Archivio mensile:giugno 2014

Antonella Leandri. La madre

Antonella Leandri è la mamma di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto nei giorni scorsi. Ho dovuto fare una ricerca per sapere come si chiama quest incredibile donna i. Tutti la conosciamo come la mamma di Ciro e fino a pochi giorni fa non era mai comparsa in tv. Immagineresti di vedere una donna in lacrime, scomposta, che urla  cose incomprensibili in napoletano. Invece. Invece è composta, parla pacatamente  di suo figlio e della sua famiglia. Quando parla le sue parole ti accarezzano il cuore e capisci che se nessuno si è permesso di fare un minimo gesto di vendetta, è per merito suo. Nessuno potrà avere quest’alibi: fare del male per vendicare Ciro.

Dice di aver già perdonato quelli che hanno ucciso il figlio, ma che vuole che si pentano davanti a Dio. Vuole anche la giustizia umana, perché giustamente non vorrebbe che nessun altro patisca quello che stanno soffrendo lei e i suoi famigliari.  Lei con la sua voce e le sue parole tengono in pugno migliaia di giovani pronti allo scontro. Ma nessuno alzerà le mani in nome di Ciro, né ora né mai.

Come riesce un’esile donna a fare quello che non riescono a fare migliaia di agenti e carabinieri in assetto di guerra? Come può una donna minuta smuovere le montagne di odio?

Antonella Leandri ha una fede robusta: quella che fa costruire la casa sulla roccia e non sulla sabbia, quella fede che ti piega come una canna spazzata dal vento, ma non t’incrina. Lei e la sua famiglia sono evangelici e oggi il funerale sarà celebrato con il rito evangelico. Tutti i cristiani, di ogni rito e tradizione, vorrebbero avere una fede così grande. Io la vorrei.

Grazie signora Antonella per la sua luminosa testimonianza.

Che il Signore con la sua grazia ripaghi lei e sua famiglia per il sacrificio di Ciro.

 

La grande tristezza

E’ una brutta giornata, il cielo è grigio, anzi marron e piove fango: il vento che arriva dal deserto africano porta anche la sua sabbia. Tutto è sporco,  i fiori, le piante, le auto e tutto quello che rimane fuori avrà bisogno di essere sciacquato e ripulito. Bisogna aspettare che torni il sole, altrimenti sarà un lavoro da ripetere.

Questi clima e questi colori contribuiscono alla grande tristezza del Paese. Avevamo bisogno di un po’ di allegria e spensieratezza e invece due avvenimenti collegati, ma lontani tra loro ci portano a tristi pensieri. Stamani il tifoso del Napoli, Ciro Esposito, ha smesso di lottare per la vita. Cinquanta giorni fa era andato a Roma per tifare la sua squadra del cuore, non è più tornato a casa, non era neanche arrivato  allo stadio! E’ stato colpito da persone che probabilmente neppure c’entravano con quella partita. Ancora oggi di questo fatto si sa ben poco, né i nomi, né le motivazioni che hanno causato la morte di un giovane tranquillo che voleva solo tifare.

Mi chiedo per quale motivo si permette che il calcio diventi una guerra in cui tutto è lecito? Per quale motivo un gioco, un divertimento, deve essere rovinato da persone che hanno come unico scopo della loro vita rovinare le vite degli altri, compresi agenti e carabinieri? E’ questo quello che vogliamo davvero?

Fino agli inizi degli anni 90′ andavo allo stadio a Cagliari, ma ho smesso quando dopo una partita, nonostante il Cagliari avesse vinto e non c’era nessun motivo per comportarsi così, la gran parte dei tifosi vicini a me ha iniziato a lanciare nella pista i seggiolini divelti e bottiglie e tutto quello che capitava. Non credevo ai miei occhi e mi chiedevo perché? Il giorno dopo avevo la febbre altissima. Mia nonna guardandomi sconsolata diceva a mia madre: dda fatu tropu dannu a biri cussas cosas . Naraddi dda no andai prus (le ha fatto troppo male vedere quelle cose, dille di non andare più). Non ci sono più andata, ma le cose sono peggiorate molto e non ho intenzione di mettere più piede in uno stadio se non diventa un luogo vivibile. Non ho nessuna intenzione di rischiare la pelle! Che interessi ci sono a lasciare che le cose rimangano così? Possibile che non si riesca a trovare una soluzione ragionata e definitiva?

Si dice che il calcio è lo specchio del Paese, beh l’immagine che riflette è pessima. C’è troppa esasperazione, si rimane per giorni a parlare di cose di minore importanza e non si dà valore alle cose importanti. Una cosa che mi ferisce profondamente, ad esempio, sono fischi agli inni nazionali, pure al nostro, come è capitato in occasione della finale di Coppa Italia, oppure i buu ai giocatori di colore. Possibile che siamo scesi così in basso, talmente basso che stiamo pure scavando la terra da anni?

Siamo diventati così incivili da non comprendere che la palla è rotonda, che si vince e si perde, che si può essere in forma o no, che gli arbitri sono esseri umani e possono pure sbagliare. Forse siamo talmente assuefatti alla corruzione, anche quella del calcio, che non crediamo più in niente e vediamo complotti dappertutto, anche quando non ci sono.

Credo che sia palese a tutti che l’uscita di scena dell’ Italia dal Mondiale in Brasile sia dovuto alla pochezza di tutta la squadra, e non solo di un giocatore. Non ci sono complotti Sono stati fatti degli errori da parte dei giocatori, del ct, e del preparatore atletico, c’è stata un po’ di sfortuna e anche un arbitraggio un po’ così. Insomma non è il nostro anno. Pazienza, anche se un po’ mi rode. Ahi, quanto mi rode!

Quando si diventa mostri?

Come tutti sono molto scossa dalle vicende di cronaca nera degli ultimi giorni. Tranquilli padri di famiglia che postano in fb foto di vite serene.  Mogli e figli bellissimi. Tutto normale. Mai un segno di anormalità, i vicini e gli amici dicono che erano persone perbene attaccatissime ai loro cari. Allora perché? Come si fa ad uccidere i propri cari poco dopo aver fatto l’amore?  Perché uccidere una ragazzina di 13 anni e  continuare la vita come se non fosse successo nulla?

Mi chiedo quando è che scatta il click che trasforma uomo in un mostro? Era un mostro anche prima e nessuno se ne è accorto? Lo è diventato a poco a poco? E’ follia nascosta, è malattia, o è semplicemente la cattiveria spinta alle estreme conseguenze?

Come si possono prevenire fatti del genere? Non bastano le leggi che tutelano la famiglia, né quelle che permettono ai coniugi di divorziare velocemente, non bastano le telecamere nelle strade, né tanto meno fermare gli sbarchi degli immigrati, o rallentare le procedure dei permessi di soggiorno. I mostri sono in casa, tra le quattro mura appena tinteggiate. Con i mostri si vive la vita di tutti i giorni pensando che va tutto bene. Questo mi fa paura, mi fa paura anche pensare che le vittime o i famigliari dei mostri mai avrebbero creduto di essere protagonisti di queste brutte vicende. E la domanda inconfessabile che ci poniamo è: potrebbe capitare anche a noi? Noi che siamo persone normali con vite normali. Con foto sorridenti come quelle dei telegiornali.

Questi pensieri sono davvero brutti e comuni. Lo ha scritto anche Massimo Gramellini qui. Pure io dopo aver fatto fare il girotondo dei pensieri negativi apro uno spiraglio e cerco, anche sforzandomi, di guardare e sottolineare il bene che fanno gli altri e pure quello che faccio io. Poi mi metto in tasca un piccolo rosario e ogni volta che tornano i brutti pensieri lo stringo e faccio una piccola preghiera e mi sento un po’ più sicura e serena.

 

Fine delle lezioni

Eccomi qua. Le lezioni sono finite anche in Sardegna. Ho avuto bisogno di due giorni per riprendermi! Quest’anno ho sentito un po’ la malinconia che si ha quando finisce qualcosa. Sono contenta del mio anno scolastico, gli darei un otto pieno pieno. Alcune cose le avrei potute fare meglio, ma non mi flagello per questo, anzi me le segno per il prossimo anno. Mi perdono certi limiti del carattere un po’ sanguigno, ma compensato da altri pregi che i bambini e le famiglie hanno colto in pieno. Ho ricevuto dei biglietti con delle parole che hanno fatto piangere tutti, parole che mi hanno fotografato e colto l’essenza del mio andare per le aule e per il mondo.

Sono bambini che non hanno nove-dieci anni. O Signor! Cosa sono riuscita a fare: dare fiducia agli incerti, credere in loro e nelle loro capacità, superare con ironia momenti difficili, insegnare con allegria.

Parole che illuminano un anno intero e tutti quelli che verranno fino alla pensione. Non è facile da dire e da ammettere ma sono orgogliosa di me stessa, del lavoro che ho fatto su di me e sugli alunni. Solo un pizzico di rammarico per quelli che non ho raggiunto nello stesso modo.

Anche se non leggeranno mai questo post voglio ringraziare le mie colleghe, soprattutto quelle con cui ho avuto da discutere , ma che poi sono state quelle più sincere e affidabili. Quelle di cui puoi sempre contare. Grazie.

Non parlo delle cose antipatiche e  dei casini vari che ci sono stati e ci sono ancora. Il mio preside è un vero personaggio, ma ancora pochi giorni d’impegni fino alla fine del mese e poi due mesi di stacco per ritemprarmi e pensare al prossimo anno.

 

Un giro al pronto soccorso italiano

Uno dei miei peggiori incubi si è avverato: lo squillo del telefono alle 6.20 del mattino di sabato. Mio padre mi avvisava che mamma aveva un’eccessiva tachicardia. Per una persona di 74 che prende da anni le pastiglie per il cuore e da un anno c’è pure la fibrillazione atriale da tenere sotto controllo, non era una bella cosa. Aveva già chiamato la guardia medica e poi ha l’ambulanza del 118. Quando mezzo morta di paura sono arrivata dai miei,l’ambulanza stava partendo, allora ho prelevato mio padre al volo e ci siamo diretti all’ospedale in cui sarebbe stata visitata. Siamo arrivati lì in venti minuti, nel mentre  mia madre è stata vista subito dall’infermiera del triage, le ha assegnato il codice giallo e per noi è iniziata una lunga attesa. Fino a mezzogiorno ad intervalli di un’ora chiedevamo sulle sue condizioni, che erano rassicuranti. A mezzogiorno l’abbiamo potuta vedere e parlare, si era ripresa alla grande, sembrava che tutti i parametri fossero a posto, ma il protocollo in casi del genere prevede 12 ore di osservazione per cui è stata dimessa alle ore 19. Lei stava benone, un po’ frastornata, noi mezzo morti e stanchi. Però contenti di averla scampata bella.

In tutto questo tempo è stata sottoposta più volte ad analisi del sangue, ha effettuato un’elettrocardiogramma, una visita cardiologica, una radiografia, le è stato dato il pranzo e se voleva avrebbe potuto pure cenare. E’ stata ben assistita in un luogo pulito e accogliente. Tutto questo a noi costerà 0 €. Ho pensato alla congiuntivite di Ero Lucy, che  sta a Miami, che viene a costare all’assicurazione mille dollari! Da noi neanche il luminare più luminoso fa pagare una congiuntivite così tanto! E poi ho letto il post della mia conterranea di Espatrio isterico che sta in Inghilterra  e per poco non moriva di coliche perché se non chiami il medico alle otto precise puoi pure morire! Avrebbe fatto prima a prendere l’aereo e venire giù a Cagliari!

Noi che diciamo e pensiamo che la sanità in Italia fa schifo e ci attacchiamo come sanguisughe ai casi di malasanità, dovremmo confrontarci più spesso con le esperienze dei malati negli altri stati, dei costi e della rigidità di certi sistemi sanitari. Non dico che in Italia tutto va bene,  ma penso che un sistema sanitario che consente a tutti di poter accedere a cure anche molto costose sia un eccellente sistema.

Anche se non bisogna mai dimenticare che è molto costoso per lo stato, però preferisco questo sistema ad altri. Credo che per l’Italia il vero problema non sia tanto il costo della sanità nazionale, ma tutte le ruberie, le tangenti e gli sprechi che ci girano attorno. L’inesauribile sete di denaro di pochi fa danni a milioni di persone. Se invece tutti fossero onesti potremmo vantare uno dei sistemi sanitari migliori al mondo!