Archivio mensile:aprile 2015

Se questo è l’inizio della Buona scuola.

Come mi capita ad ogni primavera, ho un calo fisiologico di post sul blog. Tante cose sono successe in queste due settimane di assenza. La strage dei  900 migranti, gli insulti vergognosi a Gianni Morandi per il suo post su fb, il 25 aprile e il suo significato, le faccende personali. Insomma tanti argomenti, ma zero parole.

Parole che però oggi vengono fuori con rabbia e incredulità. Per chi non lo sapesse il 5 maggio ci sarà lo sciopero nel mondo della scuola indetto da sei sigle sindacali. Il giorno è stato scelto perché ci saranno le prove d’italiano dei test invalsi nella scuola primaria. Si profila una giornata memorabile perché dopo anni i sindacati sono tutti uniti per dire no ad una riforma veramente pessima, che non migliora affatto la qualità del nostro sistema d’istruzione, ma che decisamente lo peggiorerà.  Il ministero oggi  ha deciso di far slittare di un giorno le prove invalsi.

Sono addolorata perché avevo veramente creduto nelle buone intenzioni del governo. Ho partecipato, dopo aver letto il dossier sulla Buona scuola, alla consultazione online. Ho dato il mio parere e ho proposto dei miglioramenti. Ho partecipato anche all’incontro tenuto a Cagliari con il sottosegretario all’istruzione. Non mi sono agitata, non ho alzato la voce, ho fatto parlare e ho ascoltato. Non sono una squadrista. Ma ciò non vuol dire che sono d’accordo su quello che stanno proponendo. Neanche un po’. Trovo che tutti i punti proposti peggiorino ulteriormente una scuola pubblica che già è in sofferenza.

Non è più solo questione di lavorare di più o di meno, o di preside manager o scuola azienda. E’ questione di offendere l’intelligenza delle persone, di togliere agli insegnanti anche quel poco di autorevolezza che è rimasta.

La misura era già colma, ma oggi ha tracimato. Per via di questo spostamento delle prove invalsi. Non ho parole. Non sono certa che possano farlo senza avere conseguenze. Come minimo c’è un comportamento antisindacale. Mi sento come se mi fosse passato un trattore sopra.  Se lo avessero fatto quando c’era B sarebbe venuto giù il Ministero.

Ma cosa credono di ottenere? Anche Pirro ebbe la sua vittoria. Si sa anche come andò a finire.

 

La devo smettere

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Del sentirsi decrepita come una casa abbandonata

La devo smettere di ammalarmi il sabato mattina a scuola e così bruciarmi la domenica e il giorno libero del lunedì. In verità ero rientrata a scuola ancora convalescente, la voce così così, sempre infreddolita, ancora vestita con tutti gli strati invernali. Ma, insomma ogni giorno andava un po’ meglio. Questo fino a sabato mattina, verso la fine delle lezioni ho realizzato che avevo freddo e che avevo iniziato a tossire in maniera strana. E che molti alunni tossivano come me. Son tornata a casa ghiacciata, e con un dolore allucinante che mi trapassava dal petto alle spalle. Ogni respiro era un tormento. Sono riuscita a pranzare e mettermi sotto le coperte. La situazione è migliorata con l’ultima compressa della scatola di paracetamolo.

Pensavo, ma perché sono in queste condizioni? Aiuto. Non voglio ammalarmi ancora. Siamo andati in parafarmacia per fare il rifornimento del paracetamolo e la dott.ssa lì ci ha confermato che i tre quarti del paese era nelle mie condizioni! Le difese immunitarie sono ko, nonostante a casa nostra  si faccia largo uso di kefir, bacche di goji, zenzero, curcuma e quant’altro. Son convinta che senza di questi sarei già moribonda. Invece tutto sommato non la becco nella forma peggiore, Che palle però!

Oggi è stata una bellissima giornata primaverile. Saremmo potuti andare in giro per mezza Sardegna, con tutte le sagre e cose buone da mangiare! Invece noi qui tappati in casa a tossire e a starnutire. Ho pensato anche che in qualche maniera mi sto autoboicottando o che la scuola mi stia davvero mettendo a dura prova. La mente si sa fa dei brutti scherzi. Intanto oggi va decisamente meglio, non ho la sensazione che domani sarò kò. Il fatto che possa programmare le cose da fare, mi dicono che il peggio è passato. Però un’altra compressa di paracetamolo stasera non me la toglie nessuno. E domani si vedrà.

Pasticci

Ieri avevo scritto un post, Elena lo aveva  pure commentato e le avevo risposto. Poi per una condivisione in un posto sbagliato l’ho dovuto sospendere e poi cancellare definitivamente. Mi dispiace che sia andato perduto il commento.

Intanto sono rientrata a scuola e non è andata male, a parte il freddo che ho patito. Il riscaldamento è ormai spento e occorre aspettare giorni più caldi per alleggerirsi un po’.

Abbiamo avuto la brutta notizia che i posti di sostegno nell’organico di diritto del prossimo anno saranno dimezzati. Non so come faremo, ci saranno più bambini certificati e meno insegnanti.

La buona scuola diventa quello che è sembrato dall’inizio: una colossale bufala.

Vado a scuola, il film

Finalmente, dopo due anni che lo avevo in lista, ho visto il film Vado a scuola  (2013) di Pascal Plisen. La storia narra le peripezie  vissute realmente per poter raggiungere la scuola da alcuni bambini in quattro angoli sperduti della terra. Ci sono Carlito e la sorellina che percorrono a cavallo tutti i giorni un tragitto di un’ora e più. Soli nella pianura della Patagonia. Ci sono  Zahira e le sue due amiche che fanno un viaggio settimanale che dura mezza giornata. Sole nelle colline brulle del Marocco per raggiungere il collegio. Ci sono Jackson e la sorella che percorrono giornalmente per due ore la savana del Kenia, nella quale bisogna evitare i branchi di elefanti. Infine in India Samuel viene letteralmente trascinato nelle strade sassose e sabbiose dai due fratellini, per un tempo infinito, ogni santo giorno, con una  sedia a rotelle sui generis, ricavata da una sedia da giardino di plastica con le ruote arrugginite.

Il film è questo, ma non è tutto qui. Non è possibile rimanere indifferenti. Ho spinto anch’io la carrozzina di Samuel, ho temuto il peggio per le ragazzine marocchine, quanto ci vuole a far del male a tre ragazzine indifese? Mi sono nascosta anch’io per non essere catturata dagli elefanti e ho attraversato la Patagonia. Quanta fatica per essere istruiti! Quanta voglia di riscatto da parte delle famiglie! Con amore affidano all’ignoto e a Dio figli e nipoti, fiduciosi in un futuro migliore. Consapevoli che per istruirsi non bisogna lamentarsi, ma affrontare le difficoltà quotidiane e trarre il meglio da quello che si ha.

Per questo non mi lamenterò qui dei miei alunni pelandroni che non studiano e non capiscono quanto sia importante l’occasione che gli sta sfuggendo di mano,. Non mi lamenterò dei genitori che li portano in auto fino alla soglia della classe. Non mi lamenterò di me stessa che per fare un chilometro prendo l’auto. Non mi lamenterò del governo e della riforma.

Faccio un applauso a tutti quelli che si sforzano per essere istruiti, a tutti quelli che spendono la vita per costruire scuole in posti improbabili, a tutti quelli che rischiano la vita per fare in modo che le bambine e le ragazze abbiano le stesse opportunità dei loro coetanei maschi. Faccio un applauso a tutti quelli che contribuiscono anche solo con un euro, anche un euro fa la differenza, all’istruzione di bambini poveri.

Questo post lo dedico al mio piccolo Maikol che vive a Hombolo in Tanzania,  a Maria Carla, e all‘Associazione CLUP  che dopo aver costruito un asilo, ora hanno  la gioia di vedere realizzare il sogno di una scuola elementare, in cui i bambini possano essere istruiti senza essere picchiati con il bastone. Sia benedetto chiunque possa aiutarli a finire la scuola.