Raccontare o no la Shoa a scuola

Oggi è la Giornata della memoria, dopo averci riflettuto abbastanza, anche quest’anno come lo scorso anno, ho deciso di non affrontare l’argomento con i miei alunni di terza elementare. Da quando sono rientrata a scuola li ho ascoltati e osservati mentre un compagno raccontava di aver scoperto che i regali li portano che Babbo Natale e la Befana. Credo che ad alcuni di loro si siano chiuse le orecchie, perché subito dopo altri giuravano di aver visto il vero Babbo Natale.

Li inosservati bene sopratutto durante le ricreazioni. Non appena si dà il via alla pausa corrono agli zaini e ancora tirano fuori un incredibile e affollato zoo di peluche. Quando ne hanno qualcuno nuovo ci tengono a presentarmelo e a raccontarmi quando e come ha iniziato a vivere nei loro giochi. Mi fanno tanta tenerezza, anche se qualche volta indugiano nel riporli, facendomi arrabbiare. Un orsetto è anche finito nel cassetto della cattedra e mi saluta quando lo apro.

Li ho osservati bene i miei alunni mentre giocano in giardino con le foglie degli alberi, in questo inverno sardo che sa ancora di autunno. Le lanciano in aria mentre il vento leggero crea delle meravigliose coreografie.Li ho osservati da lontano, incantata dalla loro invidiabile spensieratezza. Malinconica ho iniziato a canticchiare sottovoce La canzone del bambino nel vento. Li guardavo e mentalmente programmavo l’attività per questa ricorrenza. Avrei letto il libro Otto e poi ne avremmo parlato con le parole giuste, senza andar troppo nei particolari, senza sforare con gli argomenti e i discorsi.

Era tutto pronto, ma poi li ho guardati bene quegli occhi innocenti, ho visto le bocche sorridenti e quelle tristi piegate all’ingiu’ per uno sciocco litigio e ho pensato di regalargli un altro anno di spensieratezza.

Ho deciso di onorare così l’innocenza dei milioni di bambini che sono nel vento.

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10 pensieri su “Raccontare o no la Shoa a scuola

  1. io credo che tu abbia fatto bene

    anche io cerco di preservare la spensieratezza di dani, fin che si puo’… avranno tutto il resto della vita per meditare sulle brutte cose di questo mondo 😦

    1. Grazie a te. Mi sono preparata nel caso dovessero chiedere qualcosa, ma non credo. Sono davvero immersi nella loro infanzia. Ed è giusto rispettare i loro tempi.

    1. Sono troppo piccoli davvero. Nelle altre terze hanno affrontato l’argomento e fatto dei lavori, ma la collega ha detto che non hanno capito, anche perché non è potuta andare a fondo.

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