Archivio mensile:gennaio 2014

Libera una ricetta. Risotto carciofi e bottarga

Stamane ho scoperto che una persona che conosco legge uno dei miei blog preferiti. Non dico quale altrimenti mi sgammano subito e addio Vita di Speranza. Ho già ribadito più volte che il mio anonimato è sacro. Però ora non è che mi rintano e non scrivo più, vorrà dire che starò più attenta nel mimetizzarmi. Questa cosa poi mi gasa un pochino. E’ l’adrenalina che sale nel fare le cose quasi proibite, di nascosto. Ah ah ah. L’inverno mi sta facendo ammuffire il cervello!

Torniamo alle cose serie. Visto che è quasi ora di cena, lo so che lassù a Nord avete già iniziato la digestione, vi propongo la mia ricetta. Carciofi e bottarga. Quantità libere a seconda dei gusti.

Carciofi e bottarga
Carciofi e bottarga

Faccio rosolare in olio evo la cipolla tritata, aggiungo i cuori di carciofo puliti e affettati sottilmente. Sfumo con un po’ di brandy, io lo preferisco al vino bianco. Metto il riso, e lo faccio tostare per due-tre minuti. Verso il brodo di verdure o anche di carne. Lo rigiro ogni tanto controllando se ha bisogno di altro brodo. Quando è pronto lo dal fuoco. Faccio piovere tanta bottarga grattugiata come se non ci fosse domani, impiatto, altra pioggia, meno intensa,  di prezzemolo tritato. Aggiungo alcune fette sottili di bottarga. E buon appetito!  Ottime le versioni con il riso venere o riso rosso! Ora che ci penso è da un po’ che non lo faccio. Abbiamo finito la bottarga, che noi usiamo spesso, quasi più del parmigiano! Devo metterla in lista per la prossima spesa. Gnam!

 

Iniziativa benefica ideata da Mamma Felice in favore del Centro Astalli

Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web. Buon viaggio!

Annunci

Maestra dentro. Le scuse

Il bambino che, come ho detto nell’ultimo post, mi aveva pesantemente insultato per iscritto perché aveva preso una nota sul diario, si è scusato. Come richiesto espressamente, mi ha dato una lettera di scuse: un foglio di quaderno a quadretti, scritto in italiano perfetto, nel quale ha ribadito più volte di aver sbagliato e di essersi pentito. Quelle cose non le pensava veramente e vorrebbe tanto tornare indietro, ma non può. Spera che io lo perdoni.

Inutile dire che ho pianto, e non posso leggerla ancora visto che ogni volta mi fa lo stesso effetto. Pure le colleghe che la leggono finiscono con gli occhi lucidi.

Siamo stati bravi, lo dobbiamo riconoscere e dire senza falsa modestia. Ho trovato il modo giusto di agire e anche la famiglia è stata in gamba. Non lo ha picchiato, ha ragionato e parlato nei giusti modi al bambino. Credo che noi adulti abbiamo dato un bell’esempio: non ci siamo fatti prendere dalla rabbia, cosa che contestavamo al bambino, e gli abbiamo fatto capire che la rabbia è un sentimento e non si decidere cosa provare nel cuore quando ci capitano le cose, però possiamo fermarci e decidere come reagire. Siamo esserei umani, non bestie.

Sono contenta, veramente. E’ stato un bel momento di Grande Educazione. Lo terrò sempre in serbo. Ora tocca a me scrivergli che le sue scuse sono state accettate e che sono fiera di lui.

Maestra dentro. Fino in fondo

E’ venerdì sera, piove e tira vento. Siamo in pieno inverno, e io non sopporto l’inverno. Avrei bisogno di vedere il mare e splendere il  sole. Anche se invernale, anche se il freddo fa diventare il naso rosso. Ne ho bisogno. Tanto. Ho bisogno di dar aria ai miei pensieri. Ho pensato troppo, ho dovuto trovare le parole giuste: addolorate, ma inflessibili, perdonare si potrà, attingendo a tutte le mie risorse umane e professionali, che sono ingenti, ma ci vorrà ancora del tempo. La ferita si rimarginerà, rimarrà una cicatrice che sbiadirà col tempo, forse scomparirà, ma so già che rimarrà il segno in un angolo del mio io.

Succede sempre quando si rientra dalle vacanze che ci mettiamo un po’ a carburare. I bambini hanno quasi sempre bisogno di essere scossi e richiamati al loro dovere quotidiano. Io odio mettere le note sul diario personale: mi fanno perdere un sacco di tempo, il giorno dopo vengono tirate fuori delle scuse incredibili, io poi me le dimentico e sono costretta a scrivere sul calendario i nomi dei bambini a cui devo controllare le note! Le metto solo quando vedo che la situazione di gnorraggine del singolo perdura oppure se la maggior parte ha la paraculite acuta. Questa è la situazione peggiore perché una volta che inizio a scrivere non mi ferma più nessuno e ci passano tutti, anche quelli che non hanno preso mai una nota! Non voglio che mi venga detto che non sono giusta! Chi c’è c’è. Non mi fanno commuovere le lacrime di coccodrillo, anzi mi fanno proprio girare l’anima. Ai  “ma io ho studiato” rispondo sempre: “non abbastanza da essere sufficiente!”, ai “non ho capito l’esercizio” è sempre pronto: “non offendere la tua intelligenza e pure la mia!” Insomma non c’è proprio scampo. Questo metodo è infallibile e i ragazzi si mettono in riga, la volta successiva sono tutti prontissimi e pure soddisfatti delle loro performance! Disgraziati, mi fate fare la figura della strega! Per gli irriducibili, purtroppo non c’è speranza. Mi rassegno e so che non otterrò niente, ma quelli sono già sfortunati non avendo dietro una famiglia educativamente valida.

Questa settimana era partita così con una quinta e a seguire a metà settimana con un’altra quinta. Ho perso un sacco di tempo a scrivere note e a spiegare e a non ridere in faccia a quelli che se la tentavano: “ma la devo far firmare?” ” No, sai mi sono solo esercitata un po’, che non ti venga in mente di mancare e di dire che hai dimenticato il diario a casa perché ho i tuoi numeri di telefono fino alla quinta generazione di zie!” Insomma normale amministrazione, e, anche se la maggior parte era abbacchiata e preoccupata per le conseguenze, abbiamo ripreso serenamente la lezione. All’uscita ad un bambino ignoto è caduto un foglio, che sfortunatamente ho raccolto proprio io, nel quale con ordine e in stampatello, senza un errore di ortografia c’erano scritte una serie di offese e parolacce  indirizzate a Mrs Speranza Speranziamo. Cioè io. Con l’aiuto delle colleghe abbiamo individuato il possibile colpevole, e l’indomani, con una piccola indagine portata avanti senza clamori, interrogando i testimoni del misfatto e  appurato il tentativo di trovar complici, ho accerchiato lo sventurato. Il quale, nonostante avesse visto che avevo raccolto il biglietto, per un po’ ha cercato di mentire con la scusa che non c’era l’autografo e chiunque poteva aver disegnato le bare! Il poveretto dopo due urlate è crollato.

Con il preside, avvisato in prima mattinata, avevamo concordato che avrei gestito tutta la faccenda e chiamato la famiglia. Dopo due minuti la mamma era a scuola e mentre leggeva le parole scritte dal figlio si è accartocciata sulla sedia e meno male che avevo avuto l’intuizione di parlarle prima da sola, altrimenti lo avrebbe picchiato seduta stante davanti a me. Le ho raccontato tutto quel che è successo ad ogni mia parola la vergogna e la mortificazione aumentava. Ho chiamato il bambino e gli ho parlato nuovamente davanti alla mamma. L’ho trattato da adulto, perché facendo una cosa del genere si era comportato come un adulto e come tale doveva sentire tutto il peso di quello che aveva fatto.

“Mi hai fatto molto male e in questo momento non so come ne usciremo fuori, perché anche se tu mi chiedi scusa non è che dopo tutto torna subito normale, avrò bisogno del mio tempo, non so quanto e visto che tu sei così bravo a scrivere desidero ricevere una bella  lunga lettera lunga di scuse da parte tua. Senza contare che stai facendo soffrire un sacco di persone.  Tu adesso sei preoccupato per le conseguenze a casa, ma sperimenterai che più passa il tempo più sarai dispiaciuto e più ti vergognerai di quello che hai fatto. Purtroppo ogni nostra azione ha una conseguenza e prima di fare determinate cose bisogna stare molto attenti  e pensarci due volte.  Devi imparare a non farti prendere dalla rabbia. A nessuno piace essere sgridato ed essere rimproverato, ma a volte dobbiamo accettare la correzione. Così cresciamo ed impariamo. La cosa più importante, ti sembrerà strano, non sono le materie e  i voti, ma lo stare assieme e imparare a rispettare i compagni e gli insegnanti.  Vedi, io amo il mio lavoro e ci tengo a svolgerlo bene, anche oggi che tu mi hai ferito profondamente io sono maestra fino in fondo, sono talmente maestra dentro, che non m’interessa che tu sia punito, ci penseranno i tuoi genitori,  voglio solo che tu ti renda conto di quello che hai fatto e che non ti capiti più di trovarti in simili situazioni.”

Questa storia mi ha scosso profondamente, dopo che la mamma è andata via ho sentito tutta la stanchezza del mondo e quasi non riuscivo a camminare. Sarei voluta scappare a casa e infilarmi nel letto, invece ho portato avanti le mie lezioni. Non ho dormito bene per due notti. Spero che presto torni il sereno sul nel cielo e nella mia anima ferita.

Maikol va a scuola. 2

Alcuni commenti al post precedente su Maikol hanno messo il dito sulla piaga della problematica delle associazioni che si occupano delle adozioni a distanza e sulla serietà del loro operato. Anche io mi sono messa il problema e ho aspettato un po’ per darmi l’ok.  E anche ora che è iniziato il percorso sono piena di domande che a poco a poco sto chiarendo via mail con la paziente Elvira, la responsabile del sito e del profilo fb. Infatti, Maria Carla lavora 12-14 ore al giorno, molte volte stramazza nel letto e spesso non c’è la connessione. Quindi il sito viene curato dalle amiche in Italia.

Ho scelto loro perché credo che una piccola associazione sprechi meno di una grande, che gestisce tanto denaro. Dove c’è tanto denaro c’è anche tanta tentazione di fare la cresta e di tenersi i soldi. Ho escluso associazioni che mi bombardano di mail, nonostante io abbia più volte scritto di non mandarmene più. Non mi va neanche che si sprechino soldi in pubblicità televisiva o cartacea: il problema del terzo mondo non lo risolvono le associazioni, ma i governi quando si mettono d’impegno. Il lavoro delle associazioni è meraviglioso ma è pur sempre una piccola goccia, e tale deve restare.

Possono andar bene le missioni di suore o preti che conosciamo e che magari ogni tot d’anni tornano e ci mettono al corrente del loro lavoro. Io pure ne conosco, ma per un motivo irrazionale e forse inspiegabile mi sono sentita di dar fiducia a quest‘associazione del continente.  Mi sono innamorata del progetto della costruzione della scuola elementare senza bastone. Sono perfettamente d’accordo con il principio dell’associazione e di Maria Carla che non vuole solo sostenere i bambini ma gli insegna a voler bene a se stessi e a quelli che li circondano. Questa donna mira in alto, non è solo questione di sopravvivenza momentanea, ma dietro c’è un vero progetto educativo che coinvolge tutta la persona. Non è facile perché le condizioni sono di vera povertà, a tutti i livelli, non solo quella materiale che paradossalmente è quella più facile da combattere: gli dai da mangiare e hai salvato le vite. Ma facendo così ogni giorno si parte dallo stesso punto, non c’è crescita. Invece Maria Carla vuole far crescere le famiglie insegnando ad aver cura dei vestiti, insegnando come fare, educando le famiglie. Non è facile e non sempre i risultati sono quelli sperati. Quanti momenti di scoraggiamento e avvilimento! Sentimenti che conosco bene perché in campo educativo li provo tutti i giorni in prima persona. Dare cento per ottenere dieci, ma poi nel momento che non te lo aspetti si ottiene duecento e tutto lo scoramento precedente è dimenticato. Questo è il motore che fa andare avanti tanti maestri ed educatori in ogni parte del mondo!

Nei miei desideri c’è quello di conoscere queste meravigliose persone che fanno parte dell’associazione, di conoscere Maria Carla, andare in andare in Tanzania e vedere con i miei occhi le scuole, nate anche con il mio piccolo contributo. Io deciso di fidarmi del non conosciuto, di fare una cosa nuova per me con persone nuove. Ho un mondo tutto da scoprire.

Avrei voluto mettere altre foto, ma ci vuole un po’ di tempo,  e devo preparare la cena!

Maikol va a scuola

Foto di Speranza
Foto di Speranza -Kenia

Come dicevo nell’ultimo post, il mese scorso io e Mylove siamo diventati i padrini scolastici di Maikol un bambino di sei anni che vive in Tanzania. L’adozione a distanza di un bambino è sempre stata nei miei desideri già prima del matrimonio , un po’ frenata da Mylove: e se poi non ce lo possiamo più permettere, che facciamo lo molliamo? Io ero sicura che ce l’avremo fatta comunque, ma siccome per certe cose bisogna essere in due, per molto tempo è rimasto un desiderio. Maikol è anche una promessa fatta per il matrimonio. Infatti, per il viaggio di nozze siamo stati in Kenia, essendoci sposati a dicembre e essendo arrivati stremati dai preparativi, abbiamo optato per una destinazione “calda”, dove poterci rilassare e riprendere forze. Per scelta abbiamo deciso di non entrare a diretto contatto con la povertà, avremo trovato il modo per far qualcosa una volta in Italia. Invece la ricerca della rotta della cicogna ci ha portato via tempo, energie e tanto denaro.

Foto di Speranza_Kenia
Foto di Speranza_Kenia

In Africa la povertà non bisogna cercarla, ti viene a trovare lei: non puoi fare a meno di vederla, ti rincorre e bisognerebbe  avere un cuore di pietra o delle noci di cocco al posto degli occhi. Cosa che noi fortunatamente non abbiamo. In tutti questi anni, rivedendo le foto scattate negli spostamenti dal villaggio turistico abbiamo ripensato alla nostra promessa e al modo migliore per pagare il debito. Ogni promessa è un debito. Quest’estate su Famiglia Cristiana è comparso un articolo che parlava di una signora, Maria Carla, che dieci anni fa si è trasferita in un paese della Tanzania e  con l’aiuto di alcuni amici hanno formato un’Associazione \e costruito un asilo frequentato da circa 270 bambini. Nell’articolo c’era anche l’indirizzo web del sito. Aprire quella pagina è stata una folgorazione. In tre giorni l’ho letto tutto, ho visto le foto e i resoconti degli amici che a più riprese sono andati a trovare Maria Carla.

Foto di Speranza_Kenia
Foto di Speranza_Kenia

Tre cose mi hanno colpito subito e queste girano tuttora nella mia mente. La prima cosa: ci sono bambini che si mettono in fila per essere abbracciati e coccolati. Ma vi rendete conto? La fila per essere coccolati e presi in braccio!  Mentre noi… La seconda cosa: un bambino ha chiesto a Maria Carla: è vero che voi bianchi tenete i cani in casa e gli date persino da mangiare? Ecco, non abbiamo mai avuto il desiderio di tenere animali in casa, ma ora più che mai, tutti gli sforzi e anche gli spiccioli andranno a Maikol. Con soli 68 centesimi al giorno garantiamo l’assistenza alimentare a lui e alla sua famiglia e pure l’istruzione! Ho preso in mano 68 centesimi e non ci potevo credere, ancora oggi faccio paragoni e conti mentali:  prima di fare una spesa stupida ci penso due volte. La terza cosa: un ragazzo tanzaniano ha detto “voi bianchi volete più bene a noi africani più di quanto noi ne vogliamo a noi stessi”. Incredibile no? Ma vero, quanti missionari religiosi e laici hanno speso e continuano a spendere la loro vita in Africa? Quanti, come me, rinunciano a qualcosa per donarlo? E’ una goccia in mezzo al mare e in verità per risolvere i problemi dell’Africa gli stessi africani devono mettere tutto il loro impegno, parlo soprattutto di chi governa e che fa scelte scellerate, lasciando morire la popolazione o mandandola alla guerra.

Foto di Speranza
Foto di Speranza

La nostra scelta non è quella di salvare il mondo, magari fosse così. Semplicemente è quella di non fare mancare all’oceano la nostra piccola goccia (cit. Madre Teresa) e magari aggiungere un’altra goccia visto che Maria Carla si è messa in testa di costruire una scuola elementare all’occidentale: con un numero adeguato di bambini in ogni classe e soprattutto niente bastone. Sì, la triste realtà delle scuole africane è il numero esorbitante  di bambini e l’uso del bastone per tenerli buoni. Non ci posso neanche pensare. Se qualcuno ha voglia si faccia un giro nel sito dell’Associazione o in fb. Non abbiate timore e vergogna a spedire anche pochi euro, credetemi nulla andrà perso e anche 1 centesimo fa la differenza.

Foto di Speranza
Foto di Speranza_Kenia

Credo la Scuola

DSCN3619

No, non sto ancora pensando a quella cretinata dei 150 euro. Ho la scorza dura e a scuola ci siamo riprese subito, anzi qualcuna ha detto di aver sentito che pagheranno anche gli scatti del 2012. Mi  sono ripresa subito, non è il caso di piangere troppo sul latte versato e c’è tanto da fare. In 25 anni di esperienza momenti brutti ne ho vissuto tanti, ma sono ancora qua e li ripenso anche con orgoglio.Mi dico pure brava per aver superato tante crisi, che poi mi hanno perfino fatto migliorare, sia umanamente che professionalmente. Il fatto è che io nel mio lavoro, nonostante la fatica, le frustrazioni, le incomprensioni, lo scoraggiamento, lo stipendio così così, le poche risorse e le risorse sprecate, ci credo profondamente. Credo che la scuola, l’istruzione, l’educazione, cambino il corso della vita di un individuo, di una comunità, di un paese intero, di una nazione. Ci credo perché l’ho vissuto nella mia pelle, nella mia vita personale e lo posso osservare con i miei occhi tutti i giorni.  Appena posso, cioè un giorno sì e pure l’altro, lo dico ai miei alunni. Almeno non potranno dire che non sono stati avvertiti!

Oggi nel nostro Paese una parte della popolazione non crede nel valore della nostra scuola, vede solo i tanti difetti e manchevolezze. Anche io li vedo e li subisco pure, ma credo che possono essere migliorati, anche con poco. Credo nel nostro sistema scolastico, credo che dia delle ottime basi. Lo dimostrano tutti quelli che vanno all’estero e  che vengono valorizzati per quello che sono e per la preparazione che hanno.

Ci sono tante cose da migliorare e ne potrei fare un elenco infinito, ma ne dico solo uno: non possiamo continuare a permettere che nel nostro Paese, in Sardegna in particolare, ci sia un alto tasso di dispersione scolastica, ogni punto percentuale sono migliaia e migliaia di ragazzi che si perdono per strada, che non hanno nessuna prospettiva di vita futura, se non quella di sbarcare il lunario alla belle e meglio, diventando anche un peso per la società e a volte un pericolo. Non dobbiamo più permetterlo.

La scuola è vita. E’ la mia vita. Prima di Natale volevo scrivere una serie di post per celebrare le mie nozze d’argento con l’insegnamento, ne ho scritto solo uno, ma la serie riprenderà al più presto perché mi aiuta a capire meglio il percorso che ho fatto e quello che farò in futuro. Ho capito per esempio che insegnare non mi basta più, voglio promuovere il valore della scuola e dell’istruzione, incoraggiare i deboli a faticare sui libri: quante ore avrò perso a studiare pagine incomprensibili per poi capirle a distanza di anni! Non sarei quella che sono, se non avessi studiato e se mia madre, testarda sarda, non avesse insistito quando io avrei voluto mollare.

Promuovere la scuola e l’istruzione è fondamentale. Fare in modo che tutti i bambini, e  soprattutto le bambine di ogni angolo del globo, quelli dei  paesi più poveri, meno emancipati, meno istruiti è diventato il mio pallino.  Infatti oltre a comprare quaderni, per i miei alunni svantaggiati, promuovere le adozioni scolastiche a distanza, ho la gioia di essere la madrina scolastica di Maikol, un bambino della Tanzania. Ma di questo ne parlerò nel prossimo post.

L’ultimo schiaffo

Dopo tre giorni di scuola, le vacanze sono un lontano ricordo e il loro beneficio è già esaurito. Perché i problemi sono sempre quelli. Non è che il bambino asiatico in quindici giorni ha imparato l’italiano o quello rom è diventato meno problematico, o Pierino ha imparato a fare amicizia con gli altri, o che in segreteria si decidono a nominare la supplente del sostegno senza contare i minuti che questa rimane senza alunni (per inciso non capita mai mai mai).

Anno nuovo problemi vecchi, di ere geologiche incrostate in stratificazioni millenarie. E in più l’ennesimo schiaffo in faccia ricevuto  a man rovescio e a tradimento mentre ci si era rilassati un po’! Parlo dei famosi 150 euro che alcuni docenti avrebbero dovuto restituire. Dico subito che io non sono tra questi, fortunatamente avevo scattato l’anno precedente, ma la cosa mi ha fatto imbestialire comunque. A parte la figuraccia e la completa insipienza di chi ha deciso questa cosa e del ministro che ha cercato pure di giustificare quest’azione.

Infatti, mentre tu ministro parli di imu, tasi, tarsu, togli pure i soldi con i quali si pagano queste tasse, sia mai che potesse venir voglia di cambiare un pc che usavano adamo ed eva, o che ne sò comprare l’ipad, anche a rate,  eh!!! Quando ho letto la notizia mi è salita una rabbia,  di quelle che ti fa pensare e dire le peggiori cose, e quando ho sentito la notizia del dietrofront mi sono sentita peggio: avvilita nel profondo del mio essere, calpestata nella dignità del mio ruolo.

Con un lavoro certosino di anni e anni, piano piano alla scuola e ai docenti hanno tolto tutto. Tutti si sono riempiti la bocca di parole, di riforme,  e con i fatti ci hanno smembrato, tolto organi senza anestesia. Manca solo il prelievo giornaliero di sangue, prima delle lezioni. Tanto i docenti rimangono ancora vivi per la passione, per il senso di servizio, per quell’essere volontari dentro, che un noto giornalista ieri ci ha pure rimproverato.

Poi rendendosi conto della grossa cavolata son tornati indietro, ma quando una cosa non la fai, diceva mia nonna, non conta l’azione ma l’intenzione. Infatti  è l’intenzione che mi fa tanto male. Non avrebbero dovuto neanche pensarlo!

Questa cosa, degli scatti di anzianità in parte recuperati da alcuni docenti, ha pure scatenato la guerra e la gelosia fra poveri: altri comparti del pubblico impiego sono al palo, e pure l’altro personale della scuola è rimasto a bocca asciutta, che la scuola non è solo fatta di alunni, insegnanti e genitori.  Questo mi ha reso ancora più triste.

Ecco, Sandra, com’è andato il mio rientro a scuola. Niente di più niente di meno.

I bambini non sanno che

Non c’è niente da aggiungere!
I bambini non sanno che anche le maestre fanno i compiti a casa: hanno da preparare le lezioni, fare relazioni, correggere i compiti. Ecco, il punto correggere i compiti. Come un alunno pigro ho lasciato che i mazzi di verifiche si accumulassero sulla scrivania, tanto ci sono le vacanze! Sssseeeeh, secondo voi quando li ho presi in mano? Brave, tre giorni fa! Eppure lo so che non ce la faccio a correggerli tutti in una volta, anche volendo. Mi viene la nausea da cervicale, vedo doppio e triplo, sbaglio e devo ricominciare da capo. E poi, parlo con gli alunni anche se non ci sono. Ogni tanto mi esce qualche esclamazione colorita, tanto non sono presenti!  Mylove mi guarda male pensando che stia dicendo a lui. Che abbia la coscienza sporca?

Disgraziato, farabutto, non potevi stare attento? Che ti costava ricopiare dalla lavagna? Nooo, scemo ora ti devo dare solo sei! Ecco qua, tonto, ti sei giocato la lode, solo dieci, così impari a stare più attento. Hanno sbagliato tutti questa risposta, non è che sto sbagliando io nel correggere? E questo perché scrive così piccolo,  non lo sa che sto diventando orba? Domani mi sente, la prossima volta gli metto quattro senza correggere! Ah, che brava questa, sta migliorando. Non è che ha copiato? Con chi era in banco? MMM, la prossima volta la sposto e la metto sola così vediamo se conferma. Ufff, ma quanti ne devo correggere ancora? Dai ancora due e poi ho finito.

E’ andata in onda la puntata vita di una maestra che ha appena finito di correggere tuttttiiiiii i mazzi di compiti.

I Magi sono arrivati!

I Magi sono  arrivati sani e salvi a Betlemme. Anche quest’anno hanno portato il loro doni al piccolo Gesù! Oro, incenso e mirra. Regali un po’ strani, niente caramelle o carbone di zucchero.  Però in quei regali simbolici c’è già la profezia della vita futura del Piccolo. Regalano l’oro che simboleggia la regalità,  per sostenere la povera famiglia;  regalano l’incenso, un profumo che si brucia nelle cerimonie importanti, e  simboleggia la divinità,  regalano  la mirra, profumo semiliquido, usato per l’imbalsare i corpi, preannunciando così la morte del Cristo. Ci credo che Maria rimanesse turbata! e meditasse nel suo cuore il significato di tutto questo andarivieni di gente: angeli, pastori, magi. Questi poi non fanno in  tempo ad arrivare che devono subito sloggiare, nascondersi negli scatoloni di tutte le case, messi in cantine e solai,  per essere tirati fuori l’anno prossimo, sperando che Erode non li scopra!

Ma se non abbiamo voglia di disfare subito il presepe possiamo , domani 7 gennaio, festeggiare il Natale della chiesa ortodossa e tenerlo fino al 19 giorno della loro Epifania o Teofania che dir si voglia. Ottima scusa e fare le fighe con gli altri: io quest’anno festeggio anche il Natale degli ortodossi! Invece stiamo solo celando la nostra pigrizia.

Tutto ciò per dire che domani si ricomincia con la solita vita, sono riposata e  carica. Devo fare centocinquantamila cose. Gennaio sarà lunghissimo e intensissimo. Io sono pronta.

Buon inizio di settimana, già cominciata! Eh eh eh

Vivere la felicità

Tira fuori la fotocamera prima che volino via!
Tira fuori la fotocamera prima che volino via!

L’anno nuovo è appena iniziato e anche io subisco il fascino della prima pagina da scrivere e  del nuovo calendario. Anche se dura poco, pochissimo, infatti tanto per cominciare bene l’anno, ieri pomeriggio ero ad un funerale, anzi due. Erano due persone anziane e malate da tempo, uno addirittura ha sfiorato i cento! La tristezza del momento era compensata dal fatto che hanno vissuto una buona vita, a servizio del bene degli altri fino a quando hanno potuto. Sono stati, e sono, un bell’esempio di vita vera e ringraziamo per averli avuti con noi.

Ma la tristezza non mi ha abbandonato, anzi è aumentata, e mi è rimasta addosso fino ad ora, quando ho scorto tra i convenuti un viso scarno, palesemente sofferente, che comunicava a gesti e non con la sua bella voce da baritono. Ho sperato che fosse una malattia passeggera e invece è una malattia degenerativa che da un anno e mezzo se lo sta portando via. Cellula dopo cellula. Mi dispiace troppo. Anche lui e la moglie per tanti anni sono stati a servizio della nostra comunità,  e  chissà quanto avrebbe potuto e voluto dare ancora! Quello che mi ha colpito di più era il suo sguardo pieno di tristezza nel vedere le nostre reazioni di vera sorpresa, di quelle che non riesci a camuffare. Prego che lui e i suoi cari trovino la forza nella fede, che ora è messa a dura prova.

Non è un bel post scoppiettante, pieno di bei momenti, di amicizia, allegria, di famigliari, di cene e pranzi e pizzate, di regali regalati e ricevuti. Ci sono stati, ci sono stati e ci sarà qualcosa anche per l’Epifania! Che noi le feste le facciamo tutte. E la bilancia segna numeri da giocare alle estrazioni del lotto, ogni giorno diversi! Abbiamo vissuto dei bellissimi momenti che ho apprezzato tantissimo, li ho assaporati e vissuti in pieno. Con vera felicità, proprio perché le vicende degli ultimi anni mi hanno fatto sperimentare che certe cose è bene non rimandarle troppo. Poi non c’è più possibilità.

Il mio proposito del 2014 è vivere la felicità, accogliendo con questa lente tutto quello che verrà!Questo è il mio augurio per me, i miei cari e tutti voi. Buon 2014!