Archivio mensile:dicembre 2013

Te Deum Laudamus

Un saluto di un buon fine anno e miglior inizio d’anno nuovo. Sto per uscire e andare a messa, oggi ultimo dell’anno canteremo il Te Deum Laudamus, antico canto di ringraziamento cantato in tutte le parrocchie.

Voglio ringraziare il Signore, perché a dispetto di tutto sono viva, consapevole di ciò che è accaduto quest’anno, del male, ma soprattutto del bene. Voglio partire da lì: dal bene, dalla gioia e dalla speranza che, se sono con Dio niente di male potrà accadere alla mia anima.

Noi ti lodiamo, Dio * 
ti proclamiamo  Signore. 
O eterno Padre, * 
tutta la terra ti adora. 
  
A te cantano gli angeli * 
e tutte le potenze dei cieli: 
Santo, Santo, Santo * 
il Signore Dio dell’universo. 
  
I cieli e la terra * 
sono pieni della tua gloria. 
Ti acclama il coro degli apostoli * 
e la candida schiera dei martiri; 
  
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; * 
la santa Chiesa proclama la tua gloria, 
adora il tuo unico figlio, * 
e lo Spirito Santo Paraclito. 
  
O Cristo, re della gloria, * 
eterno Figlio del Padre, 
tu nascesti dalla Vergine Madre * 
per la salvezza dell’uomo. 
  
Vincitore della morte, * 
hai aperto ai credenti il regno dei cieli. 
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * 
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi. 
  
Soccorri i tuoi figli, Signore, * 
che hai redento col tuo sangue prezioso. 
Accoglici nella tua gloria * 
nell’assemblea dei santi. 
  
Salva il tuo popolo, Signore, * 
guida e proteggi i tuoi figli. 
Ogni giorno ti benediciamo, * 
lodiamo il tuo nome per sempre. 
  
Degnati oggi, Signore, * 
di custodirci senza peccato. 
Sia sempre con noi la tua misericordia: * 
in te abbiamo sperato. 
  
Pietà di noi, Signore, * 
pietà di noi. 
Tu sei la nostra speranza, * 
non saremo confusi in eterno.

Natale 2013

 

Natale2013: Mettere a fuoco le cose importanti
Natale 2013:  del mettere a fuoco le cose importanti

 

La casa è silenziosa. Un po’ fredda, ma fra poco aprirò le finestre per arieggiare e poi accenderò il riscaldamento. Le tazze sul lavello, le laverò a mano: la lavastoviglie è vuota, visto che non pranziamo o ceniamo a casa da tre giorni. Il cenone del 24 dai miei e il pranzo dai suoceri. Come è la nostra tradizione famigliare. Nonostante le malattie, i lutti, i dispiaceri, che ci hanno trapassato il cuore quest’anno, siamo risusciti ad festeggiare il Natale come sempre. Ed è bello. 

Ho letto in qualche blog, e mi dispiace, che qualcuna non sente più la magia del Natale, anche io anni fa mi mettevo il problema di sentire o non sentire il Natale. Questo problema non ce l’ho più, né mi preoccupa che si viva in maniera consumistica.

Ho trovato la mia dimensione che è essenzialmente quella fondamentale: festeggio la ricorrenza della nascita di un Bambino che poi nella sua vita ha detto e fatto delle cose che hanno grande valore per la mia vita, tutti i giorni. Non mi interessa sapere che Gesù probabilmente è nato a settembre, e che il 25 dicembre è venuto fuori dai romani che festeggiavano il solstizio, che forse non era una stalla ma una grotta, se il bue e l’asinello fossero presenti o i magi erano tre o sette. Queste questioni le so da molto e, se qualcuno rimane sconvolto da notizie del genere,  io non le ritengo importanti: il cuore vero è il messaggio globale che dà questa nascita per me e per tutta l’umanità. L’importante è la lotta quotidiana nel combattere il mio egoismo e la mia accidia. Sono imperfetta, come tutti del resto, potrei fare di più ed essere più generosa e curare maggiormente gli affetti, anche quelli virtuali, che poi di virtuale non c’è nulla, dietro gli schermi ci sono persone vere, di carne e di ossa, fatte di pianti e di gioia. Forse mi accontento di poco, però per me quel poco ora è tanto.

Buon proseguimento a tutte!

 

Bona Paschixedda

Bona Paschixedda. Buona Piccola Pasqua. Buon Natale.

Dalla casa di Speranza
Dalla casa di Speranza: Bona Paschixedda. Piccola Pasqua.

Qui siamo in fase digestiva: un cenone dai miei genitori e un pranzo dai suoceri. Non vi dico altro, ho già preso due bicchieri di effervescente digestivo, mi attende una tazza di té preparato da mia sorella a casa dei miei genitori. Dai vostri post, commenti e foto arguisco che più o meno siamo tutti nella stessa situazione.

Vi auguro di continuare a passare il Natale con tutta le serenità possibile e immaginabile.

A presto.

21 dicembre

Buone cose dall'Italia e dal mondo
Buone cose da Cuneo e dal mondo

Che bello! oggi alle 18.11 ci sarà il solstizio. E’ vero che inizia ufficialmente l’inverno, ma almeno avremo giornate più lunghe, un minuto al giorno.

Ieri è stato il mio ultimo giorno di scuola, abbiamo concluso con il Concerto Natalizio a cui hanno partecipato tutte le classi. E’ andato tutto bene. Tutti sono rimasti fino alla fine e i bambini sono stati bravi e soprattutto buonissimi. Hanno chiesto in pochi di andare in bagno, e nonostante la sala fosse piena zeppa tutti abbiamo sopportato i disagi e gli intoppi. Anche questo è Natale. La tensione degli ultimi giorni si era già sciolta il giorno prima, abbiamo avuto un grossissimo problema tra due insegnanti che ha costretto il preside a prendere carta e penna, insomma la tensione era alle stelle e mi sembrava di essere in una gabbia di matti, ma poi chi era in torto ha chiesto scusa e, nonostante la grossa offesa, le scuse sono state accettate.  Al rientro a mente fredda, quando saremo più riposate, analizzeremo la situazione: cose così brutte non devono più capitare a nessuno.

Anche quest’anno, nonostante la crisi o forse per la crisi,  la raccolta di fondi per le adozioni a distanza è andata alla grande. Le famiglie mi stupiscono, tutti i bambini avevano almeno un euro per acquistare qualcosa al bazar. Potremo mandare a scuola sei bambini! Lo scorso anno erano cinque, abbiamo iniziato alcuni anni fa con un bambino! Che bella cosa!

Ieri sera è arrivato il pacchetto di Daniela del blog Il coltello di Banjas, infatti ho partecipato al Mug swap con entusiasmo, non è stato semplice reperire in poco tempo tutto quello che dovevo spedire, però sono felice, il mio pacchetto è andato sempre a Cuneo ma da un’altra persona che doveva invece spedirlo a Vicenza. Insomma abbiamo fatto girare i corrieri postali e tanta felicità.

Io sarò impegnata nello shopping natalizio, mi riducp sempre all’ultimo momento, non imparerò mai ad anticipare, poi dovrò mettere a posto la casa e fare lavatrici a manetta! Buon fine settimana!

 

11.12.13

Venite a me, coi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo. (Mt. 11,28)

 

Non avevo notato la magia dietro la data scritta di oggi. Adoro questi giochi matematici nelle date. Lo scorso anno era il 12.12.12 : doveva finire il mondo e ci avevano rotto l’anima per un anno intero.

Dodici mesi dopo siamo ancora qua. Me la ricordo bene quella data e pure quella di oggi, me la ricordo troppo bene e oggi l’ho iniziata in maniera nervosa e irritata, irritante e irritabile. Poi pian piano la giornata è scivolata via, con un turno pomeridiano a scuola. Questo  ha salvato capra e cavoli.

Stella Stellina

E’ che in questo periodo i pensieri volano alto nel cielo e stanno lì per un po’ a far compagnia ad una Minuscola Stellina. Tutto qui.

8 dicembre_ Nozze di ferro

Noi due
Noi due oggi

Sei anni di matrimonio. Nozze di ferro o di zucchero. Preferisco la prima definizione. Con tutto quello che abbiamo passato quest’ultimo anno credo che il ferro sia il materiale giusto per noi. Il ferro è forte, si può rovinare con la ruggine, ma non abbiamo avuto tempo per farlo arrugginire! Si adatta al clima: si ritrae se c’è freddo, si dilata se c’è caldo. Pure noi ci siamo adattati alle intemperie varie e ora siamo qui: sorridenti e soddisfatti per quello che abbiamo costruito fino ad ora. Siamo una squadra, un duo di tennis: ci mandano la palla in campo e noi la buttiamo nel campo avversario, a volte perdiamo i set, ma molte volte li vinciamo. Vinciamo pure le partite, qualcuna amaramente l’abbiamo persa. Ma ne vorremmo giocare tanti altri.

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Colazione a cinque cuori!

Abbiamo scelto di sposarci l’8 dicembre perché così è sempre festa. Abbiamo stabilito un rito:  il 7 tiro fuori l’album di nozze e lo sistemo nel tavolino del salotto. La mattina si inizia con una colazione servita nel preziosissimo servizio di Bavaria. Si va a messa. E poi a pranzo in ristorante, possibilmente in quello del ricevimento, ma in una sala diversa. C’è sempre qualcuno che si sposa in questa data. Pure oggi c’era un matrimonio, auguri!, e nella sala dove stavamo noi c’era un 50esimo: una coppia del mio paese con circa una quarantina di persone! Auguri! Che bello vedere che ci sono coppie che, nonostante le intemperie della vita, raggiungono un traguardo così importante e danno esempio a noi ggiovani!

5 dicembre. Vita da maestra 1.

La mia vita per la scuola. Passato, presente e futuro

Nei giorni scorsi ho compiuto venticinque anni d’insegnamento. Un’enormità di tempo, non so nemmeno io come ho fatto a raggiungere questo traguardo. Cinque lustri sono tanti, tantissimi se poi si conta che avevo tre anni quando sono entrata alla scuola materna e che da allora non ne sono più uscita, si capisce che la frase iniziale non è un modo di dire: è la mia realtà. La mia vita per la scuola. Quaranta anni e più . Non sono mai passati tre mesi di fila senza che  non mettessi piede in una scuola, o alunna o insegnante.

Trapassato remoto

Non sono mai stata un’alunna brillante, da dieci e lode per intendersi. Ho sempre veleggiato a metà classifica. Adoravo andare alla scuola materna, alle elementari ero brava e diligente. Dalle medie alle seconda superiore, ho galleggiato con la sufficienza e ho avuto modo di ripetere due classi, giusto perché mi piaceva tanto il programma, ironicamente parlando s’intende. Se non fosse stato per mia madre non avrei continuato a studiare, persa com’ero nella crisi adolescenziale. Non mi sarei mai diplomata. Mi sarei ritirata due o tre volte all’anno. Invece lei ad insistere voleva i figli diplomati. Quanti pianti si è fatta per mio fratello che a mala pena ha raggiunto la licenza media. Meno male che noi due femmine abbiamo studiato e ci siamo diplomate. Aveva ragione! Lo studio mi ha cambiato la vita. Anche se per me studiare è sempre stato faticoso, ho dovuto rinunciare agli hobby, allo sport.  Ero lenta e per di più perdevo un sacco di tempo nel viaggio. Per arrivare a scuola a Cagliari mi alzavo alle sei del mattino e rientravo a casa attorno alle tre e mezza, se tutto andava bene. Pranzo e giù sui libri e quaderni. Fino all’ora di cena, poi crollavo, leggevo libri per passione ma i libri di scuola non li toccavo. Nei primi anni di superiori non so come ho fatto a non mettermi nei casini. Li ho solo sfiorati. Per dire non ho mai visto una canna, nessuno mi ha offerto di provare. Ancora oggi non ne ho mai vista una dal vero, solo in foto. E sì che ne ho frequentato di gente incasinata. Un tossico un giorno mi disse che non si chiedeva di provare a una che aveva la faccia come la mia. L’ho preso come un complimento. Gli ultimi due anni di magistrali invece li ho fatti alla grande. Mi si era aperta la mente ero consapevole di quello che ero e che nonostante la fatica, studiavo  con passione e mi piaceva tanto. Ho recuperato tutto il tempo perso. Mi sono diplomata con un bell’otto, peccato per il compito di matematica era stato pessimo.

Passato Remoto

Subito dopo il diploma ho avuto modo di frequentare il corso per insegnanti di sostegno. Le corsiste eranoquasi tutte accozzate: la crema di Cagliari e dintorni. Io e un’altra ragazza ci guardavamo e senza parole ci chiedevamo come fossimo arrivate lì. Intanto avevo pure dato un concorso per la scuola materna, così giusto per provare l’effetto che faceva. Sapevo che alcune lo avevano provato tante volte, ma non riuscivano a passare gli scritti. Io e una compagna di scuola per farci consigliare eravamo andate dal nostro ex professore di pedagogia, che onesto, ci diede lista di una decina di libri e ci disse che non avevamo bisogno di seguire delle lezioni. Se avevamo bisogno di qualcosa potevamo tornare da lui. Non sono mai tornata. Diedi lo scritto e lo passai con il minimo, ma ero dentro! Incredibilmente quelle che avevano pagato fior di milioni ai direttori per la preparazione  e che erano arrivate con i rotolini dei temi per copiare non passarono! Poi l’orale lo passai bene,  il corso mi stava dando ottime basi.

Dopo il corso iniziai subito con le supplenze annuali, non ho mai dovuto aspettare le telefonate per le supplenze di un giorno: la specializzazione per il sostengo era una chiave che apriva le porte all’insegnamento. Ecco perché c’era gente disposta a svenarsi. Io manco lo sapevo, ero proprio fuori da questi giri. Diedi due concorsi magistrali e dopo solo sei anni di supplenze passai di ruolo! Vivevo alla giornata. Non avevo molto tempo di capire cosa stessi facendo: c’era un concorso? Lo davo e lo passavo, c’era un corso d’aggiornamento? Lo frequentavo. Mi dovevo spostare di provincia, che problemi c’erano? Nessuno e via: nel Nuorese, in Marmilla e perfino in una frazione minuscola di Sassari.

I primi anni sono stati davvero incredibili, sia per me che per la scuola. C’era fermento un entusiasmo palpabile. La scuola elementare stava gradualmente ma consapevolmente abbandonando i vecchi programmi e ordinamenti. Erano gli anni della sperimentazione dei moduli, tre insegnanti in due classi, si lasciava al passato la maestra superstar (citazione dai manuali), il bambino non era più considerato un vaso da riempiere, ma diventava protagonista della sua istruzione. I bambini in situazione di handicap non dovevano essere più relegati nei sottoscala, ma stavano in classe con gli altri, che collaboravano alla loro educazione e istruzione. La convivenza democratica nella classe era il principio massimo di ogni grado d’istruzione. Per la prima volta si insegnava la lingua straniera e c’era la possibilità di scegliere il francese, l’inglese, il tedesco e lo spagnolo. Non era importante la lingua che s’imparava, era importante capire che un’altra lingua ti metteva in contatto con un’altra cultura, diversa dalla tua! Per la prima volta si riconosceva che un insegnante non doveva solo insegnare, ma anche programmare l’azione didattica con tutti gli altri docenti per due ore alla settimana. Ogni maestra si specializzava in un ambito: scientifico-matematico, linguistico-espressivo, antropologico e lo portava avanti. Cose oggi normali, scontate, che invece ci sono costate ore ore ore di aggiornamento, discussioni, litigate e ripacifacazioni tenutesi solennemente davanti ad una tazzina di caffé, offerta gentilmente dalle bidelle. Che anni scoppiettanti!

To be continued. Stay tuned!

 

4 dicembre

Eliminerà la morte per sempre.

Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto.

Isaia 25

 Ho battuto il record: in quattro ore ho incontrato 83, dico ottantré genitori, una media di tre minuti a genitore. Ho iniziato quando fuori c’era finalmente un bel sole splendente, ho finito che era buio, freddo, e iniziava a salire la nebbia. Doccia – divano – cena – letto. Non sapevo nemmeno come mi chiamavo, figurarsi accendere il pc. Comunque sono andati abbastanza bene, cioé non ho avuto da discutere con nessuno. Anche i genitori dei nuovi alunni hanno capito il metodo, che all’inizio detta regole inflessibili di comportamento per poi ammorbidirle piano piano. Insomma ero stanca per aver parlato per tante ore dopo le ore di lezione. In verità sono ancora un po’ frastornata. Meno male che oggi entro un po’ più tardi.  Buona giornata