Archivio mensile:gennaio 2018

Raccontare o no la Shoa a scuola

Oggi è la Giornata della memoria, dopo averci riflettuto abbastanza, anche quest’anno come lo scorso anno, ho deciso di non affrontare l’argomento con i miei alunni di terza elementare. Da quando sono rientrata a scuola li ho ascoltati e osservati mentre un compagno raccontava di aver scoperto che i regali li portano che Babbo Natale e la Befana. Credo che ad alcuni di loro si siano chiuse le orecchie, perché subito dopo altri giuravano di aver visto il vero Babbo Natale.

Li inosservati bene sopratutto durante le ricreazioni. Non appena si dà il via alla pausa corrono agli zaini e ancora tirano fuori un incredibile e affollato zoo di peluche. Quando ne hanno qualcuno nuovo ci tengono a presentarmelo e a raccontarmi quando e come ha iniziato a vivere nei loro giochi. Mi fanno tanta tenerezza, anche se qualche volta indugiano nel riporli, facendomi arrabbiare. Un orsetto è anche finito nel cassetto della cattedra e mi saluta quando lo apro.

Li ho osservati bene i miei alunni mentre giocano in giardino con le foglie degli alberi, in questo inverno sardo che sa ancora di autunno. Le lanciano in aria mentre il vento leggero crea delle meravigliose coreografie.Li ho osservati da lontano, incantata dalla loro invidiabile spensieratezza. Malinconica ho iniziato a canticchiare sottovoce La canzone del bambino nel vento. Li guardavo e mentalmente programmavo l’attività per questa ricorrenza. Avrei letto il libro Otto e poi ne avremmo parlato con le parole giuste, senza andar troppo nei particolari, senza sforare con gli argomenti e i discorsi.

Era tutto pronto, ma poi li ho guardati bene quegli occhi innocenti, ho visto le bocche sorridenti e quelle tristi piegate all’ingiu’ per uno sciocco litigio e ho pensato di regalargli un altro anno di spensieratezza.

Ho deciso di onorare così l’innocenza dei milioni di bambini che sono nel vento.

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Prevenzione: la mammografia

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Avevo l’impegnativa per sottopormi alla mammografia dal mese di febbraio dello scorso anno.  Avrei potuto telefonare al CUP, Centro Unico di prenotazione, che consente di prenotare prestazioni specialistiche ed esami diagnostici e di laboratorio, ma sapevo che l’appuntamento sarebbe stato dopo circa un anno e mezzo, Però nei laboratori radiologici convenzionati non riuscivo a prenotare. Infatti una legge regionale  per ogni laboratorio convenzionato fissa un numero massimo di controlli mensili. Mentre in passato quando telefonavi davano comunque l’appuntamento dopo circa tre mesi dalla chiamata, ora devi azzeccare il giorno giusto, altrimenti ti dicono di ritelefonare quando saranno riaperte le prenotazioni. Da quanto ho capito le prenotazioni si aprono ogni due mesi.  Quando riesci a prenotare  il controllo avverrà dopo circa due mesi dalla prenotazione. Però se è urgente puoi fare il controllo, subito pagando la prestazione, non ricordo se era 130 o 180 euro.

Decidendo di aspettare e azzeccare il momento giusto per prenotare sono passate le settimane e i mesi.  La cosa cominciava a spazientirmi visto che nel frattempo sono entrata nella fase della pre menopausa e gli sbalzi ormonali fanno ingrossare le cisti, che diventano anche alquanto dolorose. Così un giorno tra Natale e Capodanno mentre uscivo di casa proprio per recarmi dal medico, il postino mi ha consegnato una lettera con la quale venivo invitata a sottopormi con data e ora precisa al Programma regionale della Sardegna per la diagnosi precoce del tumore alla mammella.

Che tempismo! Non potevo certo farmi sfuggirmi l’occasione. Così lunedì invece che andare a scuola mi sono sottoposta alla mammografia. Non mi ha fatto male e il radiologo mi è sembrato preciso e professionale, anche se poco empatico e di poche parole. Ha cercato di aprire il cd della mammografia eseguita tre anni fa, ma non essendoci riuscito lo ha trattenuto. Potrò ritirarlo fra circa venti giorni, quando mi sarà arrivato a casa il referto. Il neo di questo programma di prevenzione è l’attesa che passa tra il controllo e il referto.  Questo l’unico aspetto andrebbe migliorato. Per il resto non c’è che da complimentarsi per l’organizzazione del programma di screening che dà a tutte le donne la possibilità di fare un controllo gratuito. Mi ha fatto piacere vedere che tante donne come me ne hanno approfittato.

W la prevenzione!

 

Torna a scuola, Speranza

Eccomi a scuola, prima a salutare colleghi e collaboratori. Qualcuna delle colleghe non si era accorta che mancassi. Non è strano perché con il tempo pieno faccio degli orari alquanto particolari e non avevo scritto nulla neanche nelle chat della scuola. Una seria e una per le stupidaggini. E poi loro, i bambini, già sulla porta con i sorrisi smaglianti, felici; che mi hanno riscaldato con il loro affetto, sommerso di racconti mentre si toglievano i giubbotti  e andavano a registrarsi per la mensa. Tutti volevano essere ascoltati, contemporaneamente, ovvio! Li ho fatti parlare tutti a turno, ci abbiamo messo due ore. Ci vuole tempo per ascoltare e disciplinare la conversazione con 23 bambini . Passato il loro turno, poi volevano riprendere la parola. Un mese o poco meno era lungo da raccontare. Per tutte le Barbie e le Lego del mondo universo! Esilaranti i racconti sui Babbo Natale, qualcuno se lo è trovato in salotto ed è stato portato in pigiama a fare un giro sulla slitta. Qualche Befana ha fatto spaventare le mamme e  gli lanciato, come pietre, caramelle e cioccolati. Qualcuno ha fatto gli esperimenti con i petardi, qualcun altro è stato in Continente o all’estero, altri hanno dormito dai nonni, o parenti. Un mondo gioioso e divertente. Orgogliosi mi hanno raccontato che la notte di Capodanno sono andati a letto tardissimo e poi i giorni seguenti erano zombie. Mi sono sforzata nel non farmi prendere dalla fretta, nonostante le lancette girassero velocemente. Nonostante qualcuno si annoiasse e cercava di parlare con il vicino. Alla fine però eravamo contenti tutti, anche se abbiamo iniziato la ricreazione al suono della seconda campana, quella che segnava la fine.

Avevano la possibilità di dire qualcosa anche sui giorni passati con la supplente, molti non hanno voluto parlare, altri hanno detto che gli sono mancata e che erano giorni bruttissimi. La bambina che avevo a fianco sottovoce mi ha detto: – Anche a me sei mancata tantissimo, sei la mia maestra preferita.  – Anche se ti sgrido tanto? – Sì, anche se mi sgridi tantissimo, sei sempre la mia maestra preferita.

Che dire? Sono felice di essere tornata e di averli trovati così!

Si rientra

  • Domani tornerò a scuola. Che bello! La rappresentante dei genitori mi ha fatto sapere che mi stanno aspettando con ansia e sono felicissimi del mio rientro.
  • Pure io sono felice di tornare alla mia vita normale. Siamo già a metà settimana, e avrò due giorni leggeri, così potrò riprendere con gradualità. Per prima cosa li saluterò uno per uno, ci siederemo in cerchio e a turno tutti parleremo. Potranno parlare delle vacanze di Natale, sarà interessante sentire cosa ricordano, oppure potranno esprimere i loro pensieri su questi giorni passati a scuola con un’insegnante diversa.
  • Volutamente non ho mandato alcuna indicazione alla supplente, la mia collega di classe ha detto che era brava. Ci ha fatto i complimenti per il livello di apprendimento e per il comportamento. Sono riscontri importanti sia per noi insegnanti, sia per i bambini. Non abbiamo angeli o belle statuine, ma bambini. È importante che si sappiamo ben  rapportare anche con gli estranei e che sappiano gestire le nuove situazioni senza la supervisione ossessiva dell’insegnante prevalente.
  • L’autonomia. È un tasto che batto continuamente con i genitori che vedono i loro figli sempre troppo piccoli e bisognosi di essere continuamente seguiti. Fino all’asfissia e alla conseguente ribellione.
  • Mi siete mancati, piccole pesti. A domani.

 

Tutta la luce che non vediamo

dsc_0037-2013929694.jpgOgni anno nel mese di Gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, leggo almeno un libro sulla Shoa. Di solito la ricerca del libro e la relativa lettura avviene a fine mese, invece quest’anno, complice una promozione lampo su Amazon, ho già letto il libro sull’argomento Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr, vincitore del premio Pulitzer nel 2015.

Il romanzo racconta la vita di due bambini che nel 1934 hanno sei anni. Marie Laure vive a Parigi, è orfana di madre e le hanno diagnosticato una malattia degenerativa che in poco tempo la farà diventare cieca. Con questo handicap affronterà il trasferimento a Saint Malo e l’occupazione della fortezza da parte dei tedeschi. Werner è un bambino tedesco che vive in un orfanotrofio insieme alla sorella minore. Il bambino dimostra subito di avere delle capacità tecniche straordinarie nel costruire e rimettere a posto le radio. Per questo viene notato e mandato a frequentare, nonostante il parere contrario della sorellina, l’Accademia della Gioventù hitleriana. Non sto a raccontarvi tutte le vicende dei due bambini, che la vita farà incrociare per un attimo per far proseguire ognuno nel loro destino. Il libro è lungo e le vicende sono alquanto articolate, e anche i personaggi sono tanti e ben descritti nei loro caratteri e azioni.

Il racconto inizia lentamente, ma a metà le parole cominciano a incalzare, creando tanta suspance. Mentre leggevo mi sono resa conto che alcune pagine le ho lette senza respirare, in apnea. Quando racconta il periodo post bellico il ritmo torna lento e lascia spazio alle riflessioni.

Dopo aver letto il libro il pensiero principale che prevale in me è sull’Europa e il lungo periodo di pace che stiamo vivendo, talvolta con indifferenza e sufficienza. La fratellanza fra Europei è costata tanto, e credo non sia stato semplice per i popoli europei sedersi allo stesso tavolo, sognare insieme e iniziare a costruire l’Europa unita. Però ci sono riusciti. Ci siamo riusciti. Oggi possiamo girare l’Europa in lungo e in largo senza problemi. Possiamo sognare di cambiare e vivere una nuova nazione. Possiamo esprimere le nostre idee liberamente, anche le più stupide.

Un’altra pensiero che considero importante è che prima agli inizi sembrava impossibile che si potesse iniziare una seconda guerra, visto che si era appena usciti da una guerra terrificante, per questo alcuni segnali erano stati considerati insignificanti. La mia domanda è: Il ritorno delle destre estremiste al governo di alcuni stati europei; lo sdoganamento delle idee fasciste, naziste, xenofobe che circolano impunemente sui social; le affermazioni sulla supremazia della razza bianca su le altre razze (fresca fresca di ieri) di un candidato alle elezioni regionali, sono segnali di un futuro fosco che ci attende? Spero tanto di no e mi attivo, anche con questo piccolo blog a far circolare idee positive e piene di gioia e speranza nel futuro.

Il lunedì di Speranza #6

Starò a casa in convalescenza alcuni giorni ancora. Sto molto meglio, ma le forze sono quel che sono. Ho dei cali fisici che mi portano a sdraiarmi dopo piccoli sforzi. Non sono assolutamente in grado di affrontare tutto il carico di lavoro scolastico; ma è soprattutto quello extrascolatico quello che mi spaventa: ore e ore a correggere e preparare le lezioni. I bambini meritano un’insegnante in forma. Ho fatto di tutto perché potessi rientrare oggi, ci ho creduto fino a ieri mattina, ma poi ho dovuto arrendermi all’evidenza. Rientrando avrei compromesso la guarigione definitiva e magari mi sarei buscata l’influenza, che è là che mi aspetta. Pazienza, ne approfitto per scrivere un po’ di post, per leggere e guardare la tv.

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A proposito di tv, ieri ho visto Tom Hanks e Meryl Streep a Che Tempo che fa. I due attori sono in Italia per promuovere il loro ultimo film The Post. E’ stata un’ora bellissima per il clima di familiarità e gioia che bucava i teleschermi e arrivava fino al divano di casa mia. Mi sono piaciuti molto entrambi, per la sincerità dei loro discorsi e le emozioni genuine.  Son sembrate persone normali che fanno un lavoro bellissimo e sono consapevoli di questo. Lavorano seriamente per essere quello che sono, ottengono tanto ma rimangono umili. Anche perché non sempre mietono quello che seminano.“Non ci si abitua mai a vincere qualcosa. Io mi sono dovuta abituare a perdere. Sono l’attrice che ha perso più Oscar in assoluto”. Noi pensiamo a quello che ha avuto, e lei, come tutti, pensa a quello che ha perso. Sono rimasta incantata nel vedere lo stupore che provavano nel sentire le loro voci italiane,  e hanno ringraziato i doppiatori. Gli americani amano sentire parlare l’italiano, dicono che è una lingua musicale.

Mi ha fatto piacere che abbiano accettato con trasparente felicità e gratitudine i regali pensati da Fabio Fazio: per la collezione di  Tom Hanks un modellino della Fiat 126, auto che adora,  e un macchina da scrivere Olivetti . E la Streep a tal proposito ricorda la mamma: “Mia madre mia ha detto di non imparare a usare la macchina da scrivere per non diventare la segretaria di nessuno. Diventerai il capo.” Avrei voluto abbracciare la mamma della Streep.  Noi siamo quel che siamo anche perché in nostri genitori sono stati quel che sono stati.

Ma secondo me la trasmissione ha raggiunto il massimo del pathos quando  a Meryl Streep è stata regalata una fotografia autografata da Anna Magnani, donata da suo figlio dell’attrice romana. Si è commossa fino alle lacrime ringraziando in italiano. “Anna Magnani era fantastica, in ogni cosa che faceva metteva un impegno assoluto. Scoppiava di impegno“.

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Stamani ripensavo alla trasmissione di ieri e alle polemiche dei mesi scorsi sull’ingaggio di Fabio Fazio. Pensavo a quanto lavoro ci deve essere stato, a quante interviste e articoli devono aver letto gli autori della trasmissione per scoprire aneddoti apparentemente insignificanti sulla vita di questi due mostri sacri della recitazione.

E’ mia abitudine divertirmi  a seguire le trasmissioni anche su twitter,  talvolta interagisco e commento, molti criticavano lo stile dell’intervista di Fazio, ma credo che se ieri questi due Grandi si sono aperti e si sono rivelati per quel che sono,  è anche per la preparazione e lo stile dell’intervistatore.

Mi è dispiaciuto che non sia riuscito ad arrivare in trasmissione Steven Spielberg, regista del film, chissà quali sorprese ci avrebbe regalato ancora la trasmissione. Spero sia un appuntamento solo rinviato.

Comunque il film andrò a vederlo al cinema perché come ha detto Hanks è bello uscire di casa e vedere i film a fianco di persone sconosciute e scoprire che le tue reazioni sono le stesse di tante altre persone. Perché come titolava un famoso libro di alcuni anni fa: Nessun uomo è un’isola.

Primi di giorni dell’anno

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Le vacanze sono terminate, le feste sono ormai lontane, nelle strade e piazze sono quasi scomparsi i segni del Natale.  La vita ha ripreso il suo solito corso, i bambini sono tornati a scuola ma io sono a casa, non per la solita influenza, bensì per una colica vescicale (non so se esiste il termine medico) che, sabato 6 gennaio, mi ha portato in pronto soccorso. Avevo un calcolo tondo tondo di quasi un centimetro che mai sarebbe uscito da solo e che è stato frantumato e asportato in Day Hospital

Chi ha partorito naturalmente e provato le coliche renali dice che queste ultime sono ben più dolorose. Non posso far paragoni, ma devo dire che prima dell’operazione ho sofferto molto e che ora, due giorni dopo sono tornata alla vita normale. Quasi: le mie visite alla toilette sono numerose e urgenti. Ma sembra che tutto si stia normalizzando. 

Sono grata al nostro sistema sanitario che ha risolto il mio problema con professionalità e nel minor tempo possibile. Certo, ci sono cose da migliorare. Ma davvero si merita un bell’otto.

 Non vedo l’ora di tornare a scuola e mettere a posto casa. Ho ancora tutto il Natale dentro. Mia madre voleva smantellare tutto, ma non ho consentito, smantellare è semplice, ma il difficile è riporre  e pulire. Poi devo dire che tra tutte le cose fastidiose di questo periodo, le decorazioni natalizie fuori tempo sono il minimo  fastidio.

Mi dispiace di più non essere potuta andare al funerale di una persona a me cara. Mi dispiace di più non essere potuta andare con maggiore frequenza a trovare in ospedale la mia collega, ora in pensione, ricoverata dal primo giorno di vacanza. E’ due anni che combatte come una leonessa, ma le munizioni sono terminate e quando siamo andate a trovarla l’ultima volta, ce lo ha detto chiaramente, dandoci istruzioni per il funerale. Eravamo in tre e io e un’altra siamo  rimaste senza fiato. Meno male che una di noi le ha risposto e ha dialogato. Io nulla, sono rimasta gelata. E non sono riuscita più ad andare a trovarla, prima per un bruttissimo raffreddore e poi per questo nuovo stop. Spero di riuscire a vederla ancora. E’ una collega che conosco dagli inizi della mia carriera, quando ero ancora supplente. È stata, insieme ad altre maestre, un pilastro della nostra scuola. La nostra scuola ha molti difetti, ma anche molto pregi: lavoriamo molto e accogliamo tutti quelli che arrivano, siano essi alunni che colleghi. Chi arriva per la prima volta dice che quest’aria si respira appena si varca la soglia. Noi non ce ne accorgiamo, perché vediamo solo i difetti e le cose che non vanno, ma quando ci fanno i complimenti e ci dicono che vogliono tornare siamo molto orgogliose. Io almeno si, perché anche io contribuisco con il mio modo di fare e accogliere e a rendere questa bella atmosfera. E questo modo di fare me l’hanno trasmesso le mie colleghe più esperte. Ora che stanno loro stanno andando in pensione tocca a noi accogliere e fare l’esempio alle più giovani.