Abbassare l’indice

Son costretta a parlarne, anche quando non vorrei essere inchiodata lì dai miei alunni. Non posso far finta di nulla, sorvolare o liquidare l’argomento in due parole. Loris è uno di loro. Lo sentono vicino. E’ stata la mamma. Bisogna aver paura delle mamme? Quelle stesse che li difendono con le unghie e con i denti e li giustificano, cuore di mamma, oltre il difendibile?

Mi hanno chiesto il perché. Volevano una risposta. Mi sono arrampicata negli specchi, chiamando in causa tutti i santi del Paradiso e gli angeli custodi, che avranno avuto un bel daffare a correre di aula in aula. Che gli dicevo? Che la mamma non stava bene, che stava passando un brutto momento? Così aumentavo le loro paure, e appena la mamma starà poco bene si dispereranno, temendo il peggio. Così, ho alleggerito la figura della mamma, dicendo che gli adulti a volte non si comportano tanto bene con i bambini. Gli fanno fare delle cose brutte. Gli ho avvisati che se capita a loro, devono confidarsi con altri adulti che loro conoscono: le maestre, i catechisti, i nonni, le zie, insomma persone che li ascoltano e possono aiutarli. Non devono aver assolutamente vergogna di raccontare la verità, mi raccomando la verità. Non si deve inventate niente e non si dicono le bugie. Solo la verità. Ci sono nella loro vita tante persone che li possono aiutare nel momento del bisogno.  Almeno una c’è.

Poi siamo passati ad altro. Alla nostra rassicurante lezione. Siamo riusciti a scappare da quel pensiero terribile, che ci ha atteso fuori dal cancello della scuola. Con le Christmas songs nel cervello che fanno a pugni con i titoli dei tg. E’stata lei, e il suo cervello si rifiuta di ammetterlo, troppo brutta è la verità. Ora sta male, ma quando si renderà veramente conto di quello che ha fatto, l’abisso non potrà contenere tutta la sua disperazione.

Abbassiamo il dito, non possiamo dire con certezza che di quell’acqua non ne berremo mai.  Diventiamo madri avendo l’esperienza di essere figlie delle nostre madri. Il nostro essere figlie ha un ruolo importante, determinante, nel nostro modo di essere madri. A volte si è segnate in malo modo e non i riesce a venirne fuori da sole. C’è bisogno dell’aiuto degli specialisti per far venir fuori il meglio del nostro essere figlie. Non rifiutiamo a priori questi aiuti, non scoraggiamoci se non si trova subito lo specialista giusto per noi. Meritiamo il meglio per noi e i nostri cari.  Per evitare l’irreparabile.

Ciao Loris.

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14 pensieri su “Abbassare l’indice

  1. Io non ho avuto modo di parlare con i bambini della risoluzione del caso.
    Io non sono madre per scelta per cui abbasso subito l’indice perche’ vedo quanta fatica c’e’ nell’esserlo.
    Secondo me la maternita’ non e’ automatica, non e’ solo gioia come vogliono farci credere. E’ anche solitudine, rinuncia, dolore. E questa mamma bambina forse non era pronta. Provo una grande compassione. Magari e’ una delle tante tragedie che si potevano evitare.

    1. Non avrei tirato fuori l’argomento, sai come fanno i bambini: ti chiedono chiarimenti mentre tu stai facendo e pensando ad altro.
      Complimenti per la tua scelta consapevole e per la comprensione che mostri nei confronti dell’argomento maternità. Io son diventata consapevole a poco a poco che vorrei essere madre, credevo che non fosse nelle mie corde, invece ancora oggi ho forza ed energia per affrontare tutto quello che c’è da fare. Se potessi eviterei tutto, ma come si dice “chi vuol pescare deve bagnarsi il sedere”. Certo che questa ragazza non era pronta per diventare madre, chi lo è a quell’età? Ma non è stata neanche aiutata nel modo giusto da chi le stava intorno. Come te ho tanta pena per lei e tutti quelli che sono coinvolti. Buona giornata

    1. Sono molto scossa da questa vicenda, come tutti, però cerco di non farmi sopraffare e di trovare una via razionale. Come può crescere una bambina a cui ogni giorno viene ricordato che è nata per sbaglio? Può crescere serenamente? Può a sua volta crescere serenamente dei figli? Ho tanta pena per il suo passato, per quello che ha fatto, e ora per il futuro suo, del marito e soprattutto per quello del secondo figlio.
      Grazie per essere passata e aver commentato.

  2. Hai ragione..abbassiamo il dito..è così facile lasciarsi andare e condannare, giudicare..infierire..dietro questa drammatica e tristissima storia c’è una vita di dolore e disagio che non è stato vinto e superato alla radice, è proprio un anello di catena la sofferenza, se non viene spezzato ad un certo punto continua ad allungarsi e mietere altre vite all’infinito.
    Condivido a pieno la tua riflessione. Buona giornata.
    Giusy

  3. Quando c’è mio figlio in casa non seguiamo i tg, ha il monopolio della tv e girano solo cartoons, quindi non se ne è parlato, per il semplice fatto che non sa.
    E’ difficile spiegare a dei bambini come sia possibile che una mamma arivi a tanto, sempre che sia stata lei.
    Mi ricorda molto la storia di Cogne, sappiamo tutti quando ci hanno speculato i giornalisti, i programmi tv, era in ogni dove e questa farà la stessa fine. Che tristezza. Il dolore, la strage si annida nei nostri cuori silenziosamente

    1. Gli avvoltoi dell’informazione danno fastidio, che ci fanno due inviati per ogni tv? Non lasciano respirare e fanno uscire dai gangheri delle persone già duramente provate.
      Non è facile lasciare all’oscuro di tutto i bambini, gli adulti cercano di preservarli dalle brutture del mondo, ma sono messi al corrente dai compagni di scuola o di sport. Bisogna tenersi pronti, dire la verità e cercare di dare speranza. E’ molto dura, ma ce la possiamo fare. Ciao, buona giornata.

  4. Ne parlavo con due semplici donne italiane.Rosa omonima a me ed Angelina…chiedevo a loro in un caffè tra donne italiane perché avevo letto qualcosa su Facebook…loro hanno la tv italiana io no.Sai sono donne molto semplici con una vita dura e povera e di preconcetti ed educazione di padre padrone..Rosa ha un maschietto di 5 anni,Angelina 4 figli grandi,uno che vuol diventar donna e non si da pace e va ogni anno a mejougore per un miracolo…Devo raccontarti il profilo delle due per capire…la frase che ne uscita.Rosa è una mamma sola che soffre molto di depressione ma sa che c’è la fa grazie a noi che l’incoraggiamo a sentirsi meno sola…
    Allora Rosa mette la caffittiedda di caffè, nel fuochino da campeggio così a suo dire ne esce buono come in Italia…
    Io chiedo…ma mi dite che successo a quel bambino in Sardegna?
    Angela dice il cacciatore vedi lui fu non hanno trovato le mutande…
    Rosa decisa con accento calabrese..la madre…
    Io la madre?
    Lei Russinedda u cirveddo è come una cipudda ne sfassa una foglia e basta poco…
    Me rimasta impressa sta frase…
    Notte.

    1. Oh Rosa, è facile liquidare la questione così. La faccenda è molto più complessa e difficile da districare di quanto si possa immaginare.
      PS. Non è successo in Sardegna, ma nella tua Sicilia. Sarebbe potuto capitare dovunque, purtroppo.

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