Archivio mensile:settembre 2015

Gentilissima mamma

Gentilissima mamma, che stamattina mi hai letteralmente aggredito davanti a tutti gli alunni delle mie otto classi, davanti a tutti gli alunni delle altre classi, davanti ai bidelli, davanti agli altri genitori,

Gentilissima mamma, che hai urlato come una pazza, e alzavi il volume mentre io cercavo con calma di spiegare e di calmarti,

Gentilissima mamma che mi hai distratto dal mio compito di vigilanza sugli alunni, compreso tuo figlio, che si è trovato a litigare nuovamente con l’alunno A, mentre tu urlavi di tutto contro di me e la scuola,

Gentilissima mamma, che per difendere tuo figlio urlavi che A non è un bambino normale, educato come il tuo,

Gentilissima mamma, che hai detto che avresti denunciato tutta la scuola compresi muri e i banchi,

Gentilissima mamma, Vorrei semplicemente dirti che A è un bambino uguale a tuo figlio, e che due ore dopo la tua sceneggiata i due durante l’ora di ricreazione entrambi avevano dimenticato tutto e stavano giocando insieme. Beata innocenza.

Gentilissima mamma, loro avevano dimenticato, io no. Sono rimasta turbata tutto il giorno.

Gentilissima mamma, ti ringrazio per avermi fatto passare una giornata di merda, una giornata scolastica lunga e pesante che mi ha visto esordire con la tua sceneggiata e che  è finita alle 18.

Gentilissima mamma, vorrei complimentarmi per l’esempio edificante che hai dato a tuo figlio e ai figli degli altri, per avere ucciso la mia dignità di educatrice. Grazie.

Gentilissima mamma, so con matematica certezza che hai segato il ramo educativo su cui anche tu sei seduta, e molto presto ti ritroverai con il sedere per terra.  Piangerai lacrime amare, molte di più di quelle che hai voluto risparmiare a tuo figlio per un litigio tra bambini.

Gentilissima mamma, ti faccio tanti auguri per il tuo ruolo di educatrice, il mio fra due anni termina, il tuo continua per sempre.

 

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Verso la fine dell’inizio

Che bello sedersi e scrivere un post. Mi sembra un evento eccezionale e non mi sento in colpa per aver sottratto tempo alle mie cose scolastiche e casalinghe. L’orario è definitivo è in dirittura d’arrivo. Inizieremo la settimana prossima.

La casa è quasi tutta pulita, la roba è lavata, anche se da stirare. Ma stirerò al bisogno, portandomi un po’ avanti di volta in volta. I fiori si autoinnaffiano, visto che la siccità è terminata. Anzi direi che abbiamo paura delle alluvioni. Da tre giorni alla stessa ora, le cinque della sera, si scatena il finimondo. Tuoni, saette e pioggia a gogò. Meno male che poi ci c’è la  tregua. Infatti abbiamo ancora delle giornate di sole, anche troppo calde. Ma dai, va bene così.

Ho iniziato a lavorare con i bambini, che sono sempre splendidi e così… bambini direi.  Che belli i miei bambini di seconda, ne ho acquistato un’altra e questi nuovi alunni sono troppo toghi. Ci siamo amati al primo incontro. Colpo di fulmine. Poi ho una terza, nuovi alunni pure questi. Belli pure loro. Le tre quarte sono vecchie conoscenze. Poi ho quei demoni delle due quinte! C’è una classe piuttosto turbolenta, alquanto già ormonata,  e ci fa sudare sette camicie più una. Già me li sistemerò ben benino. Quando mi ci metto divento peggio della Signorinarottermaier. Così imparano a rispettarsi tra di loro e a rispettare gli adulti che hanno davanti.

Non dite poverini, perché se non facciamo così non sentono ragioni. Tutti gli altri metodi hanno già fallito miseramente. Poi loro si tranquillizzeranno, avranno i loro confini ben definiti e torneranno amabili e sopportabili come sempre. Speriamo. Perché questa nuova generazione di ormoni di nativi digitali a volte hanno delle controindicazioni. Pensano di essere più cool dei docenti e dei genitori. Ma con pazienza e a volte senza pazienza, li riporteremo sulla retta via.

Buon inizio settimana a tutti.

A volte ritornano

Mi sembra che non mi era mai capitato di rimanere 18 giorni senza scrivere un post! Ho battuto il record personale! Va be’, cose che capitano.

Il primo settembre ho ricominciato la scuola con le riunioni e le commissioni e le programmazioni. Il dieci abbiamo iniziato l’attività con i bambini, abbiamo anticipato di tre giorni per spalmarli con ponti vari durante l’anno scolastico. E chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, chi è contento e chi no. Pazienza ce ne faremo una ragione.

L’anno scolastico della Buona scuola per il momento è uguale a quello dello scorso anno, i problemi che avevamo non si sono risolti magicamente durante l’estate, ma addirittura sono peggiorati. Abbiamo una collega assente che non possiamo sostituire perché non è ancora iniziata la mensa e quindi gli insegnanti che hanno ore in più vanno a sostituire. Capisco il risparmio che si deve fare, ma questi bambini non avranno un’unica insegnante per almeno tre settimane. Ci saranno sette insegnanti che si alterneranno durante la settimana. Due faranno italiano, altre due matematica, un’altra storia e geografia e così via. Insomma un orario da incubo. Poveri bimbi! Questo perché c’è una bella circolare ministeriale che impone questa cosa qui. Una cavolata mondiale.

La sottoscritta addetta a fare l’orario è pure complice di questa oscenità. Mi son presa anche le parolacce delle colleghe che sono costrette a cambiare giorno libero e a modificare il già orario-horror. Dei fantomatici insegnanti in più per ogni scuola manco l’ombra, nessun sentore. Uno schifo totale.

Il caldo bestiale di questi giorni poi non aiuta, ma peggiora la situazione. Tutta la settimana bel tempo, il sabato e la domenica nuvole e tentativi di pioggia. Non c’è collaborazione da parte del meteo!

Comunque meno male che oggi è venerdì e anche se domani andrò a scuola, vista l’emergenza di dover sostituire la collega,  è sabato e mi sento già più rilassata. Quasi in vacanza. Il potere del pensiero positivo fa miracoli.

Buon week end a tutti.

Se qualcuno ha dei beni

Se qualcuno ha dei beni in questo mondo e chiudesse agli altri il cuore nel dolor, come potrebbe  la carità di Dio rimanere in lui?

E’ il ritornello di un canto che sentivo in Chiesa quando ero bambina.  Anche se è da tanto tempo che non lo sento, mi sono ritrovata a canticchiarlo sottovoce più volte in questi giorni. La cronaca degli ultimi due mesi, per me di vacanza e relax, è stata scandita quotidianamente dalla tragedia dei profughi e migranti che cercano di raggiungere l’Europa. All’inizio dell’estate un tipo di giornalismo parziale ci ha fatto credere che solo l’Italia era interessata da quest’emergenza. Spulciando ben bene i giornali online invece è stato facile scoprire che anche altri paesi in condizioni più precarie delle nostre ne sono interessati. I numeri dell’accoglienza della Grecia e della Giordania fanno impallidire quelli italiani.

A sentir certi politici mi viene la nausea e rispondo a voce alta, come fa mio padre ultra ottantottenne, davanti alla tv. Un tasto del telecomando è ossidato visto che non clicco più quel canale razzista, facendo zapping lo sorvolo alla grande. Come si possono dire certe parole di fronte alla tragedia di persone perbene che fuggono dalla povertà, dalla guerra, dalle sevizie di ogni genere? Non possiamo pretendere che rimangano a casa propria a farsi uccidere se non fisicamente, civilmente e moralmente. Noi ci rimarremmo? Non cercheremmo di salvare la nostra vita, quella dei nostri cari? Non rischieremmo il tutto per tutto?

Settant’anni di pace in Europa ci hanno fatto già dimenticare l’orrore, la fame, la paura di quei giorni, quando toccò a  noi. Non tutti rimasero a farsi mitragliare e bombardare. A farsi uccidere. Chi poteva scappava, i civili, le donne i bambini. Persino i Cagliaritani, quando nel ’43 furono bombardati in massa, si rifugiarono nei paesi dell’interno della Sardegna. Già dimenticato! Appena si è saputo che sarebbe arrivata una nave con circa 800 persone, i politici di turno, di tutti i colori, hanno parlato, chiosato, puntualizzato che la Sardegna aveva i suoi problemi, che non si era pronti, che qui, che là. Non era vero, perché si è stati in grado di vestire, scaldare, rifocillare,  curare e accogliere tutti. Il primo soccorso è questo. Niente altro. Questa gente sfortunata non ci vuole stare in Sardegna, lo sa benissimo che non c’è lavoro e pure noi abbiamo i nostri ragazzi che vanno all’estero in cerca di miglior fortuna. Sono solo di passaggio, ma sono felici e  si considerano salvi quando raggiungono la terra ferma, pur se in un’isola. La risposta dei cagliaritani, della gente normale, è stata incredibile, degna della miglior ospitalità.

Si dice sempre che si studia la storia perché certi fatti non accadano più. Invece sono ormai persuasa che guerre, genocidi, dittature siano sempre accaduti e sempre accadranno. Che le vittime di ieri spesso diventano i carnefici di oggi. Ci sono popoli e nazioni supportate fino all’altro giorno dall’Onu, anche dall’Italia,  che ora erigono muri di filo spinato per non far passare queste masse in fuga. Sparano e usano lacrimogeni per disperdere la fame, la paura e il bisogno. Anche loro hanno la memoria corta,  hanno già dimenticato la sofferenza di ieri.

Mi ha colpito un ragazzo profugo che ha detto che si possiamo costruire tutti i muri che vogliamo, ma ci sarà sempre chi è disposto ad oltrepassarli perché non ha nulla da perdere. Non c’è niente da fare di fronte alla volontà di milioni di persone che vogliono una vita migliore. Dovremmo accoglierli a braccia aperte ed essere felici che arrivino vivi, dovremmo piangere di fronte ai morti,  non numeri, seppur mostruosi, ma persone che hanno amato la vita tanto da perderla.

Un giorno, spero il più presto possibile,  sarà  posta l’ultima parola a questa tragedia. Si troverà il modo di fermare le guerre, il terrorismo e  i mercanti di uomini. Un giorno quando tutto questo sarà finito si darà merito a nazioni come l’Italia, la Grecia e la Giordania.

Ora ho capito che si fa memoria degli avvenimenti passati non solo per evitare che succedano in futuro, ma soprattutto per capire da che parte bisogna stare quando accadono.