Archivio mensile:ottobre 2013

La casa del pane

Domenica mattina abbiamo chiuso gli occhi e la porta della coscienza che ci diceva: la casa è piena di polvere, ci sono le lavatrici da fare, c’è da stirare, sistemare mensole e un milione di cose da fare. Siamo andati a Villaurbana un paese distante da noi un’oretta di macchina, c’era la”Sagra del pane fatto in casa”, una delle tante  sagre autunnali (cos’è l’autunno?) della Sardegna.

Fiori di corbezzolo. Le api ci danno il miele amaro.
Fiori di corbezzolo. Le api da loro ci danno il miele amaro.
Corbezzoli
Corbezzoli

A parte il fatto che c’era un caldo bestiale e che le spiagge erano gremite come ad agosto, e io avrei voluto strapparmi i jeans a morsi, siamo statimolto bene. Nei cortili delle case sono stati allestiti dei punti di ristoro e punti vendita. C’erano una ventina di menù a disposizione  per modiche cifre.

Si mangia!
Si mangia!

Si poteva comprare dei civraxius (pane tipico), farina di grano cappelli, pasta madre, mieli di tutti i tipi, nocciole e castagne.

Pane artistico
Pane artistico

Io ho comprato quelli di lavanda e di rosmarino, che sono stati già assaggiati, mmmm. Mylove ha voluto comprare la pasta madre. E’ infatti lui il panettiere di casa, con la macchina del pane!

Come si può andare a mani vuote?
Come si può andare a mani vuote?

La cosa che ci ha più entusiasmato è il museo “La casa del pane” allestito in una ottocentesca casa padronale campidanese. In ogni ambiente della casa sono stati allestiti dei quadri viventi della vita dei nostri nonni.

Forno per il pane
Forno per il pane

C’era persino la morta nel letto con il sacerdote e le atitadoras, donne che piangevano a pagamento il morto con frasi e lamenti disumani (veramente impressionante e meno male che questa usanza non esiste più).

Piatti ben in vista
Piatti ben in vista

Visitare questa casa ricostruita e sistemata alla perfezione ci ha fatto fare un tuffo nel passato recente dei nostri genitori e nonni. Quanto faticavano! A volte poi le fatiche non erano ripagate dai raccolti e se le annate non erano buone si moriva letteralmente di fame. Altro che dieta, chili superflui, calorie e crisi!

Qui siamo già troppo moderni!
Qui siamo già troppo moderni!

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Dentro la mia testa frullava: casa del pane, casa del pane, all’improvviso ho collegato! Betlemme significa Casa del Pane! Praticamente eravamo a Betlemme. Piccolina la fantasia!

Tentazione!
Tentazione!

Comunque in questo paese c’è ancora in funzione  l’unico  mulino della zona a macina in pietra. Elettrico, eh, non immaginate che ci sia ancora l’asino che gira!

L'asino morde, ma non gira la macina!
L’asino morde, ma non gira la macina!

Per rientrare abbiamo preferito attraversare i paesini collinari quelli che girano attorno a Monte Arci, il monte dell’oro nero della preistoria: l’ossidiana, vetro vulcanico nero durissimo usato per costruire armi e coltelli. E abbiamo pure incontrato una processione. Una donna che si è affacciata da una porta ci ha detto che era la chiusura del mese del rosario. Ne ha approfittato per sapere se eravamo noi quelli nuovi che da poco tempo si erano trasferiti in paese. Notiziona! L’abbiamo delusa, eravamo solo di passaggio. Comunque meglio la processione del rientro che il funerale che abbiamo incontrato la mattina! E meno male che siamo usciti per non pensare alle cose tristi! Samarcanda docet!

Mini paese, mini processione!
Mini paese, mini processione!

Fino a Natale in Sardegna praticamente ogni settimana ci sono sagre di ogni genere. A noi piace partecipare a queste iniziative. Innanzitutto si ha la possibilità di visitare paesi che non vedresti mai, si dà un contributo a chi lavora tutto l’anno per organizzare l’evento e poi si scoprono le peculiarità di ogni comunità.

Cavalli
Cavalle
Calesse da passeggio
Calesse da passeggio

Certo che vivere in quei paesini ha i suoi lati negativi,  che può anche essere non avere la connessione ad Internet e  sindaco s’improvvisa indiano  e manda messaggi con i segnali di fumo, però ha anche i lati positivi una vita slow, lenta, con i ritmi della natura. Noi preferiamo la nostra via di mezzo: un grande paese a mezzora da Cagliari.

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Settimana pesante, pesantissima

Che tenerezza!

FINALMENTE E’ VENERDI’! Sono sopravvissuta a due settimane orrende. Sono talmente stanca che non riesco a battere neanche i tasti del computer. Sappiate che quasi tutte le parole sono battute due o tre volte: altrimenti penserete che ho imparato il geroglifico. Però mi sento leggera, primo perché è finita la settimana e ho due giorni di stacco, poi la settimana prossima è corta con il ponte dei santi e questo mi fa venire il buon umore.

Capitolo scuola 1: stavo per piantare le tende in giardino e pernottare lì, tanto venivo a casa giusto per lavarmi e mangiare. Poi si dice che gli insegnanti non lavorano.

Capitolo scuola 2: lo sapevo che non dovevo pensare certe cose e manco scriverle e meno che mai dirle: mi son tirata dietro la sfiga. Avevo infatti detto che era un bell’inizio d’anno e che stavo lavorando bene? Tutto cancellato: c’è clima pesantissimo, certa gente è fuori di testa, sia colleghi che genitori. Non parliamo del capo, ma ormai sono arrivata a compatirlo perché è veramente limitato. Non ce la fa. Lui vorrebbe avere il quid, ma se uno non ce l’ha non può comprarlo. Pensate che fa a gara con gli altri capi di altre scuole per chi fa il collegio docenti più speedy! Bella professionalità. Mi fa pensare veramente male, male, male, male.

Capitolo addii: Purtroppo anche questo mese abbiamo avuto il nostro lutto. Stavolta ci ha lasciato un caro amico. Appena cinquant’anni. Ha lottato fino alla fine per stare con noi e con la sua famiglia. La malattia se lo è mangiato pezzo per pezzo, fino a renderlo irriconoscibile, non solo a livello fisico, ma caratteriale. Un buono che diventa tremendo.  Però se fosse potuto tornare indietro non avrebbe sprecato tanto tempo dietro il lavoro e i clienti. Non avrebbe bruciato così quasi tutti i fine settimana, avrebbe portato al mare la moglie e i figli. Se li è trovati grandi senza capire come fosse potuto accadere. La morale è facile da fare. No?

Capitolo blogsfera. Ho letto tanti bei post, soprattutto alcuni avrei voluto commentarli e non è detto che non lo farò o forse scriverò dei post. Vedremo.

Capitolo clima: ma è mai possibile che si giri ancora in maglietta e infradito? Le zanzare e le mosche che tutta l’estate erano scomparse sono tornate agguerrite e soprattutto affamate! Pussa via, bruttta bestiaccia.

Passo e chiudo. Vi auguro un bellissimo fine settimana, come piace a voi.

FORZA CAGLIARI!

Foto del sito Cagliari Calcio

 

E’ appena finita la partita Cagliari-Catania. Il Cagliari ha vinto 2-1. Sono felice che abbia vinto la mia squadra del cuore, ma la partita di oggi era importante a prescindere dal risultato: dopo un anno e mezzo e più il Cagliari ha giocato finalmente nel suo campo. Con un eufemismo diciamo che tra la società e il Comune di Cagliari ci sono state delle grosse incomprensioni, così grosse che hanno portato in carcere il presidente della squadra e alcuni amministratori di un altro grosso comune, dove era stato costruito in quattro e quattrotto uno stadio provvisorio. La vicenda si sta volgendo al meglio e sembra che le esperienze brutte abbiano portato tutti a fare un passo indietro e fare il bene dei tifosi.

Qualcuno penserà che con tutto quello che sta succedendo non sia il caso di prestare attenzione a queste cose. Ma tutti quanti abbiamo bisogno di leggerezza e di trascorrere delle ore spensierate. Se perde la squadra, pazienza , la prossima partita andrà meglio. Il calcio sostanzialmente è un gioco, anche se girano troppi soldi che fanno perdere di vista lo scopo originario del far girare la palla con i piedi. A me piace il calcio, ricordo benissimo il periodo in cui diventai tifosa: era il 1978, il Cagliari tornò in serie A, mio padre portò allo stadio tutta la famiglia e fu amore appassionato dal primo istante. Poi ci furono i Mondiali in Argentina con Pablito e Cabrini e poi tutto il resto.

Tifare il Cagliari non è come tifare le altre squadre blasonate. E’ tifare per il riscatto di una città e di una regione intera. Le nostre vittorie non sono scudetti  e coppe dei campioni a raffica, ma sono la permanenza in serie A per l’anno successivo, rompere le uova alle grandi, qualificarsi per le coppe europee, vedere qualche giovane sardo che umilmente diventa un campione. Non sempre questo succede, anzi quante volte abbiamo sofferto e siamo retrocessi, anche nella ex serie C1! Ci si è ritrovati a giocare nei campi polverosi dove fino a mezzora prima della partita c’erano i panni stesi del custode! Ma è sempre stato un gioco, anche quando nel 1997 si perse il drammatico spareggio a Napoli e la squadra fu accolta dai tifosi all’aereoporto con applausi e canti ” Torneremo, torneremo in serie A”. Io e Mylove c’eravamo, insieme ad altri amici del gruppo.

Tifare Cagliari è una cosa speciale, come speciale fu lo scudetto del 1970, anche se in effetti dovevano essere almeno tre, così dicono gli anziani,  memoria storica della squadra. E Gigirriva dove lo lasciamo? Tutti ne parlavano e lo stimavano. Non scherzo quando dico che la foto di Gigi Riva e della Cagliari dello scudetto ancora oggi in alcune case ha il posto d’onore  e stanno insieme alle foto dei parenti e degli amici! Quell’epoca io non l’ho vissuta appieno, ero troppo piccola, però giravano certe storie: un compagno di scuola di mio fratello nel tema scrisse che il Papa Paolo VI venne in visita a Cagliari nell’aprile del ’70 per festeggiare lo scudetto! La mia amica White dice che il lunedì con la maestra la prima ora commentavano le partite del Cagliari! Quella sana passione devo averla ereditata da quella anziana collega, non commento le partite, ma se capita se ne parla. Maestra che squadra tifi? Il Cagliari! Ma perde sempre! A parte il fatto che non è vero, vedi di aver rispetto per gli amori della maestra! Ma se non ci fosse il Cagliari che squadra tiferesti? Nessuna, vorrei che esistesse il Cagliari! Non vi dico gli sguardi di commiserazione, come se fossi un rudere, un essere mitologico! Un tappo interista di prima elementare quest’anno mi ha detto: la tifa pure mio fratello quella squadra, come hai detto che si chiama?

Cagliari si chiama e si chiamerà sempre Cagliari, uno degli amori della nostra vita!

Beni torraus a Casteddu! Forza Cagliari!

Lasciate che gli alunni

Lasciate che gli alunni vengano a me

Insegno nel mio paese da quasi due decenni. All’inizio della mia carriera pensavo che lo avrei fatto solo quando sarei stata vecchia e decrepita, senza patente perché mezzo orba. Invece dopo pochi anni mi sono ritrovata ad insegnare proprio nella scuola di casa. All’inizio vedevo solo il lato negativo: se prendo malattia devo stare a casa dal primo all’ultimo giorno, anche se sono in convalescenza; se vado al supermercato incontro sempre qualcuno dei miei alunni o ex alunni, o i loro genitori, nonni, zii e vicini di casa. Ho fatto capire sin da subito che i colloqui si fanno a scuola, che non era gradito suonare il campanello di casa in nessunissimo momento e  non ho mai dato il numero di telefono ad alunni o genitori. Non siamo amici, nè parenti. Beh, qualcuno sì, ovvio. Ma tutto può essere rimandato e risolto a scuola. Talvolta rimandare le questioni spinose è salutare, dopo alcune ore i contorni assumono aspetti diversi e nessun problema sembra irrisolvibile.

Insegnare nel proprio paese ha pure molti lati positivi: niente stress per il viaggio,  i costi per la benzina o la manutenzione  sono quasi annullati, conosci tutti o quasi e se non ti fai condizionare troppo dai pregiudi riesci a inquadrare l’ambiente culturale e sociale del bambino e a trarne benefici.

Se hai un buon nome bisogna coltivarlo, cioè se voglio fare qualche cretinata, chessò ubriacarmi e cantare a squarciagola in piazza, lo faccio in un altro paese e non sotto le finestre del parroco. Se una domenica mi sembra che lo spirito di Erode abbia preso possesso di me, e voglio stare sola con i miei pensieri invece di andare alla messa dei bambini, vado di sera, magari nella chiesa del paese vicino!

Ho già detto che questi giorni nel mio paese c’è una festa importante, di quelle che durano quattro giorni, con pranzi famigliari che durano ore, con il porcetto o l’agnello arrosto, con i cantanti e comici rinomati, con i fuochi d’artificio e le processioni.  Ecco, appunto la processione, Mylove dice che  al posto della santa dovrebbero mettere me sul cocchio: sono state due ore di ciao maestra, di bambini che mi rincorrevano per farsi salutare, mi toccavano e si facevano baciare. Di alunni nuovi, di signorine e giovanotti che si fermavano a salutarmi e ad aggiornarmi su successi e insuccessi, viva la sincerità. Di giovani genitori che mi presentavano i figlioletti e facevamo il calcolo che fra pochi anni sarebbero pure loro passati nelle mie classi. Quanti erano? Boh? Sicuramente non migliaia come Papa Francesco, ma pure io nel mio piccolo mi dò da fare.

L’assenza

Sto ancora prendendo le misure a questo blog. Ho ben chiaro che non è come l’altro, anche se è la sua prosecuzione.  Lì ci passo tutti giorni, dal blogroll accedo a quelli preferiti, in attesa di trovare il tempo di studiare e capire come funziona bloglovin. Curiosamente il vecchio blog ha più o meno lo stesso numero di accessi di questo nuovo. Lo trovo incredibile, va be’ che sono tre anni della mia vita e in tre anni ho scritto delle belle cose.  Ho vissuto dei momenti importanti che ho condiviso con il gruppo di donne con cui avevo più affinità: l’infertilità e la ricerca di un figlio. La nostra ricerca si è fermata, ma noi non no, non ci siamo fermati, stiamo andando avanti, cercando di godere pienamente di quello che abbiamo e di quel che siamo, anche se quel figlio che non abbiamo ci manca terribilmente. La consapevolezza di questa assenza arriva a tradimento, nei momenti più spensierati e felici.

Domenica scorsa Mylove stava preparando delle tartine da portare a pranzo a casa dei suoi e lui, quasi tra pensiero parlando a se stesso, dice: sarebbero perfette per un battesimo, peccato che non potremo prepararle per quello di nostro figlio. Tu ci pensi mai che non ci sarà alcun battesimo? 

Nei giorni dopo la visita del Papa a Cagliari, rivedevo alla tv alcune trasmissioni del post visita: quanti bambini ha baciato? Mille?  Li ho pure visti quel giorno nei maxi schermi ed erano tutti bellissimi, tutti mi hanno fatto sorridere e reso felice, ma  quella sera come un coltello un pensiero si è infilato nel cuore: il Papa non potrà mai baciare mio figlio.

L’altra sera guardavo un telefilm: la protagonista si decide ad annunciare che è in attesa e mentre tutti brindavano felici, mi sono ritrovata in lacrime senza parole e senza pensieri.

Abbiamo deciso di non ostacolare pensieri e sentimenti, di lasciarli scorrere senza fermarli. Questi momenti faranno parte della nostra vita e non possiamo farci nulla. Ma vogliamo andare oltre e non farci avvelenare da brutti pensieri. Vogliamo accettare questa condizione e trasformarla in una ricchezza.  Vogliamo sorridere alla vita e a tutti quelli che stanno nel nostro orizzonte,  vogliamo dare la mano a chi ne ha bisogno. Vogliamo accettare l’aiuto degli altri e stringere la mano che ci vuole aiutare, senza morderla.  L’assenza di un figlio la sentiremo sempre, ma vogliamo vivere felici e dare felicità.

PS. Volevo iniziare a scrivere dei post sulle mie letture invece, invece ne è venuto fuori questo. I libri possono attendere. Buon inizio di settimana a tutti.

 

Il sabato libero

Quest’anno il mio giorno libero è il sabato. L’ho dovuto scegliere per forza di causa maggiore, per far quadrare gli orari e non fare troppi danni. Contrariamente alle mie colleghe, che si scannano,  a me non è mai piaciuto molto avere il giorno libero il sabato. Arrivo alla fine della settimana stremata e ho tutto il lavoro di casa da fare, anche se poi è domenica e cerco di non lavorare: la domenica è il giorno del Signore, vado a messa, scozzo Mylove dal computer, usciamo.

Ho cercato sempre di avere il giorno libero di mercoledì o ancora meglio il giovedì. Spezzano la settimana e il lavoro è più equilibrato. Due anni fa avevo dovuto prendere il lunedì, l’avevo scelto mugugnando e invece mi era piaciuto moltissimo. La domenica mi riposavo e  il lunedì mi dedicavo alla casa. Non sono riuscita a farmelo dare più. Forse ne ho parlato troppo bene ed è molto gettonato.

Sto cercando di non arrivare al sabato mezzo morta e poi di sfinirmi  con i lavori di casa. Non ho ancora messo a punto l’organizzazione, ma quest’anno non mi frega! Ancora qualche accorgimento e poi sarà perfetto:  mi godrò appieno due giorni senza scuola. Il lato positivo è che avendo due giorni liberi attaccati riesco a staccare dalla scuola e tornare più carica il lunedì, che quest’anno è leggero! Non mi posso  lamentare!

Noi siamo in festa, in paese festeggiamo una santa molto conosciuta in zona. Soprattutto domani ci sarà il delirio con migliaia di pellegrini che girano per il paese. La festa continuerà fino a martedì.

Buona domenica a chi passa qui.

Finché la scuola va

L’anno scolastico è iniziato da un mese e io ancora non ho scritto una riga. Le mie giornate sono piene, cerco  di non strafare perché altrimenti a giugno non ci arrivo, però intanto alcune cose sono urgenti, altre urgentissime, altre ancora erano da fare per l’altro ieri. Comunque alla fine ho smaltito il lavoro arretrato e con i lavori dell’inizio ho terminato giusto ieri notte. Alé!

Un inizio d’anno così tranquillo e pacato non è stato mai registrato nei miei annali.  Nessun battibecco per il giorno libero, qualche mugugno per l’orario, ma quello è quel che possiamo fare! La quadratura del cerchio non è un problema che possiamo risolvere noi! I bambini delle classi prime sembrano quelli di un’annata buona. I bambini sono come il vino: vanno ad annate.  Sembra non ci siano casi troppo complicati da gestire e pure i genitori sono in massima parte collaborativi e attenti. Io ho tre classi nuove: una seconda e due terze, più quelle quattro dello scorso anno (due quarte e due quinte) e fanno sette. Pensavo di arrivare a otto classi, ma una l’ha vinta l’altra collega. Non posso vincere sempre io 🙂

Il rientro è sempre faticoso,  perché, uff, tornare a rinchiudersi dentro le stanze mentre il sole sardo, malandrino, ti invita a stare fuori al mare e non stare chino sui libri e relazioni e programmazioni e verbali? Bambini e genitori hanno faticato, come noi a prendere il ritmo: quaderno a quadretti piccoli o grandi? perché portarsi dietro la cartella d’inglese e non lasciarla a scuola? maestra mi sono dimenticato la cartella a casa! maestra non mi sono ricordata di scrivere e fare i compiti! Sgrunt!

Qualche genitore pensa che sarebbe meglio che la scuola iniziasse il 1 ottobre! Perché c’è troppo caldo. Li manderei a farsi un giro Cuba o in Tanzania, due nazioni a caso che hanno sistemi completamente diversi tra lore e dal nostro. Poi ne riparliamo. Non dobbiamo chiedere di meno, ma di più. Più qualità, più professionalità, più finanziamenti, più consapevolezza che l’istruzione serve e cambia la vita degli esseri umani.

Tutti i giorni ci ritroviamo a fare un passo avanti, a volte un passo indietro e non si  sa come uscirne. E’ di questi giorni il problema dei cancelli chiusi delle scuole prima del suono della campana d’inizio e dell’accompagnare all’uscita i bambini fino al cancello. Qui e qui si chiarisce bene il problema. Ma dico: che cavolo me ne faccio di un giardino grande come un campo di calcio se i bambini non ci possono sostare? Trovare una soluzione più fattibile no? Non lo posso concepire. Ci aspettano giorni di caos e incomprensioni. Tremo già all’idea.

Si contano 250 morti

Avrei dovuto scrivere un altro post, quello che avevo in mente s’intitolava “Bondo essere capovolto”. E’ una citazione di un film western che ripete mio padre figlio di una generazione che ha visto quasi esclusivamente film così. Non so in quale film una donna cavalca un cavallo senza sella e un servo nero dice questa frase completa “bondo essere capovolto, bai visto donna cavalcare cavallo seza sella così bene!”. Mio padre, quasi ottantenne, la pronuncia ogni volta che qualcosa lo stupisce. E io questi giorni scorsi, figlia di mio padre, quando ho sentito che una grossa parte del pdl si opponeva a chi sappiamo chi, ho sgranato gli occhi e ho detto: bondo essere capovolto, questa volta b. s’impicca. Poi  per inciso in serata è arrivata la notizia della morte di Ringo, Giuliano Gemma: R:I:P.    le cose sappiamo come sono andate. Morale: uno spreco di energia inutile e ma necessaria per rimpicciolire lo spazio di b. Togliersi dai piedi no?

BASTA! BASTA! BASTA!

Avevamo tirato il fiato, invece ieri la scena è cambiata e ormai contiamo 250 morti. E di fronte a questi cadaveri, tutto quello che è successo nei giorni scorsi assume una sfumatura diversa. Mentre uno, colpevole, cerca di salvarsi affondando l’Italia, altri, tanti altri, muoiono per raggiungere noi, il mondo occidentale: la democrazia, la libertà, la pace, i diritti umani, l’educazione, l’istruzione, il benessere. Questo siamo noi. Vendono i loro beni per tentare la fortuna, preferiscono il pericolo di morire in viaggio che la morte sicura nei loro paesi. C’è da biasimarli? Non faremmo lo stesso? Non stiamo facendo lo stesso? I nostri giovani vanno all’estero per avere un futuro migliore. Non rischiano la vita, vivadio! non siamo a questi livelli. L’abbiamo raggiunto con il prezzo del sangue dei nostri avi europei che si sono scannati per millenni e finalmente capire che uniti e in pace è meglio.

Questi morti urlano e ci fanno urlare BASTA! Si devono trovare soluzioni che affrontino il problema alla radice. Noi Italiani stiamo facendo la nostra parte e da SOLI gli Italiani stanno salvando vite umane, a migliaia. Si fa il possibile e l’impossibile, si sfidando le leggi assurde che abbiamo mettendoci il cuore. Sapete che alcuni pescherecci che aiutano nei soccorsi sono stati multati? Hanno trasgredito la legge sapendo di strasghedire, dimostrando con i fatti che certe leggi sono allucinanti e che vanno cambiate. Che dire di quei bagnanti che per Ferragosto si sono ritrovati a formare un cordone umano per salvare centinaia di persone? Che dire di quella volontaria che ieri soccorreva e piangeva? Sono Italiani, siamo noi e sono sicura che anche noi faremmo lo stesso. Ce lo abbiamo nel sangue.

Chiedo dove sono i signori delle banche europee, delle agenzie di rating, i parlarmentari europei, tutti, quando i lampedusani, siciliani, sard,i nel cuore della notte salvano vite umane? Dove sono?. Dove sono quelli che ci fanno le pulci e dicono che l’Italia non ce la farà a rispettare il 3% di non mi ricordo che cosa? Dove sono?  Dove sono tutti questi mentre si contano i morti? Dove sono? Perché non spendono i loro lauti stipendi per raggiungere questi luoghi e rendersi conto con i propri occhi di cosa si fa e di cosa si potrebbe fare? Perché invece di puntare il dito e bacchettarci per ogni singola cosa non si danno da fare? Perché?

L’Italia ha mille difetti e pecche e certe leggi sono ingiuste e vanno assolutamente cambiate, ma sono orgogliosa che ci siano persone  italiane che nel loro lavoro ci mettono il cuore e sono d’esempio a tutti noi. Grazie.

Oggi è San Francesco, Patrono d’Italia. Che San Francesco ci protegga e ci ispiri i consigli migliori per dare sempre il meglio di noi.

E il rientro?

Con questo post chiudo la serie dedicata alla visita di Papa Francesco.

Eravamo rimasti che avevo visto la papamobile andare verso l’aeroporto ed essere inghiottita da due ali di folla festanti.  Erano circa le 18,30, mi fiondo come un razzo alla stazione dei treni, che è a due passi dal Largo. Preventivamente avevo comprato i biglietti per tutti i mezzi di trasporto pubblici che arrivano al mio paese o anche per quelli vicini. Salgo nel treno che sarebbe dovuto partire alle 19,30. E’ già pieno come un uovo, ci sono pure dei miei compaesani. Ok è il treno giusto. Facciamo comunella con altri passeggeri e ci raccontiamo la giornata. Continua a salire gente, c’è un caldo terribile: caldo umido tropicale. Sudo come non so che cosa. Dai finestrini vediamo un altro treno, pieno pure quello, salutiamo i nostri compaesani. Noi partiremo prima, chissà a che ora  partiranno? Intanto il nostro capotreno si arrabbia con quelli che stanno sul pianerottolo, non possiamo partire in queste condizioni. Arrivano i poliziotti e alcuni cominciano a scendere. L’altro treno intanto parte e nostri compaesani ci fanno ciao ciao ridendo. Boh? Il capotreno sudatissimo e agitato ci spiega che il treno si sarebbe fermato solo a Macomer? MACOMER??????????? Ma come è possibile noi abbiamo letto la tabella degli orari. C’è stato un cambiamento ed è stato annunciato. CHI LO HA SENTITO? NOI ERAVAMO IN TRENO! Fate come volete, scenderete a Macomer!  Scendo dal treno sbraitando denunce e ricorsi. Poi mi sono calmata e sono rientrata in me stessa: non mi devo rovinare la giornata, quando arrivo arrivo! Io e alcune migliaia di persone siamo state lì sulle banchine più di un’ora ad aspettare un segnale, un treno, un annuncio. Nulla di nulla. Meno male che c’era un gruppone di scout che cantava sfottò. Quando loro sono stati zitti mi sono preoccupata: cominciavamo tutti ad essere stanchi della situazione. Poi improvvisamente abbiamo sentito ben tre annunci uno di seguito all’altro. Io avrei preso un treno che mi avrebbe portato in un paese vicino al mio, quello che avrei dovuto prendere sarebbe partito un’ora dopo il primo! Così ho fatto.  Nel treno eravamo tutti stanchi: una mamma con due bimbe di sei e otto mesi era fuori di casa dalle 8,30 e quella piccola creatura sorrideva e faceva ciao ciao a tutti!

Passa la controllora dei biglietti, non vorrà controllare i biglietti? Si ferma a parlare con noi spiegandoci che: il treno su cui eravamo era stato messo in moto, vista la situazione, dal prefetto, che i macchinisti stavano facendo straordinario dopo 10 ore di lavoro e che avrebbero dovuto pernottare in una cittadina diversa da quella prevista! Non avevano neppure il cambio della roba o lo spazzolino da denti!

Ho avuto pena per tutti quei dipendenti di trenitalia che si sono trovati a fare un altro turno massacrante, dopo tutte quelle ore di lavoro. Ne andava pure della sicurezza! Ho avuto pena per noi sardi: trenitalia aveva finito i treni! Già da anni stanno dismettendo le linee e lo abbiamo toccato con mano in questa occasione. Poveri noi!

Quando ho visto Mylove alla stazione del paese vicino, mi sembrava di non vederlo da duemila anni. Lui aveva seguito, rilassato al massimo, la giornata papale dalla tv: videolina ha ripreso tutto, anche l’impossibile. Mi ascoltava incredulo per le mie prodezze ed era felice di non essere venuto: ognuno aveva fatto quello che riteneva giusto senza obbligare l’altro. Lui certe cose non le avrebbe proprio fatte!