Lasciate che gli alunni

Lasciate che gli alunni vengano a me

Insegno nel mio paese da quasi due decenni. All’inizio della mia carriera pensavo che lo avrei fatto solo quando sarei stata vecchia e decrepita, senza patente perché mezzo orba. Invece dopo pochi anni mi sono ritrovata ad insegnare proprio nella scuola di casa. All’inizio vedevo solo il lato negativo: se prendo malattia devo stare a casa dal primo all’ultimo giorno, anche se sono in convalescenza; se vado al supermercato incontro sempre qualcuno dei miei alunni o ex alunni, o i loro genitori, nonni, zii e vicini di casa. Ho fatto capire sin da subito che i colloqui si fanno a scuola, che non era gradito suonare il campanello di casa in nessunissimo momento e  non ho mai dato il numero di telefono ad alunni o genitori. Non siamo amici, nè parenti. Beh, qualcuno sì, ovvio. Ma tutto può essere rimandato e risolto a scuola. Talvolta rimandare le questioni spinose è salutare, dopo alcune ore i contorni assumono aspetti diversi e nessun problema sembra irrisolvibile.

Insegnare nel proprio paese ha pure molti lati positivi: niente stress per il viaggio,  i costi per la benzina o la manutenzione  sono quasi annullati, conosci tutti o quasi e se non ti fai condizionare troppo dai pregiudi riesci a inquadrare l’ambiente culturale e sociale del bambino e a trarne benefici.

Se hai un buon nome bisogna coltivarlo, cioè se voglio fare qualche cretinata, chessò ubriacarmi e cantare a squarciagola in piazza, lo faccio in un altro paese e non sotto le finestre del parroco. Se una domenica mi sembra che lo spirito di Erode abbia preso possesso di me, e voglio stare sola con i miei pensieri invece di andare alla messa dei bambini, vado di sera, magari nella chiesa del paese vicino!

Ho già detto che questi giorni nel mio paese c’è una festa importante, di quelle che durano quattro giorni, con pranzi famigliari che durano ore, con il porcetto o l’agnello arrosto, con i cantanti e comici rinomati, con i fuochi d’artificio e le processioni.  Ecco, appunto la processione, Mylove dice che  al posto della santa dovrebbero mettere me sul cocchio: sono state due ore di ciao maestra, di bambini che mi rincorrevano per farsi salutare, mi toccavano e si facevano baciare. Di alunni nuovi, di signorine e giovanotti che si fermavano a salutarmi e ad aggiornarmi su successi e insuccessi, viva la sincerità. Di giovani genitori che mi presentavano i figlioletti e facevamo il calcolo che fra pochi anni sarebbero pure loro passati nelle mie classi. Quanti erano? Boh? Sicuramente non migliaia come Papa Francesco, ma pure io nel mio piccolo mi dò da fare.

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4 pensieri su “Lasciate che gli alunni

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