Di quando vorrei avere i poteri della Montessori

Oggi, finalmente, ho iniziato a lavorare nelle classi. Niente di che, i saluti, il ripasso, gli avvisi per il materiale. E’ un ritmo lento, da inizio anno scolastico. Poi con questo caldo umido micidiale, benvenuta estate, che vuoi fargli fare? Le traduzioni dei libri di Franzen? Il lavoro preliminare degli orari è fatto, ora le colleghe fanno pervenire gli orari interni delle classi, con qualche maledizione visto che non tutte le desiderata sono state esaudite. Beh, io ci metto l’impegno, per i miracoli rivolgetevi da qualche altra parte!

All’ingresso c’è ancora confusione, colleghi assenti da sostituire possibilmente con altri colleghi che non abbiano sostituito. Insomma i primi 10-15 minuti sembriamo al mercato del pesce. Quando credi di poter iniziare ecco che ti accorgi che un bambino di quarta in cortile è attorniato da tre-quattro adulti: mamma, amiche della mamma, bidella. Il bambino sbraita, si divincola. Terrore. Non vuole entrare a scuola. Si avvicina la responsabile del plesso,  con calma ma forzando un pochino lo porta dentro. La mamma si avvicina per fargli un’altra promessa del tipo: se entri vado sull’Himalaya a piedi a mungere le capre e farti una torta che mangerai a pranzo! Ma quello niente, il latte doveva essere preso dalle capre andine! E che non sapete la geografia?

Che fa maestra Speranza che era lì e assisteva alla scena? Si avvicina, dice alla mamma: ciao mamma, vai pure, ci vediamo all’uscita ci pensiamo noi. Il bambino cerca di scappare. Maestra Speranza tira fuori una voce da soprano e indicandogli la strada con l’indice proferisce queste parole: Adesso basta! Fila in classe e smetti immediatamente di piangere! Il bimbo esegue gli ordini senza battere ciglio.

La mamma, che era fuori e osservava dalla vetrata, si sbracciava per farsi vedere. Mi avvicino e dice:  – Se lo prende di petto ottiene l’effetto contrario…  -Guardi che ha già smesso di piangere e sta andando in classe tranquillo. – O_o , con me non lo fa mai!

A questa mamma presto le dirò che, se continua a mercanteggiare con il figlio e promettergli la luna, sarà sempre peggio. Ad un certo punto bisogna smettere di trattare. Non si negozia di fronte ai capricci. Son capricci e come tali bisogna trattarli.

Detto questo, alla fine della serata mi viene il dubbio e il magone pensando che magari  avrei ottenuto lo stesso risultato con un intervento più soft. Ecco che penso: vorrei tanto avere i poteri della Montessori!

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13 pensieri su “Di quando vorrei avere i poteri della Montessori

  1. Ciao, mi chiamo Betty, ho tre figli ormai adolescenti ed ho sempre usato la “voce da mamma” quando facevano i capricci..
    Ricordo una volta mio marito portò figlio grande dal dentista (avrà avuto 10 anni), ma il figliolo si rifiutava di star fermo e si agitava, così mi chiama mio marito per telefono e mi dice “che faccio?”
    Io gli dico”Passamelo” e sfodero quella che tu hai chiamato la “voce da soprano” intimandogli di smetterla immediatamente e di mettersi seduto tranquillo su quella poltrona…
    Risultato: bambino seduto con la bocca spalancata, marito e dentista allibiti dalla “potenza della mamma”
    A volte va bene la Montessori ma quando ce vò ce vò

    ciao, carriole di simpatia a tutte le maestre
    Betty

  2. Ciao Speranza, ti leggo da tantissimo tempo, sempre in silenzio, ma ora te lo voglio proprio dire, da mamma e da prof di adolescenti: sei stata grandissima! 🙂

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