Vivere la devastazione della Sardegna

Quando ieri sera ho scritto il post su come avevo vissuto l’arrivo del ciclone Cleopatra avevamo notizia di due persone disperse, stamane invece contavamo 18 morti.  Alle otto in facebook scrivevo “Con il cuore pesante e l’angoscia, che oggi si ripeta quello che è successo ieri, sto andando a scuola. Penso alle colleghe, alle bidelle e agli impiegati che devono mettersi in viaggio e attraversare la devastazione della nostra Isola.” Così è stato, qualche collega, che vive in altri paesi, ha subito dei gravi danni nelle case e qualche parente è stato salvato dagli elicotteri.

Tutto il giorno non ha fatto che piovere sul bagnato e noi, mestamente e di nascosto dagli alunni, abbiamo scrutato ogni volta che era possibile ogni centimetro di cielo. Avremo pioggia e saremo in allarme rosso ancora per parecchi giorni. Aspettavo lo stipendio per fare il versamento per aiutare le Filippine, ma purtroppo devo dirottare la già piccola somma ai miei corregionali. Ho pianto, sono letteralmente crollata, quando il tg lanciava  l’appello con i numeri dei conti correnti per l'”Emergenza Sardegna”. Non fa un bell’effetto essere al centro del bisogno, e il pudore di aver bisogno dell’aiuto degli altri non lo posso descrivere. Le case del mio paese  questa volta sono state risparmiate, però nel 1999, sempre a Novembre ci fu un’alluvione che colpì il rione dei miei genitori e l’acqua entrò a casa, solo due centimetri grazie al sistema ideato da mio padre che salvò la casa chiudendo le porte con tavole e chiodi. Poi cinque anni fa, venne colpita un’altra zona del paese e ancora due anni fa mezz’ora di acqua sparata dal cielo mise in ginocchio altri compaesani.

Avrei da fare tante consideranzioni, ma ora non ne ho voglia e sono talmente stanca che potrei scrivere tante stupidaggini. So solo che ormai il clima, il meteo, è veramente cambiato e non siamo ancora pronti e che se non vogliamo contare tante bare ogni volta, dobbiamo studiare un sistema che non ci colga impreparati e ci permetta di salvare almeno le vita. Non è il momento delle polemiche. E’ l’ora della solidarietà, della vicinanza, del fare qualcosa, anche un piccolo gesto, una parola, una pacca sulle spalle,  che vale tanto per chi lo riceve e anche per chi lo fa. Non è retorica è la pura e semplice verità.

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2 pensieri su “Vivere la devastazione della Sardegna

  1. Mi dispiace tanto per questa catastrofe… Ti sto pensando!
    un forte abbraccio a tutta la Sardegna.

    P.S. – Come ti trovo su facebook? Sono nuova da qualche mese. Mi trovi tu? – Sybille Kramer.

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