Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

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Melagrana

Oggi è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.  Desidero dare il mio contributo e mettere in rilievo l’importanza della prevenzione e dell’educazione

. Più che le parole servono i fatti e modelli educativi validi. Ai bambini e alle bambine da subito va insegnato, giorno per giorno, attimo per attimo, senza mollare mai la presa,  l’esercizio del rispetto nei confronti degli altri.

Va insegnato che si può discutere e litigare senza alzare le mani e i piedi, senza insultare l’interlocutore. Va insegnato che siamo tutti diversi,  ma non per questo nemici e avversari.

Va insegnato il valore dell’istruzione, che talvolta è faticosa, ma alla fine porta sempre dei benefici nella vita delle persone. L’istruzione cambia in meglio la vita della gente.

Va insegnata e coltivata l’indipendenza economica.  Soprattutto quella delle donne. Molte non hanno il coraggio di allontanarsi da matrimoni e situazioni difficili perché non si hanno le risorse economiche.

Va insegnata l’educazione finanziaria che ci porta a risparmiare e a pensare al futuro, e se qualcuno usa il ricatto nel mondo del lavoro, si può avere la libertà di sbattere la porta in attesa di trovare qualcosa di meglio.

I modelli educativi sono più importanti di tanti discorsi. Quanto sono stati importanti i miei genitori! Mia madre mi ha insegnato a non farmi mettere mai i piedi in testa da nessuno e mi spinto a continuare a studiare nonostante le grandi difficoltà iniziali. Mio padre mi ha insegnato l’onestà, il valore del lavoro e del risparmio. Invece il giovane vice parroco del mio paese quando mi diplomai mi invogliò subito a fare i concorsi per insegnanti. Lavora, lavora sempre, anche se dovessi sposare uno ricco, anche se dovessi avere tanti figli, perché lavorando potrai sempre spendere i tuoi soldi e non doverli chiedere a nessuno.

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Soccorso Pronto

Gli ultimi post li ho scritti con il telefono. Ho scoperto che con quest’arma pericolosa si possono fare tantissime cose. Anche mettere i voti nel registro. Ho il terrore di perderlo, in quest’ageggio che ho in mano c’è registrata una buona fetta di vita.

Ieri come al solito mi sono svegliata prestissimo e ho  scritto il post sulla Giornata della memoria.  Avevo appena finito di scrivere l’ultima parola. Dovevo ancora ricontrollarlo  e inserire le tag. Nel frattempo vedo una chiamata in arrivo dal cellulare di mia madre. Oddio, è morto qualcuno. L’ora non permette pensieri positivi. Invece era mio padre: mia madre era in preda ad una forte tachicardia. Avevano già chiamato la guardia medica che sua volta aveva chiamato l’ambulanza con il medico a bordo.  Con il cuore non si scherza! Mi sono vestita e lavata la faccia alla bell’e meglio. Sono arrivata dai miei in tre minuti. Aveva già fatto due elettrocardiogramma e la situazione era già più tranquilla.  Per sicurezza l’hanno portata al pronto soccorso e nel giro di tre ore l’hanno dimessa. Così, visto che avevo il turno pomeridiano sono anche potuta andare a scuola. Con i miei ci sono stati mia sorella e mio cognato. 

Quello che mi ha colpito di questa minima vicenda  è la sicurezza e la calma che ci hanno trasmesso tutti gli operatori del soccorso. Sia quelli dell’ambulanza,  sia quelli dell’ospedale. Tutte le loro parole, il tono e i gesti comunicavano che avevano la situazione in mano e che stavano facendo tutto quello che c’era da fare.

Grazie. Grazie per la professionalità dimostrata. Grazie per aver dimostrato con il vostro lavoro che l’Italia è anche questo.  Non siete eroi. Siete professionisti. Di questo abbiamo bisogno.

Grazie 

Diario dei libri. Gennaio 2017

Quest’anno sono partita alla grande, ho letto tre libri in 15 giorni, ma ahimè mi sono fermata. I libri da leggere sono sul comodino, gli scrutini incombono e non riesco ad aprirne neanche uno. Non vedo l’ora di potermi tuffare tra le pagine che mi attendono pazientemente. 

1) L’amante giapponese, Isabel Allende. Chissà perché pensavo che l’amante fosse una donna! Ah gli stereotipi! Questa volta Isabel ci narra una bella storia di amicizia e di amore. Un amore che ha attraversato tutta la vita dei protagonisti. Ci parla dei lager americani in cui furono costretti a vivere i nippo-americani subito dopo Pear Harbour. Vicende realmente  accadute di cui pochi ne sono a conoscenza. Si sa: i libri di storia sono scritti dai vincitori. È una storia di razzismo e di coraggio, quello non che ha avuto la protagonista. È una storia d’amore che poteva essere vissuta pienamente e invece così non è stato. Come capita a molti. 

Alcuni anni fa avevo letto Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford un bel romanzo che mi ha fatto conoscere le sofferenze subite in Usa dagli americani di origine giapponese. 

2) Storia di chi resta e di chi fugge, Elena Ferrante. È il terzo libro della saga. Le protagoniste ora sono giovani donne. Ognuna a modo suo ha portato avanti i suoi sogni, anche se entrambe hanno l’amarezza di non aver vissuto il sogno giusto. Il libro si chiude con un colpo di scena. 

3) Oceano mare,  Alessandro Baricco.  Pur avendo amato le sue trasmissioni televisive non avevo ancora letto nessun libro. Mi è piaciuta molto la  prosa poetica utilizzata per scrivere anche le pagine più crude. Proprio un bel libro.

Una giornata di sole

Quando mi ero rassegnata alle tristi giornate fredde e senza la gioia di un raggio che facesse capolino da quelle spesse nubi, ieri abbiamo avuto uno splendido sole. Temperature attorno ai 14 gradi. Non mi è parso vero!  Non vedevo l’ora che i bambini finissero di mangiare per portarli in cortile. Ci siamo goduti il bel tepore, tanto che è saltata una parte del programma di storia previsto.Infatti non volevamo più rientrare. Io più di loro. Era troppo bello vederli correre felici sull’erba asciutta! 

Quel bagno di sole mi ha rinfrancato l’animo e mi ha reso ben disposta ai pre-scrutini serali.  È infatti iniziato il periodo di gran fatica e stress. Tanto è vero che la mia collega ha già sbroccato. 

Ogni voto per lei è un parto. Non riesco a capire perché si stressi più del dovuto. Sono voti delle elementari,  non sentenze di morte!

 Mettiamo in conto che a volte si sbaglia e che posso anche pentirmi di un voto più alto o più basso. Ma insomma niente è irreparabile e definitivo. Più che altro a me scoccia che per giorni e giorni sarò presa da questa incombenza,  ma c’è una data precisa in cui questo delirio finisce. Lavoro per questa data.

Fuori dal tunnel: c’è un altro tunnel

L’ultimo post risale agli inizi di maggio, era un post brutto e negativo. Non ci crederete mai, ma le cose sul fronte della salute sono andate peggiorando fino ad arrivare ad un ricovero d’urgenza con ambulanza. Ho così scoperto che quei dolori atroci alla schiena e all’addome non erano altro che calcoli renali. Un dolore atroce che mi ha perseguitato per settimane fino a capire che cosa lo provocasse. Qualche medico ha avuto il sospetto che fosse appendicite acuta, l’ecografia fatta la settimana prima del ricovero mostrava un rene dilatato ma nessun calcolo. Si era ben nascosto. In ospedale l’hanno trovato, ma dal momento che era piccolo mi hanno dimesso il giorno dopo con una cura da cavallo: 10 giorni di cortisone, diuretico e la prescrizione di bere tanta acqua. La cura, come si suol dire spesso è peggio della malattia,  mi ha ridotto in condizioni pietose. Senza energia, vitamine e sali minerali, perché bere tanto tanto non fa mica affatto bene! Per rimettermi su ho preso degli integratori che mi hanno provocato colite e gastrite di quelle con i fiocchi!

La settimana scorsa pur se non stavo benissimo sono rientrata a scuola per merito del patto fatto con il preside che mi condonava le verifiche scritte, le correzioni e soprattutto le registrazioni sul registro elettronico, che ero impossibilitata per le nausee e l’offuscamento della vista al pc! Se così non fosse stato avrei chiesto altri giorni di malattia e chi si è visto s’è visto. Lentamente la situazione sta tornando alla normalità. Lentamente sto portando avanti i miei compiti. Il fatto che possa scrivere un post nel blog è sicuramente un successo.

Nel frattempo la gioia del rientro è stata offuscata dalla diagnosi, di quelle che lasciano pochi margini alla speranza,  che ha raggiunto una mia carissima collega.

Non c’è proprio verso di tirar su quest’anno nefasto per me e per molti di quelli che mi stanno attorno. Vi assicuro che anche la Fede  è messa a dura prova.

Un po’ di consolazione arriva dall’affetto dei bambini, dalla voglia di andare avanti nonostante tutto, da queste belle giornate estive che fanno aprire le finestre e fanno  tornare la voglia di rivedere il mare.

Un caro saluto a chi passa di qua.

 

 

 

Il prossimo che mi dice che

Il prossimo che mi dice che tutto dipende da noi, da come affrontiamo le cose, che bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno, cose così e altre menate, giuro gli sputo in un occhio. Se invece leggo post su questo genere, incomincio a dire parolacce in sardo campidanese, di quelle da bip fisso.

Non possiamo decidere cosa faranno gli altri e gli eventi che capitano. Non possiamo sempre mandare a quel paese tutti quanti, non possiamo sempre dire di no. Non possiamo evitare certe situazioni quando vedi che poi ricade tutto sempre sulle stesse persone che tirano la carretta e stanno per tirare le cuoia loro. Un po’ di sano egoismo va bene, ma poi se c’è da mettersi l’elmetto bisogna farlo, senza pensarci più di tanto. Lo si fa e poi a fine battaglia si fa l’appello per vedere chi se l’è filata e chi è rimasto e chi ci è rimasto secco. Forse io.

Anche le malattie non è che te le chiami, certo a volte si è in un giro vizioso: non stai bene e non sei di buon umore, e per questo non stai bene.  Non sempre è facile imboccare la via d’uscita e ti innervosisci e peggiori le cose. Hai l’umore pessimo e vedi tutto nero. Ci sono periodacci così, non c’è niente da fare li vivi giorno dopo giorno e cerchi di ricordare i brutti periodi simili da cui ne sei uscita fuori. Sì ne sei uscita fuori.

Quindi ne uscirò fuori, si tratta solo di aver pazienza, anche se in effetti comincia a scarseggiare e anche le riserve sono state più volte saccheggiate dalla malasorte.

 

Pensavo fosse amore

Va bene essere positivi. Va bene credere, sperare, combattere perché sai che la ruota gira, e ora sono giù. Prima o poi risalirò. Succederà anche questa volta, è matematico. Ma quello che mi spaventa è che c’è troppa gente che sta giù come me. Non per farmi compagnia, proprio perché sta male per conto proprio.

A scuola praticamente il corpo insegnante è dimezzato per malattie, lutti o  perché ci sono famigliari da accudire.

In famiglia abbiamo dei grattacapi da sbrogliare, roba di avvocati, terreni, eredità e parenti   ingordi. Che diamine te ne fai di un metro di terra in più, sapendo che non ti spetta?

Le amicizie. Due amiche carissime hanno ribaltato il loro matrimonio.  Mi è crollato il mondo addosso. Pensavo fosse amore invece era un calesse. Come ho fatto a non accorgermi di nulla?.Anni di malessere, celato dentro il cuore senza far sospettare niente a nessuno. Sto male pensando ai quelli che credevo fossero bei momenti, invece era tutta una finzione. Terribile.

In compenso la mia situazione fisica sta migliorando, ci siamo quasi, ma ho bisogno ancora di tempo per tornare al top. Non posso permettermi il lusso di tornare a scuola ancora ammaccata. In alcune classi ci sono situazioni molto complesse che vanno affrontate solo se si è in forma. Ne va dell’incolumità dei bambini e pure mia!  Spero di poter rientrare al più presto perché stare a casa mi fa pensare troppo, e i pensieri come già detto non sono molto positivi.

Auguro a voi una splendida settimana.