Resurrezione

sepolcro-vuoto
Immagine presa da internet. Non ho trovato l’autore.

E’ lunedì. Il primo lunedì di Aprile. Sono ancora a casa, ne avrò ancora per quindici giorni. Rientrerò a scuola a due mesi esatti dalla caduta. Sto decisamente meglio, due giorni fa ho terminato la cura farmacologica e fra pochi giorni inizierò la fisioterapia. Pian piano sto riprendendo in mano la mia vita. Ieri sono andata e tornata a messa a piedi.

Anche il giorno di Pasqua ero riuscita ad andare a Messa e a fare un pezzo di processione. Non ci avrei mai sperato, visto che il Giovedì santo ero arrivata in chiesa per la messa Caena Domini, e dopo cinque minuti, non era manco iniziata, sono andata via perché avevo la nausea dovuta alla cervicalgia. Venerdì e sabato santo non mi sono mossa da casa. Praticamente ero disperata. Non vedevo via d’uscita. Invece Domenica c’è stata una piccola resurrezione. Il giorno di Pasquetta siamo andati a pranzare fuori con amici e parla parla mi sono dimenticata dei dolori e delle paure. Ma martedì ero nuovamente ko.

In questi mesi, nonostante lo scoraggiamento, ho imparato tante cose dal mio sentirmi debole e indifesa. Mi sono per la prima volta ritrovata nei panni di chi dipende dagli altri quasi in tutto. Non avere la libertà di uscire, di guidare, di fare le solite cose di tutti i giorni e non sapere quando riprenderai a farle è stato bruttissimo. Meno male che ho avuto sempre l’autonomia di occuparmi da sola dell’igiene personale!

Quando stai male apprezzi davvero il poter fare le minime cose, anche quelle che non ti piacciano e trascuri sempre, tipo lavare i vetri!

In questo periodo sono andata in visita a scuola tre volte. La prima volta appoggiavo la  mano al muro e ho visto la pena che provavano colleghe e bidelli. Gli alunni uscivano dalle classi per salutarmi e davanti alla supplente mi chiedevano: quando torni? La seconda volta era prima di Pasqua, già andava meglio, ma anche lì mi sono resa conto che non ero ancora in grado di tenere le classi. La settimana scorsa le bidelle hanno detto che la mia faccia era tornata normale, non esprimeva dolore, parlavo normalmente senza smorfie di dolore! Quante cose comunichiamo agli altri anche non parlando!

Alcune mamme mi hanno detto che non vedono l’ora che torni perché con la supplente non stanno combinando niente. Mi fa piacere che sentano la mia mancanza e che apprezzino il lavoro che faccio. E’ ovvio che una supplente per quanto in gamba e preparata ha il bisogno di conoscere le classi e prendere il ritmo. Nessuno nasce imparato e la professionalità ce la creiamo facendo. Potremmo fare centomila corsi di aggiornamento, leggere migliaia di libri, ma alla fine l’esperienza la costruisci solo facendo esperienza!

I miei alunni in questi mesi della mia assenza, forse avranno imparato poco per quanto riguarda l’inglese, ma sicuramente avranno imparato a confrontarsi con un’altra persona, a rispettarla anche se non è la loro maestra e che s’impara anche in maniera diversa da quella solita.

Questa assenza è stata una bella rogna, ma tutti abbiamo imparato qualcosa di nuovo.

Auguro a tutti voi un buon periodo pasquale, che dura fino alla Pentecoste, cinquanta  giorni dopo la Pasqua, cioè fino al 15 maggio.  Beh, un evento così straordinario non può finire in 24 ore!

Buona Resurrezione!

 

 

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6 pensieri su “Resurrezione

  1. È proprio vero che nel momento in cui si ha bisogno degli altri si impara l’umiltà.
    Anche la maestra di mia figlia è mancata per tanto tempo e i bambini non vedevano l’ora di riabbracciarla. La supplente fa tutto quello che può, e anche molto bene, ma loro restano affezionati alla persona con cui sono cresciuti.

    1. Io sono un’insegnante severa, non lascio passare niente, soprattutto se offendono o mancano di rispetto agli altri. Non dimostro di avere preferenze, se c’è da sgridare sgrido anche il più bravo della classe. A loro questo piace perché dà sicurezza. Poi se faccio eccezioni le spiego, se baglio ammetto di aver sbagliato e spiego loro che siamo esseri umani. Questo è l’aspetto che mi piace di più dell’insegnamento: far capire che siamo tutti diversi, con pregi e difetti e che ognuno di noi deve combattere con le proprie lacune e che tutti possono farcela.

  2. Carissima, son contenta che tu stia meglio. Ancora qualche settimana e sarai definitivamente “in piedi”. Hai ragione sul fato di dover dipendere dagli altri, quando non si sta bene si vede tutto sotto una luce diversa. In bocca al lupo

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