

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Fiori autunnali. Sardegna
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Mari Pintau. Mare Dipinto. Sardegna
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Mari Pintau. Sardegna
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Spettacolo sulla Litoranea Panoramica per Villasimius. Sardegna

 

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Mari Pintau. Sardegna. Lavorare al pc in mezzo alla natura. Chi non vorrebbe farlo? 
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Kal’e Moru. Sardegna

Se qualcuno ha dei beni

Se qualcuno ha dei beni in questo mondo e chiudesse agli altri il cuore nel dolor, come potrebbe  la carità di Dio rimanere in lui?

E’ il ritornello di un canto che sentivo in Chiesa quando ero bambina.  Anche se è da tanto tempo che non lo sento, mi sono ritrovata a canticchiarlo sottovoce più volte in questi giorni. La cronaca degli ultimi due mesi, per me di vacanza e relax, è stata scandita quotidianamente dalla tragedia dei profughi e migranti che cercano di raggiungere l’Europa. All’inizio dell’estate un tipo di giornalismo parziale ci ha fatto credere che solo l’Italia era interessata da quest’emergenza. Spulciando ben bene i giornali online invece è stato facile scoprire che anche altri paesi in condizioni più precarie delle nostre ne sono interessati. I numeri dell’accoglienza della Grecia e della Giordania fanno impallidire quelli italiani.

A sentir certi politici mi viene la nausea e rispondo a voce alta, come fa mio padre ultra ottantottenne, davanti alla tv. Un tasto del telecomando è ossidato visto che non clicco più quel canale razzista, facendo zapping lo sorvolo alla grande. Come si possono dire certe parole di fronte alla tragedia di persone perbene che fuggono dalla povertà, dalla guerra, dalle sevizie di ogni genere? Non possiamo pretendere che rimangano a casa propria a farsi uccidere se non fisicamente, civilmente e moralmente. Noi ci rimarremmo? Non cercheremmo di salvare la nostra vita, quella dei nostri cari? Non rischieremmo il tutto per tutto?

Settant’anni di pace in Europa ci hanno fatto già dimenticare l’orrore, la fame, la paura di quei giorni, quando toccò a  noi. Non tutti rimasero a farsi mitragliare e bombardare. A farsi uccidere. Chi poteva scappava, i civili, le donne i bambini. Persino i Cagliaritani, quando nel ’43 furono bombardati in massa, si rifugiarono nei paesi dell’interno della Sardegna. Già dimenticato! Appena si è saputo che sarebbe arrivata una nave con circa 800 persone, i politici di turno, di tutti i colori, hanno parlato, chiosato, puntualizzato che la Sardegna aveva i suoi problemi, che non si era pronti, che qui, che là. Non era vero, perché si è stati in grado di vestire, scaldare, rifocillare,  curare e accogliere tutti. Il primo soccorso è questo. Niente altro. Questa gente sfortunata non ci vuole stare in Sardegna, lo sa benissimo che non c’è lavoro e pure noi abbiamo i nostri ragazzi che vanno all’estero in cerca di miglior fortuna. Sono solo di passaggio, ma sono felici e  si considerano salvi quando raggiungono la terra ferma, pur se in un’isola. La risposta dei cagliaritani, della gente normale, è stata incredibile, degna della miglior ospitalità.

Si dice sempre che si studia la storia perché certi fatti non accadano più. Invece sono ormai persuasa che guerre, genocidi, dittature siano sempre accaduti e sempre accadranno. Che le vittime di ieri spesso diventano i carnefici di oggi. Ci sono popoli e nazioni supportate fino all’altro giorno dall’Onu, anche dall’Italia,  che ora erigono muri di filo spinato per non far passare queste masse in fuga. Sparano e usano lacrimogeni per disperdere la fame, la paura e il bisogno. Anche loro hanno la memoria corta,  hanno già dimenticato la sofferenza di ieri.

Mi ha colpito un ragazzo profugo che ha detto che si possiamo costruire tutti i muri che vogliamo, ma ci sarà sempre chi è disposto ad oltrepassarli perché non ha nulla da perdere. Non c’è niente da fare di fronte alla volontà di milioni di persone che vogliono una vita migliore. Dovremmo accoglierli a braccia aperte ed essere felici che arrivino vivi, dovremmo piangere di fronte ai morti,  non numeri, seppur mostruosi, ma persone che hanno amato la vita tanto da perderla.

Un giorno, spero il più presto possibile,  sarà  posta l’ultima parola a questa tragedia. Si troverà il modo di fermare le guerre, il terrorismo e  i mercanti di uomini. Un giorno quando tutto questo sarà finito si darà merito a nazioni come l’Italia, la Grecia e la Giordania.

Ora ho capito che si fa memoria degli avvenimenti passati non solo per evitare che succedano in futuro, ma soprattutto per capire da che parte bisogna stare quando accadono.

2. Poetto #101spiagge di Sardegna

Torre sulla spiaggia
Torre Spagnola sulla spiaggia

Indubbiamente è la spiaggia più frequentata, vista la vicinanza al mio paese. Otto chilometri di spiaggia divisa amministrativamente  in due comuni, Cagliari e Quartu S. Elena. Noi frequentiamo il Poetto di Cagliari, dalla prima fermata del pullman fino all’Ippodromo. Ogni fermata ha la sua peculiarità, bar e stabilimenti compresi. Il Poetto non è solo una spiaggia, è uno stato mentale che si può vivere ogni stagione, ventiquattro ore su ventiquattro.

Quando arrivi al Poetto   ti senti in vacanza, anche solo per fare la pausa pranzo o una semplice passeggiata rigenerante. Dall’anno scorso il lungo mare è interessato da importanti opere di ristrutturazione e abbellimento, che non sono ancora terminate, ma già ci fanno assaporare quello che sarà tra breve. Un bellissimo luogo da vivere per tutte le persone di ogni età. A noi il dovere di rispettarlo e farlo rispettare.

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Rimarrei ore a guardare questo mare. Ogni minuto colgo qualcosa di diverso e bello.
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Poetto e Libri
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Lavori in corso. E’ già bello così, Cosa sarà dopo?

 

 

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Il brutto del Poetto. Ospedali sul lungo mare.
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Vecchio Ospedale Marino.Conoscerò il giorno in cui questa struttura vecchia e triste diventerà un luogo allegro e pieno di vita?
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Quando l’inverno è troppo grigio corro qui a fare il pieno di colori.

Tipi da spiaggia

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Vele pronte per la regata.

Oggi niente mare: ho aiutato i miei a rimettere a posto la casa dopo l’imbiancatura. Però ieri siamo andati al mare. Sì, sono andata con Mylove. Ci siamo goduti una bellissima mattinata di sole, senza un filo di vento. Ho potuto fare la mia consueta passeggiata in riva al mare, c’era lui a tenere d’occhio la borsa! Sto già meglio. A me il celeste del mare rilassa molto e soprattutto apprezzo il fatto di non stare a casa a sfaccendare: c’è sempre qualcosa da fare!  Meglio lasciar liberi i pensieri e osservare quello e chi ci sta attorno!

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Piccione marino

Un bambino annoiato cercava di allontanare il pennuto lanciandogli le pietre. L’ho guardato male e agitando la mano gli ho semplicemente detto: scusa perché gli lanci le pietre. Ha smesso immediatamente.

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Bambino con il salvagente polacco.

Dietro di noi c’era un gruppo di polacchi che prendevano il sole e i bambini indossavano questi tipo di salvagente. mmm, forse è meno frou frou della ciambella.

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Senza parole

Volata finale

Da Treccani.it : volata: Nelle gare di corsa, e spec. nelle corse ciclistiche, lo sforzo compiuto dal concorrente per raggiungere la massima velocità e superare gli avversarî che gli stanno vicini, soprattutto in prossimità del traguardo.

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E’ giunta l’ultima settima d’agosto. Mentre il popolo web,come di consueto, si rianima un po’, io ho deciso di spremere al massimo questi ultimi giorni di vacanza. Andrò al mare tutti i giorni,  con o senza Mylove, in compagnia o da sola. Chissene. Aspettando gli altri sono stata al mare meno di 10 giorni. Inaudito. Sono talmente poco abbronzata che sembro malata. Ma dico: vivo in Sardegna,  o no? Il mare è a 30 km da casa mia, o no? Ci sono spiagge adatte alla rosa completa dei venti, o no?

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Stamane, dopo essere stata all’ufficio postale, salutato un Mylove titubante, ahi! quanto è diventato refrattario al mare questo marito!, mi sono diretta al Poetto. Non alla solita Quarta fermata (della linea P del pullman), ma alla prima, che è riparata dal maestrale. Qui signori miei, mi sono goduta quasi tre ore di sole e di pace. Infatti, il lunedì mattina non c’è tanta gente. Ho piazzato l’ombrellone, poco sfruttato in verità, ad un metro dall’acqua. Che bello! Alla grande! Ho leggiucchiato un giornale, smanettato nel telefonino,  osservato la gente, scritto qualche haiku, la mia nuova passione, fatto un mezzo bagno. Alle 13 ero a casa felicissima. Mi sembra di aver compiuto un’impresa. In effetti, trovare la determinazione di andare al mare nonostante tutto e tutti, è stato uno scoglio da superare. Come dicevo, Mylove non ama molto il mare, si sente costretto, gufa alla grande e ultimamente ci riesce pure. Non vi dico le avventure dell’ultima volta! Sabato preparati di tutto punto, pronti a partire, comincia a piovigginare. Ho pianto come una fontana per due ore.  Da lì ho deciso di fregarmene del mio senso di colpa che mi dice: tu al mare e lui a casa? Ebbene sì, se non vuol venire pazienza! Se vuol venire, meglio così.

Con questo spirito sto affrontando la volata finale d’agosto. Venerdì Renzi e Ministero scopriranno le carte sull’ipotesi di riforma, lunedì comincia il nuovo anno scolastico. Insomma ci siamo, le vacanze stanno finendo, ma non sono finite ancora! Ajò

Tipi da spiaggia 2. I cani

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Questo fine settimana niente mare. Avevamo deciso così, ma poi il tempo era brutto brutto. Pioggia di fango nella notte e poi nuvole con caldo appiccicoso. Magari l’acqua era pure calda e io avrei fatto volentieri il bagno. A me piace calda, non fredda. Così non rischio di rimanere col collo rigido per tutta l’estate. L’età e i suoi acciacchi avanzano.

Con un tempo così mi sono dedicata alle letture, praticamente non ho fatto altro. Che goduria. Ogni tanto ci vuole. Questo pigrare però non mi impedisce di fare il post dedicato ai tipi da spiaggia. Domenica scorsa, come è mio solito fare, ho fatto una lunga passeggiata in riva al mare. Cammina cammina ad un certo punto all’orizzonte ho visto alcuni cani che allegramente entravano e uscivano dall’acqua. Il tempo di chiedermi per quale motivo ci fossero dei cani in spiaggia e subito mi sono ricordata che avevo letto questo articolo. Quando sono arrivata allo spazio ho visto che i cani erano tanti, almeno una ventina, di tutte le razze e taglie. I padroni sistemati con asciugamani, spiaggine e obmrelloni, controllavano attentamente l’andirivieni dei loro amici. Tutti erano visibilmente felici, soprattutto i cani, che senza problemi, con grandi scrollate si scuotevano l’acqua senza che nessuno protestasse.

Io non ho cani e penso di non volerne neanche in futuro, però sono felice che chi li ha li possa portare al mare e godere della loro compagnia anche nei momenti di relax.  Dev’essere un sollievo regalare dei momenti al mare e non doverli lasciare soli e tristi in casa.

Bauuuuu!

La grande tristezza

E’ una brutta giornata, il cielo è grigio, anzi marron e piove fango: il vento che arriva dal deserto africano porta anche la sua sabbia. Tutto è sporco,  i fiori, le piante, le auto e tutto quello che rimane fuori avrà bisogno di essere sciacquato e ripulito. Bisogna aspettare che torni il sole, altrimenti sarà un lavoro da ripetere.

Questi clima e questi colori contribuiscono alla grande tristezza del Paese. Avevamo bisogno di un po’ di allegria e spensieratezza e invece due avvenimenti collegati, ma lontani tra loro ci portano a tristi pensieri. Stamani il tifoso del Napoli, Ciro Esposito, ha smesso di lottare per la vita. Cinquanta giorni fa era andato a Roma per tifare la sua squadra del cuore, non è più tornato a casa, non era neanche arrivato  allo stadio! E’ stato colpito da persone che probabilmente neppure c’entravano con quella partita. Ancora oggi di questo fatto si sa ben poco, né i nomi, né le motivazioni che hanno causato la morte di un giovane tranquillo che voleva solo tifare.

Mi chiedo per quale motivo si permette che il calcio diventi una guerra in cui tutto è lecito? Per quale motivo un gioco, un divertimento, deve essere rovinato da persone che hanno come unico scopo della loro vita rovinare le vite degli altri, compresi agenti e carabinieri? E’ questo quello che vogliamo davvero?

Fino agli inizi degli anni 90′ andavo allo stadio a Cagliari, ma ho smesso quando dopo una partita, nonostante il Cagliari avesse vinto e non c’era nessun motivo per comportarsi così, la gran parte dei tifosi vicini a me ha iniziato a lanciare nella pista i seggiolini divelti e bottiglie e tutto quello che capitava. Non credevo ai miei occhi e mi chiedevo perché? Il giorno dopo avevo la febbre altissima. Mia nonna guardandomi sconsolata diceva a mia madre: dda fatu tropu dannu a biri cussas cosas . Naraddi dda no andai prus (le ha fatto troppo male vedere quelle cose, dille di non andare più). Non ci sono più andata, ma le cose sono peggiorate molto e non ho intenzione di mettere più piede in uno stadio se non diventa un luogo vivibile. Non ho nessuna intenzione di rischiare la pelle! Che interessi ci sono a lasciare che le cose rimangano così? Possibile che non si riesca a trovare una soluzione ragionata e definitiva?

Si dice che il calcio è lo specchio del Paese, beh l’immagine che riflette è pessima. C’è troppa esasperazione, si rimane per giorni a parlare di cose di minore importanza e non si dà valore alle cose importanti. Una cosa che mi ferisce profondamente, ad esempio, sono fischi agli inni nazionali, pure al nostro, come è capitato in occasione della finale di Coppa Italia, oppure i buu ai giocatori di colore. Possibile che siamo scesi così in basso, talmente basso che stiamo pure scavando la terra da anni?

Siamo diventati così incivili da non comprendere che la palla è rotonda, che si vince e si perde, che si può essere in forma o no, che gli arbitri sono esseri umani e possono pure sbagliare. Forse siamo talmente assuefatti alla corruzione, anche quella del calcio, che non crediamo più in niente e vediamo complotti dappertutto, anche quando non ci sono.

Credo che sia palese a tutti che l’uscita di scena dell’ Italia dal Mondiale in Brasile sia dovuto alla pochezza di tutta la squadra, e non solo di un giocatore. Non ci sono complotti Sono stati fatti degli errori da parte dei giocatori, del ct, e del preparatore atletico, c’è stata un po’ di sfortuna e anche un arbitraggio un po’ così. Insomma non è il nostro anno. Pazienza, anche se un po’ mi rode. Ahi, quanto mi rode!

Un giro al pronto soccorso italiano

Uno dei miei peggiori incubi si è avverato: lo squillo del telefono alle 6.20 del mattino di sabato. Mio padre mi avvisava che mamma aveva un’eccessiva tachicardia. Per una persona di 74 che prende da anni le pastiglie per il cuore e da un anno c’è pure la fibrillazione atriale da tenere sotto controllo, non era una bella cosa. Aveva già chiamato la guardia medica e poi ha l’ambulanza del 118. Quando mezzo morta di paura sono arrivata dai miei,l’ambulanza stava partendo, allora ho prelevato mio padre al volo e ci siamo diretti all’ospedale in cui sarebbe stata visitata. Siamo arrivati lì in venti minuti, nel mentre  mia madre è stata vista subito dall’infermiera del triage, le ha assegnato il codice giallo e per noi è iniziata una lunga attesa. Fino a mezzogiorno ad intervalli di un’ora chiedevamo sulle sue condizioni, che erano rassicuranti. A mezzogiorno l’abbiamo potuta vedere e parlare, si era ripresa alla grande, sembrava che tutti i parametri fossero a posto, ma il protocollo in casi del genere prevede 12 ore di osservazione per cui è stata dimessa alle ore 19. Lei stava benone, un po’ frastornata, noi mezzo morti e stanchi. Però contenti di averla scampata bella.

In tutto questo tempo è stata sottoposta più volte ad analisi del sangue, ha effettuato un’elettrocardiogramma, una visita cardiologica, una radiografia, le è stato dato il pranzo e se voleva avrebbe potuto pure cenare. E’ stata ben assistita in un luogo pulito e accogliente. Tutto questo a noi costerà 0 €. Ho pensato alla congiuntivite di Ero Lucy, che  sta a Miami, che viene a costare all’assicurazione mille dollari! Da noi neanche il luminare più luminoso fa pagare una congiuntivite così tanto! E poi ho letto il post della mia conterranea di Espatrio isterico che sta in Inghilterra  e per poco non moriva di coliche perché se non chiami il medico alle otto precise puoi pure morire! Avrebbe fatto prima a prendere l’aereo e venire giù a Cagliari!

Noi che diciamo e pensiamo che la sanità in Italia fa schifo e ci attacchiamo come sanguisughe ai casi di malasanità, dovremmo confrontarci più spesso con le esperienze dei malati negli altri stati, dei costi e della rigidità di certi sistemi sanitari. Non dico che in Italia tutto va bene,  ma penso che un sistema sanitario che consente a tutti di poter accedere a cure anche molto costose sia un eccellente sistema.

Anche se non bisogna mai dimenticare che è molto costoso per lo stato, però preferisco questo sistema ad altri. Credo che per l’Italia il vero problema non sia tanto il costo della sanità nazionale, ma tutte le ruberie, le tangenti e gli sprechi che ci girano attorno. L’inesauribile sete di denaro di pochi fa danni a milioni di persone. Se invece tutti fossero onesti potremmo vantare uno dei sistemi sanitari migliori al mondo!

Antichi e nuovi martiri

S.Eisio. Foto presa dal sito del Comune di Cagliari

Anche quest’anno, per la 358a volta la Città di Cagliari ha sciolto il voto in onore di S.Efisio martire. Negli stessi giorni a S. Antioco si è svolta un’altra festa in onore del santo che dà nome all’isola, questa festa si svolge per la 655a volta. Feste come queste si svolgono in ogni paese della Sardegna, anche in quelle comunità che contano ormai pochissimi abitanti, sono l’occasione che fanno rientrare gli immigrati sardi sparsi per il mondo.

Queste feste sarde sono particolari e per chi le vive e le ha vissute sono normali, ma gli occhi dei non autoctoni si spalancano di stupore nell’assistere a queste forme di religiosità. Un pellegrino turista intervistato dalla tv ha detto: queste statue sono come esseri umani: vengono vestite, cambiate, fatte dormire come se i santi fossero veramente lì in carne e ossa. Non avevo mai pensato a questa cosa. Per me è normale vedere questi gesti antichi e sempre nuovi in onore di uomini o donne che spesso sono morti dopo atroci tormenti perché erano cristiani e non hanno abiurato la propria fede. Sinceramente non so se riuscirei a farlo anche io. Ma oggi in tante parti del mondo ci sono uomini, donne, bambini che vengono torturati e incarcerati, o muoiono per cose per noi insignificanti: portare una piccola croce al collo, avere in casa un vangelo, andare a messa la domenica. Sono fatti che avvengono tutti i giorni in Africa, in Medioriente, in Asia. Sono gli Antioco e gli Efisio di oggi, dell’era di Facebook, Twitter. Sembra impossibile che nell’era della comunicazione super veloce possano capitare fatti come quelli dei primi secoli del cristianesimo, che leggiamo e studiamo nei libri di storia e invece sono attualissimi nei giornali online.

Rimango smarrita se penso che consideravo la persecuzione contro i cristiani superata già da secoli e invece è attualissima. Noi occidentali ci balocchiamo in un cristianesimo da salotto. Spenta la tv o il computer possiamo dormire in pace.

Che i vecchi e i nuovi martiri possano ispirarci nel vivere un cristianesimo autentico.