Archivio mensile:novembre 2013

Nessuna gioia

Non provo niente.  Sapete quando si vuole tanto una cosa e questa non arriva mai e tu smetti di crederci e vivi lo stesso? Impari a sopravvivere, anche se quello è sempre in mezzo ai piedi e ti urta  maledettamente solo a sentirlo nominare e pensi che tutto finirà solo con la sparizione fisica dell’interessato. Pensi, sì non farà più danni e tutto sarà più normale, ma lui è sempre lì, come il gas che occupa tutto lo spazio che ha a disposizione.

Ero sul divano e il miei tre stati di plaids, con il mio té, la tv accesa per sentire le ultime notizie: tutte le tv collegate sulla piazza di Roma affollata di gente con bandiere tricolori per ascoltare MisterB, che biascicava (droga, calmanti o vino?) parole patetiche e senza dignità alcuna, mentre altri semplicemente premendo dei pulsanti lo escludevano dalla vita politica del paese.

Quando è successo, era tutto così normale e ovvio da sembrare irreale. Ma non ho provato e non provo nessuna gioia, solo tanta tristezza per lo stato in cui si trova il Paese, a tutti i livelli: morale, politico, economico e civile. Un anno fa avrei aggiunto pure religioso, ma su quel fronte ora stiamo emergendo dagli abissi 🙂

Forse non me ne rendo bene conto ancora, forse ho paura che tiri fuori l’ennesimo asso dalla manica, forse ho paura che tutti gli altri si rivelino veramente per quello che sono: uguali a lui solo che hanno bandiere diverse. Non ci sono più alibi per nessuno.

Ho la coscienza a posto

Ho la coscienza a posto, ha detto il capo della Protezione civile, ha mandato i fax in tempo. Ho la coscienza a posto, ha detto il Presidente della Regione Sarda, ha mandato i fax ai sindaci. Ho la coscienza a posto, hanno detto i sindaci, l’ho pubblicato subito nel sito del comune. Ho la coscienza a posto, ha detto il Presidente del Consiglio, non vi lasceremo soli. Ho la coscienza a posto, hanno detto Ministri vari. Ho la coscienza a posto, hanno detto i costruttori di ponti, strade, case, dighe. Ho la coscienza a posto hanno detto chi doveva pulire e sistemare i fiumi, torrenti, dighe. Ho la coscienza a posto hanno detto i cittadini, vittime e carnefici di se stessi, che hanno chiesto e ottenuto di derogare alle regole idrogeologiche. Ho la coscienza a posto hanno detto coloro che buttano l’immondezza, materassi, lavatrici, gomme di auto nei canali, lo fanno tutti!

Se tutti hanno la coscienza a posto, allora perché ci sono 16 morti, 1 disperso e  60 comuni disastrati?

Anche sapendo dell’allerta  rossa, cosa devono fare i sindaci e i cittadini, oltre che mandare fax e leggerli? Ho scoperto, amaramente, che nel sito della Protezione Civile ci sono tutta una serie di raccomandazioni utili per tutti gli eventi di pericolo: alluvione, incendio, terremoto etc. Ebbene dovete sapere che anche io, che non sono una persona scellerata, ho commesso degli errori. Sarebbe certamente utile che ogni tanto nei comuni, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, si svolgessero dei corsi di aggiornamento di prevenzione dei disastri. Così ognuno sarà Protezione Civile di se stesso e di quelli che gli sono accanto! Si potrebbero salvare tante vite e imparare a rispettare se stessi e l’ambiente in cui viviamo.

 

Punti di domanda

Il mio cervello in questi giorni non è costituito da neuroni, ma da tanti punti di domanda. Leggo le cronache del disastro, ascolto le interviste, osservo le facce dei sopravvissuti. Mi fanno compagnia le parole di Papa Francesco “Preghiamo per le vittime e per i loro familiari e siamo solidali con chi ha subito dei danni. Adesso facciamo una preghierina in silenzio e poi preghiamo la Madonna perché benedica e aiuti tutti i fratelli e le sorelle sardi.”

Sono ancora troppo poco lucida per trarre le conclusioni e scrivere le mie riflessioni. Un  abbraccio a tutti quelli che ci pensano.

Vivere la devastazione della Sardegna

Quando ieri sera ho scritto il post su come avevo vissuto l’arrivo del ciclone Cleopatra avevamo notizia di due persone disperse, stamane invece contavamo 18 morti.  Alle otto in facebook scrivevo “Con il cuore pesante e l’angoscia, che oggi si ripeta quello che è successo ieri, sto andando a scuola. Penso alle colleghe, alle bidelle e agli impiegati che devono mettersi in viaggio e attraversare la devastazione della nostra Isola.” Così è stato, qualche collega, che vive in altri paesi, ha subito dei gravi danni nelle case e qualche parente è stato salvato dagli elicotteri.

Tutto il giorno non ha fatto che piovere sul bagnato e noi, mestamente e di nascosto dagli alunni, abbiamo scrutato ogni volta che era possibile ogni centimetro di cielo. Avremo pioggia e saremo in allarme rosso ancora per parecchi giorni. Aspettavo lo stipendio per fare il versamento per aiutare le Filippine, ma purtroppo devo dirottare la già piccola somma ai miei corregionali. Ho pianto, sono letteralmente crollata, quando il tg lanciava  l’appello con i numeri dei conti correnti per l'”Emergenza Sardegna”. Non fa un bell’effetto essere al centro del bisogno, e il pudore di aver bisogno dell’aiuto degli altri non lo posso descrivere. Le case del mio paese  questa volta sono state risparmiate, però nel 1999, sempre a Novembre ci fu un’alluvione che colpì il rione dei miei genitori e l’acqua entrò a casa, solo due centimetri grazie al sistema ideato da mio padre che salvò la casa chiudendo le porte con tavole e chiodi. Poi cinque anni fa, venne colpita un’altra zona del paese e ancora due anni fa mezz’ora di acqua sparata dal cielo mise in ginocchio altri compaesani.

Avrei da fare tante consideranzioni, ma ora non ne ho voglia e sono talmente stanca che potrei scrivere tante stupidaggini. So solo che ormai il clima, il meteo, è veramente cambiato e non siamo ancora pronti e che se non vogliamo contare tante bare ogni volta, dobbiamo studiare un sistema che non ci colga impreparati e ci permetta di salvare almeno le vita. Non è il momento delle polemiche. E’ l’ora della solidarietà, della vicinanza, del fare qualcosa, anche un piccolo gesto, una parola, una pacca sulle spalle,  che vale tanto per chi lo riceve e anche per chi lo fa. Non è retorica è la pura e semplice verità.

L’occhio di Cleopatra

Foto di Luigi Corda_ da Unione Sarda e Facebook

Lo sapevamo da ieri:  tutti i telegiornali aprivano con l’allerta meteo, i bollettini non promettevano nulla di buono. Si annunciavano allagamenti in tutta la Sardegna, il ciclone Cleopatra (vorrei vederlo in faccia quello che dà i nomi) avrebbe fatto danni ovunque. Tutta la notte è stato un concerto di tuoni e fulmini che illuminavano ad intermitenza. Pensavo, ma ci fanno andare a scuola in queste condizioni? I genitori saranno così lungimiranti da tenere a casa i bambini? Murrungia murrungia, borbottando, e dicendo: non vedo l’ora di rientrare a casa!, sono andata a scuola. Tutti presenti, a dire che li fanno assentare per cavolate e quando serve tenerli a casa, li portano a scuola!

Comunque le prime ore di lezione sono andate lisce anche se alcune colleghe sono arrivate con difficoltà, poi il cielo diventava sempre più nero e le raffiche di vento arrivano da ogni parte, alzando gli occhi al cielo si vedevano vari strati di nuvole e ognuna aveva una direzione diversa! Ad un certo punto arriva l’ordine di chiamare i genitori, anche se non c’era alcun pericolo imminente, era meglio che i bambini stessero in famiglia! Nessuno ha protestato e la scuola si è vuotata  con rapidità.

La tempesta in effetti è arrivata nel primo pomeriggio e non ha causato danni in paese, ma le campagne sono completamente allagate, alcuni rii sono diventati autostrade d’acqua a otto corsie. Tutto il lavoro dei campi fatto in estate e il bestiame è stato sommerso. Ma non abbiamo perso nessuno, tutti hanno risposto all’appello. E’ questa la cosa più importante, non dobbiamo dimenticarlo mai: se siamo vivi possiamo ricominciare a ricostruire. Con l’incaxxo certo, con la rabbia di impersonare  Penelope  con la sua tela (propongo questo nome per la prossima calamità), ma VIVI! Altri paesi, non sono stati così fortunati, purtroppo.

Non è la mia stagione

No no, decisamente l’autunno e l’inverno non sono le mie stagioni. Sono sempre acciaccata. Da settembre a oggi non ho fatto una settimana di fila completamente sana: otiti a nastro, sinusiti, mal di gola, mal di testa di due tipi diversi in contemporanea, alè, cervicalgia. Eppure non ho fatto un giorno di malattia: certo mi sono bruciata i fine settimana.  Ho fatto due settimane che non potevo accendere il computer di sera che mi veniva la nausea solo a guardarlo. Ero disperata, dovevo terminare dei lavori urgentissimi e non sapevo come fare. Alla fine alzandomi all’ora delle galline e facendo un poco per volta ce l’ho fatta.

Il computer poi ha capito che mi faceva stare male e si è preso alcuni giorni di riposo: scaricata la batteria, non avevo l’alimentatore giusto per ricaricarla. Che brutta sensazione sentirsi tagliati fuori dal mondo web! Tutte le abitudini sono andate a farsi benedire. Un po’ ho ovviato con il pc della scuola, ma tutto il mio mondo era nel mio pc! Sabato ho risolto all’americana o alla tedesca, che bella sensazione! Un anno fa avevo comprato un alimentatore nel negozio del mio paese, questo aggeggio non ha mai funzionato bene, invece di restituirlo l’ho usato fino a che è morto. Così sono andata nel solito negozio per ricomprarlo, invece ,siccome era ancora in garanzia e anche se avevo perso lo scontrino, me ne hanno dato uno nuovo! Certo abbiamo dovuto aspettare quattro giorni che venisse dato l’ok da Cagliari, ma alla fine ho un prodotto nuovo di zecca! Il negoziante mi ha detto: hai trovato un amico. Che sia il nuovo modo di catturare i clienti?

Ho provato una bella sensazione: insomma non mi sentivo in colpa per aver usato il prodotto che non era valido già dall’inizio,  non ho millantato niente e lui è stato corretto. Mi piace, vorrei che non fosse solo un episodio ma l’inizio di una nuova era.

Io kobo

Il mio problema con il pc non è stato ancora risolto, ma ho portato a casa un pc della scuola, così posso pure smaltire l’arretrato. Quindi eccomi qua.

Ebbene sì già da alcuni mesi sono passata all’ebook. Dopo alcune settimane di valutazioni: kobo o kindle? ho scelto il primo perché legge tutti i formati, mentre il secondo legge solo il formato kindle. So che esistono programmi per convertire il formato, ma io ho deciso di non scaricare libri piratati, o come si dice. Leggerò solo i libri che compro. Se i libri mi sembrano comunque cari basta aspettare un po’ e poi il prezzo scende. Non sono una santa e  pure a me piace risparmiare e avere le cose gratis. Però che me ne faccio di diecimila libri, che non riuscirò mai a leggere neanche in dieci vite? Tanto vale comprare i libri che penso che mi piacciano e non sentirmi in colpa ogni due per tre. Perché privare lo scrittore e tutti quelli che gli girano attorno della giusta retribuzione? Poi non ho mai sentito che uno scrittore sprechi i soldi, come fanno alcuni cantanti o attori, che chiedono cose assurde tipo tre milioni di litri di latte di capra del tibet per farsi la doccia dopo ogni presentazione del libro!

Sono così entusiasta che lo ha comprato pure mia sorella!  Così invece di scambiarci i libri ci scambiamo l’ ereader. Comodo no?I libri di carta e le librerie hanno su di me sempre il loro potere. Da poco ho letto un libro di carta, prestato, ed è stato bellissimo. Però non torno indietro: l’ ereader è troppo comodo. Leggi una recensione, cerchi il libro nel kobo, leggi l’anteprima, se ti convince lo compri altrimenti no. Entro cinque minuti stai dentro la storia. E’ una bella comodità per i forti lettori come che non hanno una libreria decente sotto casa, o neanche a un raggio di km umano. Chi non abita in città questo lo sa molto bene. Secondo me gli editori e i librai, quindi anche gli scrittori,  dovrebbero considerare questo aspetto, non secondario. Invece di stracciarsi le vesti potrebbero essere più creativi e sfruttare le potenzialità di questo nuovo strumento. Vero Sandra?

Qualcuno ha scritto che non ricorda i libri che ha letto nell’ereader. Va be’, questo a me capita anche con i libri di carta. Se mi piace qualche citazione me la segno o me la scrivo. Nessuna differenza. Se la storia mi prende vi giuro che non mi rendo conto che il libro non è di carta. L’unico problema che è che nel kobo glo le copertine sono in bianco e nero, questa cosa è proprio fastidiosa, avessi aspettato  alcune settimane avrei potuto comprare la nuova versione più cara, ma più bella. Mannaggia alle strategie di markentig, me lo avessero detto prima! Comunque credo che quando avrò un po’ di liquidità potrei acquistare anche il kindle, o la versione più in del kobo. D’altronde sto risparmiando un sacco di soldi!

PS: potrebbe sembrare un post sponsorizzato, non è così. E’ anche questa una parte della mia vita.

PSS: sopra la testa compare una pubblicità che non so come è piovuta lì, almeno avesse a che fare con il contenuto del post! Probabile sia qualcosa che ha a che vedere con le nuove condizioni di google, che io ho rimandato di leggere, mmm, male. Se nel frattempo  qualcuno volesse illuminarmi…

Minuti contati

Ho fatto fuori il trasformatore del pc che va avanti solo con la batteria. Senza pc mi sento ingabbiata, come se mancasse una parte di me. Spero di trovarne uno o che mi sistemino il mio al piàù presto. Questo fine settimana ho trovato due bloggers che avevo perso per strada, sarà stato il caldo o la pausa estiva, ma sono felicissima di averle ritrovate.  Ora spengo tutto, vorrei lasciare un minimo di batteria per le urgenze. UFF! A presto.

Halloween sì, Halloween no

Auguri! Oggi è la festa di Tutti i Santi, quindi tutti sono autorizzati a festeggiare, anche quelli che hanno un nome particolare o che non risulta nel calendario, anzi quelli devono festeggiare di più perché è l’occasione buona.

Comunico che l’estate è finita pure in Sardegna, l’autunno è arrivato con nuvole e pioggia, al nord c’è stata una grandinata con chicchi grandi come mele, chiamali chicchi!

Dunque Halloween sì, Halloween no? Premetto che a me non piace H. e  non perché è una festa americana, questa cosa mi sembra una gran scemata. Dovremmo eliminare tante altre cose, il burro d’arachidi o il tacchino arrosto, giusto per fare un esempio. Non mi piace come non mi piace più carnevale.  Credo che per ogni cosa c’è il suo momento. Se fossi più giovane o avessi figli sarebbe certo un’altra cosa e forse mi divertirei a fare i biscotti a forma di dito o ragno. Miei nipoti da bambini adoravano H e Carnevale ora manco morti! E’ finito anche per loro il tempo dei travestimenti.

Come insegnante d’inglese la tratto come un argomento della tradizione americana, se nel libro c’è un canzone la cantiamo, propongo delle schede per ampliare il vocabolario, quest’anno ho trovato una scheda di matematica per i bambini di seconda, dovevano addizionare le zucche e scrivere il risultato in cifra e in parola, in inglese, ben inteso! Un bambino testimone di geova mi ha restituito la scheda dicendo che non festeggiava H. Neppure io, gli ho detto, soffriamo insieme: è argomento di programma e non credo che parlarne voglia dire festeggiare. Se leggo le malefatte dei personaggi storici non vuol dire che io sono dalla loro parte. Anzi! Ha ripreso la scheda e ha lavorato, ma lo vedevo che non era sereno, povero cucciolo. Speriamo che a casa capiscano e chiudano lì la faccenda, senza dargli troppa importanza.

Quest’anno però ho approfondito un po’ di più e anche capito alcune cose interessanti. Forse non tutti sanno che la parola Halloween deriva da All Hallows Eve cioè Vigilia di Ognisssanti e che la festa di Ognissanti era a maggio e che il Papa nel VII secolo, la spostò per contrastare dei culti pagani che vedavano il ritorno in vita dei morti (bbrrr). Poi festa arrivò nel Nuovo Mondo e subì la trasformazione e divenne quello che è ora: un insieme di cose fatte senza stare lì troppo a pensare, per il divertimento soprattutto dei bambini che amano travestirsi,  l’horror e le gare di raccolta dei dolcetti.

In Sardegna abbiamo delle antichissime tradizioni simili ad H. che tuttora perdurano o sono rivitalizzate da enti o associazioni. I bambini,  anime pure, vanno di casa in casa a chiedere dolci, castagne, nocciole etc, in cambio di preghiere che loro faranno per le anime dei defunti di chi fa l’offerta. Bello vero? In alcuni paesi la sera dell’1 novembre si apparecchia il tavolo e si lascia così, nel caso che l’anima del proprio caro torni in visita e abbia fame!

Caro il mio parroco, che hai tuonato dall’altare contro H. ti chiedo tu, proprio tu, cosa hai proposto invece? Perché non hai organizzato, tu, nella sala parrocchiale una festa, in onore dei santi o dei defunti, sai quanti bambini e famiglie avrebbero partecipato? Sai quanti ti avrebbero aiutato? Pensaci per il prossimo anno.