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Amici

people-2569234_640Che non sia un bel periodo è un dato di fatto, più volte dichiarato e certificato. Ci sono troppe cose che non girano per il verso giusto. Troppe botte a destra e a sinistra, sotto e sopra. Cerco di prenderne il meno possibile, di tirare il fiato.  Cerco di galleggiare,  farmi trascinare dalla corrente per risparmiare energie. Prima o poi la tempesta finirà, che cosa potrà mai accadere ancora? Abbiamo già dato, no? A quanto pare no.

La nostra vita è fatta di piccole cose, lavoro, famiglia e amicizie. I nostri amici sono pochi ma buoni. Sono quelli che abbiamo da prima che ci fidanzassimo. Li conosciamo bene, abbiamo fatto lo stesso percorso. Magari si rimane un po’ di tempo senza vedersi o sentirsi, ma quando ci si sente,  incontriamo, oppure. organizziamo qualche uscita siamo tutti felici. Ci godiamo l’amicizia. La maggior parte hanno avuto la  nostra stessa sorte di non aver figli. Qualcuno li voleva come noi e non li ha avuti, qualcuno ha deciso che non ne voleva, qualcuno invece li ha avuti come e quanti ne voleva. Per il grande rispetto che abbiamo tra di noi, nessuno ha messo il becco nelle decisioni altrui e tutti abbiamo gioito per le scelte fatte. Ci siamo incoraggiati nelle difficoltà, premurosi affinché se ne venisse fuori nel miglior modo possibile. Insomma una vita normale di amicizia. Di quelle che auguri a tutti, perché tu ci sei per loro e loro ci sono per te. Ci si conosce da una vita, si apprezzano i pregi e si sorvola sui difetti.

Amici così sono una certezza, come sai che il sole sorge tutti i giorni. Anche quando è nuvoloso e piove tutto il giorno.

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I primi giorni dell’anno

Buon anno! L’anno nuovo è iniziato da cinque giorni e mi ha portato tanta pigrizia in fatto di post. E’ che ho ripreso a preparare le lezioni, giusto il tanto per portarmi avanti. Avrei voluto fare di più ma almeno non inizierò con il fiatone. Per il rientro ho in mente di fare un’attività di condivisione divertente. Prevedo che avranno tante cose da raccontare, i miei alunni sono dei chiacchieroni, i genitori non sanno cosa tutto raccontano i figli. Meglio non dirglielo!

Poi ho dovuto fare da mediatore tra due copie di amici, non riesco a capacitarmi che le mogli siano arrivate quasi ai ferri corti. Le prenderei a sberle entrambe. Si accusano delle medesime cose e non vogliono cedere. Dicono che io sono diversa, certo non ho più voglia di sprecare energie per delle stupidaggini. Ma ditemi voi, con tutti i problemi che dobbiamo affrontare, mi devo preoccupare anche di loro due. UFF!

Due sere fa sono andata alla biblioteca del mio paese. Infatti ho deciso di riprendere la lettura dei libri cartacei. Due mesi fa leggendo un articolo de La Stampa ho avuto la conferma che i libri ebook che acquistiamo non sono di nostra proprietà, ma sono del kobo o del kindle. Tanto è vero che qualcuno si è visto sparire dal suo dispositivo un ebook perché quell’edizione non era resa più disponibile. Praticamente è un furto legalizzato. Considerando anche che per essere degli ebook costano troppo! Non voglio abbassarmi a leggere delle copie scaricate illegalmente, anche se quando dico che compro e spendo per comprare gli ebook faccio la figura della cretina.

Una buona cosa che mi ha lasciato in eredità la lettura degli ebook è che non mi sento legata fisicamente all’oggetto libro, cioè posso leggere su qualunque dispositivo o copia della biblioteca e restituirlo. Ho deciso che d’ora in avanti comprerò per la maggior parte libri dedicati alla scuola, perché ho il bisogno fisico di sottolinearli e ritornarci più volte.

In biblioteca cercavo i due libri della Ferrante, come ho detto nell’altro post, sono a metà della saga, ma non c’erano, li ho dovuti ordinare. Se tutto va bene saranno nelle mie mani la settimana prossima. Gira gira mi sono ritrovata in mano L’amante giapponese di Isabel Allende. Mi manca poco per terminarlo. Amo quest’autrice e non mi ha deluso! Brava Isabel! Domenica sarà 8 gennaio e lei si ritirerà nella sua dependance e inizierà a pensare al suo nuovo libro. Fa così ogni anno. Dietro il talento c’è sempre un sacco di lavoro per tirarlo fuori.