Come si può risolvere l’emergenza educativa dei giorni nostri

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Sempre più frequentemente arrivano notizie e filmati terrificanti di ciò che talvolta succede nelle aule scolastiche.  Leggiamo e vediamo che sono in mano a giovani che bullizzano coetanei, mancano di rispetto ai loro docenti, arrivando talvolta ad umiliarli, irriderli, picchiarli o addirittura ferirli con armi da taglio. Capita anche che i docenti  o i presidi vengano malmenati da genitori o da bruti da loro delegati.

In tanti rimangono sorpresi da queste notizie, alcuni pensano che questi episodi riguardino solo certi indirizzi di scuole e non altri, altri ancora pensano che queste vicende accadano solo nelle scuole di periferia o in quartieri malfamati. Se leggiamo attentamente le cronache vediamo che invece sono coinvolti anche alunni di scuole che hanno una buona reputazione o che sono al centro delle città. Si rimane sorpresi anche del fatto che tra i ragazzi protagonisti di quesi gesti ci siano figli di famiglie considerate perbene.

Molti rimangono sorpresi, si interrogano e propongono soluzioni. Tutti hanno qualcosa da dire, ma raramente vengono ascoltati i docenti. In questi mesi ho letto tanti articoli, ascoltato molte interviste, ho seguito dibattiti televisivi, ma pochi hanno dato voce ai maestri e i professori.  Quando succede è perché è successo qualcosa di grave, l’insegnante è sotto choc, gli si chiede se ha perdonato il colpevole. Si cerca il titolo ad effetto per il tg o l’articolo del giornale. Pochi approfondiscono e stanno ad ascoltare quello che hanno da dire i docenti che vivono la scuola ogni giorno.

Per anni abbiamo sottolineato che la situazione stava degenerando. Per anni abbiamo  parlato nei consigli di classe e interclasse o nei collegi dei docenti. Circa vent’anni fa gli episodi erano sporadici, limitati a pochi casi di alunni che vivevano situazioni particolari. Si risolveva chiamando i genitori che poi intervenivano e rimettevano in riga il proprio figlio. Poi pian piano la situazione è precipitata, fino ad arrivare all’emergenza educativa di oggi. Sottolineo che quello che affiora è la punta di un iceberg gigantesco, che tocca tutta l’Italia, tutte le generazioni scolastiche. Anche io potrei citare degli esempi della mia scuola primaria o della scuola materna, che fortunatamente non vedono protagonisti gli alunni, ma genitori intemperanti. Mentre nella scuola media del mio paese sono alcuni ragazzi che si sono resi protagonisti di casi simili a quelli dei filmati.  So anche di alcuni episodi nelle scuole medie dei paesi limitrofi. In tutti i casi sono stati presi dei provvedimenti, all’inizio blandi e poi sempre più severi. Ma la situazione non migliora, anzi, peggiora.

Chiediamoci come mai. La situazione è complessa e non riguarda solo la scuola. I ragazzi e le ragazze non diventano intemperanti varcando la soglia dell’edificio scolastico, mentre negli altri ambienti sono bravi e rispettosi. I miei alunni vivaci lo sono anche al catechismo, a calcio e le feste di compleanno. Se c’è l’educazione da parte della famiglia che s’impegna ad educare e a correggere il proprio figlio, quest’educazione si manifesta in ogni ambito sociale. La verità è che spesso le famiglie rifiutano il loro ruolo educativo e lo demandano ad altri. E’ più comodo e sbrigativo, accontentare in tutto e per tutto i figli e poi lasciare la parte dei cattivi ai docenti, catechisti, educatori e istruttori. E’ più facile protestare quando i ragazzi vengono sgridati, puniti o esclusi dal gruppo per le intemperanze o la maleducazione. I genitori vorrebbero che nel gruppo i propri figli avessero le stesse attenzioni o vizi che hanno in famiglia. Non si può. Il gruppo è composto da singoli, ma non si possono avere le stesse attenzioni o vizi. Spesso i genitori lo scordano o vorrebbero un occhio di riguardo per il figlio. Se per ovvi motivi questo non succede si pensa che il docente o educatore ce l’abbia con il ragazzo, o con la famiglia. Arrivano alle minacciare e mettere pressione ai maestri e professori,  di parlare con il preside o di ricorrere ai carabinieri, fino ad arrivare agli insulti o alle botte.

Credo che ormai si sia arrivati a toccare il fondo, e che finalmente ci sia una presa di coscienza dello stato educativo in cui versa la Nazione intera in ogni ambito sociale. Pensiamo alla maleducazione imperante giorno e notte nelle reti televisive.  Pensiamo ad alcuni personaggi chiamati appositamente nelle trasmissioni per insultare volgarmente chiunque. Pensiamo a quello che succede negli stadi o nelle tribune delle competizioni sportive di adulti e ragazzi. Pensiamo alla devastazione dei luoghi pubblici, parchi e piazze, ripulite faticosamente e distrutte nel giro di poche ore. Pensiamo a come trattiamo i mezzi pubblici, treni, autobus e metropolitane.

Prendiamo coscienza che l’emergenza educativa è nazionale e riguarda tutti: bambini, ragazzi e adulti, maschi e femmine. Prendiamone coscienza e chiediamo che siano presi provvedimenti di emergenza e che è necessario varare un piano educativo che coinvolga tutti: politici, amministratori, scuole, famiglie,  sindacati, giornalisti, televisioni, comunità religiose, società sportive e ricreative, e tutti i lavoratori.

Mi chiedo ad esempio quanto influiscano  a livello educativo i terribili orari di lavoro a cui vengono sottoposti molti genitori, mamme e papà, che non possono prendersi cura personalmente dei figli demandando ad altri la loro educazione? L’educazione e la cura dei figli chiede tempo, pazienza e calma. Quanto possono essere calmi e pazienti un papà o una mamma che tornano tardi, che hanno quasi tutti i fine settimana impegnati con il lavoro?

I genitori inoltre vanno richiamati, ascoltati, sostenuti e incoraggiati, ascoltati. Ne hanno estremamente bisogno. E’ vero che nel nostro orario ci sono 80 ore di lavoro annuali da ripartire nelle attività funzionali all’insegnamento, ma queste sono dedicate a riunioni collegiali e commissioni. Pochissime ore, sei nel mio istituto, riguardano il colloqui generali. Se poi ho necessità di parlare con un genitore, lo convoco in orario extra per me, non retribuito. Lo faccio perché è necessario e lo ritengo giusto, ma non ritengo giusto che lo faccia gratuitamente. Non è professionale che lo faccia su base volontaria, perché è una necessità e un dovere inerente l’azione educativa.

Si dice che bisogna fare una riforma delle scuola. Negli ultimi decenni tutti i governi hanno provveduto a fare delle riforme nella scuola, con il bel risultato che abbiamo sotto gli occhi. Anche se solo a sentir dire una nuova riforma della scuola mi si accappona la pelle, credo che sia necessaria farne una seria, che parta dall’ascolto vero, profondo dei docenti, che sanno che cosa va bene e cosa va male. Noi possiamo proporre nuove soluzioni, possiamo sperimentarle e correggerle. Non si può pensare che tutto possa andar bene in tutte le realtà.  Abbiamo bisogno di riflettere con calma e di tempo.

Non si può pensare di fare una riforma scolastica in pochi mesi senza sentire i docenti, o far finta di sentirli. Il fallimento e lo scontento delle ultime riforme è dichiarato. Non si può continuare così. Solo con la riflessione e il coinvolgimento di tutti si potranno mettere in campo azioni educative veramente efficaci che cambino le sorti di questo Paese. 

 

 

 

 

 

 

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Bella ciao

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Già dallo scorso anno ho insegnato la canzone “Bella Ciao” ai miei alunni che la cantano a squarciagola e mi chiedono sempre di cantarla. Un giorno, mentre cantavamo, si è avvicinata una bambina:

– Ha detto mio padre che lui conosce “Faccetta nera“.

– Digli che la conosco anche io.

E ho insegnato tutte le cinque strofe dell’Inno d’Italia.

Buon 25 aprile!

Ciao Maestra Ross

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Alcuni giorni prima della Settimana Santa se n’è andata Maestra Ross, avevo accennato di lei in qualche vecchio post. Era una maestra che faceva parte della  nostra scuola dagli inizi degli anni 80,  e ha avuto stuoli di bambini del mio paese. Io l’ho conosciuta agli inizi della mia carriera scolastica, quando ero tirocinante e poi baby insegnante. Maestra Ross, insieme alle altre maestre presenti da quel periodo, era un’istituzione per i suoi alunni, che l’hanno ricordata con vividezza, per i genitori e per noi colleghe.

Maestra Ross si dedicava ai suoi alunni con passione, preferiva gli ultimi, i bravi, e i mediani, cioè tutti. Però si dovevano impegnare a migliorarsi. Tutti ce la potevano fare. Anche con le colleghe preferiva quelle che si davano da fare, e si adoperava ad aiutarti con consigli o addirittura andando al di là delle norme, mettendo il cuore prima di tutto. Odiava i lavativi, che disprezzava, e non considerava minimamente.

A primo impatto sembrava una persona severa e rigida, invece frequentandola si scopriva una persona dal cuore d’oro. Non si apriva facilmente, tanto è vero che  solo da pochi giorni anche la sua collega più fidata ha scoperto alcuni aspetti dolorosi della sua vita che aveva tenuto ben celati a tutti.

Nonostante fossimo colleghe da tantissimi anni, per molto tempo non avevamo avuto  avuto occasione di insegnare nella stessa classe, poi quasi inaspettatamente capitò l’occasione e non me lasciai fuggire. Agli inizi per lei ero sempre la sua baby insegnante, da proteggere e consigliare ma, dopo un equivoco subito chiarito, divenni ai suoi occhi adulta. Sono stati tre anni bellissimi e indimenticabili. Il coronamento di una lunga relazione professionale.

Maestra Ross avrebbe finito la sua carriera con quella classe, aveva l’età e requisiti, ma la legge Fornero la bloccò a scuola e, seppur con iniziale comprensibile malumore, iniziò l’anno scolastico con una classe prima molto numerosa. Ancora una volta si rimboccò le maniche ed entrò nel cuore di quei bimbetti e delle loro famiglie. Non eravamo più colleghe di classe, però quando ci incrociavamo negli anditi ci aggiornavamo reciprocamente. Per me sarebbe stato l’ultimo anno come insegnante specialista di lingua straniera e non vedevo l’ora che finisse quest’esperienza per cominciare la nuova avventura. Quell’anno per una banale caduta rimasi assente da scuola due mesi, mentre io tornavo dalla malattia lei si ammalò, e iniziò a mancare. Lei era sempre venuta anche quando stava male! Tuttavia non ce la faceva a viaggiare e reggere tutto il carico dell’insegnamento. Agli inizi si pensò a qualcosa di banale, poi a qualcosa di serio, molto serio. Invece era qualcosa di gravissimo. La diagnosi era terribile. Un giorno per una riunione eravamo divise in vari gruppi, Maestra Ross telefonò a Collega fidata e in un attimo a scuola calò una cappa di tristezza e pianto. Piansi molto quel giorno, non riuscivo a smettere. Il mio pianto sorprendeva e faceva piangere tutti. Quel giorno consumai tutte le lacrime e per due anni non ho pianto più. Avevo da fare: cercare cure e medici sparsi nel mondo, telefonarle, andare a trovarla o mandarle i limoni super biologici.

Iniziò l’estate,  avevo avuto il trasferimento di cattedra e il preside mi propose di insegnare matematica, iniziai a studiare come una matta per prepararmi e intanto mi tenevo sempre in contatto con Maestra Ross. Agli inizi rispondeva bene alle cure il tumore si rimpiccioliva e lei stava se non bene, benino. Avevamo la speranza che potesse  sconfiggerlo o almeno potesse vivere a lungo.

Intanto con una mossa spiazzante il preside a settembre decise di darmi la cattedra di Maestra Ross, dovevo sostituirla. Mi chiese cosa ne pensassi. Sprofondai nella poltrona della presidenza mentre le vicepresidi guardavano la mia reazione. Cercavo di aprire la bocca e di collegare il cervello, ma era sottovuoto. Il preside mi parlava da un metro e sembrava che la sua voce arrivasse dall’altra parte del mondo. Pian piano mi ripresi e dissi solo sì. Uscii dalla presidenza, chi aveva sostituito il pavimento con materassi ad acqua? Andai in giardino e subito le telefonai, anche lei rimase senza fiato. Poi chiamai la mia nuova collega e pure lei era sbalordita. Ma entrambe avevano fiducia in me.

Ma io mi sentivo un carico enorme sulle spalle. Dovevo preparare tante materie nuove, ereditavo una classe con dei genitori che avevano un alto livello culturale, era una classe numerosa, era la classe di  Maestra Ross e Maestra Ross stava male. Sarei stata all’altezza di tutto questo carico emotivo? Non dormii per mesi, non facevo altro che prepararmi e correggere quaderni, ostentavo sicurezza, ma dentro tremavo ed ero impaurita. Lei però mi incoraggiava e mi parlava dei bambini e delle loro famiglie. Alla fine seguendo i suoi consigli e mettendoci tutto quello che avevo riuscii e venirne a capo. Entrai nel cuore dei bambini e dei loro genitori e mi rilassai un po’. Ripresi a dormire e l’anno finì.

Maestra Ross un giorno di giugno venne a scuola a salutare i bambini e le famiglie e a festeggiare il pensionamento. Passò l’estate tra alti e bassi, poi i bassi divennero più degli alti e a dicembre la situazione precipitò, ma non si diede per vinta. Ancora una volta tirò fuori anche l’energia che non aveva e superò quel terribile momento. Ma ormai era chiaro, il filo era diventato troppo corto.

Un giorno di marzo mentre andavo a scuola la chat sembrò impazzire, Maestra Ross se n’era andata.  Anche se eravamo coscienti che quel momento sarebbe arrivato presto, non eravamo pronte. Accolsi i bambini con il solito sorriso quotidiano, richiamai indietro due mamme e comunicai la notizia. Ai bambini glielo avrei detto io, non potevo certo trascorrere la mattinata facendo finta di niente. Così mi trovai a consolare quei bimbetti che singhiozzavano disperatamente. Asciugavo le loro lacrime mentre io versavo le mie . Poi iniziarono a scrivere e a disegnare le cose più belle che ricordavano e quello che speravano per lei.

Quanti bei disegni colorati! Quanto amore hai trasmesso!

Per un misterioso disegno sono diventata la custode di questa preziosa eredità.

Ciao, Maestra Ross.  Abbi cura di noi.

 

 

 

Buona Pasqua

Alberto-di-uova-di-Pasqua
tecnocino.it

Cari amici e amiche,

desidero e auguro che sappiate sperare l’insperabile:

la morte non sarà l’ultima parola su ciascuno di noi

perché ciò che abbiamo vissuto nell’amore non può finire in nulla.

La tomba vuota di Gesù è fondamento di questa nostra speranza.

Enzo Bianchi

Cronaca di una normale domenica elettorale. Elezioni politiche 2018

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Sembrava che questa data non dovesse arrivare mai. Invece eccoci qua sono le ore 20 del    4 marzo 2018. E’ il giorno delle elezioni politiche. Ora non voglio parlare di politica, però da quando ho il diritto di votare non mi era mai capitato di essere così indecisa. Per arrivare a esprimere il mio voto ho dovuto fare un lungo ragionamento. Le altre volte ero convinta, ma in seguito se avessi potuto avrei percorso lo Stivale prendendo a calci nel sedere quelli che avevo votato con tanta convinzione. Quante delusioni! Quante occasioni perse! Oggi ho votato con meno convinzione, come tanti altri che conosco. Magari questa volta sarò sorpresa in modo positivo.

A me il clima pre elettorale non piace. Si sentono e si dicono tante parole inutili, talvolta orribili; si promettono cose impossibili; si tradiscono amici e si offendono i nemici. La tv e i social sono presidiati dai politici a tutte le ore del giorno e della notte. Fino alla nausea. Quella vera che ti fa consumare i tasti del telecomando e finalmente ti decidi a spegnere e fai regnare in casa un bellissimo silenzio.

Però mi piace andare a votare.  E’ sempre bello avvicinarsi con la scheda in mano alle scuole del mio paese. I sentimenti che mi accompagnano la domenica delle elezioni, mentre percorro la stessa strada che faccio tutti i giorni per insegnare, sono però ben diversi. Innanzi tutto respiro sempre aria di festa,  anche oggi che era nuvoloso e non ha mai smesso di piovere.  Mi piace perché in pochi minuti incontro tante persone che non vedo da tanto tempo. Vedo giovanissimi, anziani, ricchi, poveri, sani, malati, le forze dell’ordine, il sindaco e gli assessori, miei ex alunni, che magari sono scrutatori, e alunni di adesso che accompagnano i genitori.

Con i bambini ci scambiamo occhiate smarrite e complici nel vedere i nostri spazi quotidiani irriconoscibilmente invasi da gente estranea. Anche oggi, come al solito, ho fatto un giro in tutti i seggi, compreso quello nella mia aula. Non so davvero esprimere quel sentimento, misto di felicità e di gelosia nel vedere la mia cattedra, la mie lavagne e  i miei armadi usati da altri e per scopi ben diversi da quelli per cui sono stati concepiti.

Oggi poi sono andata ai seggi due volte. Alle 11 per accompagnare mia madre. Mio padre che ha sempre votato questa volta si è rifiutato. Arrangiatevi, ci ha detto.
Poi sono tornata insieme a Miomarito alle 15. Mia madre ha fatto mezzora di fila. Noi 10 minuti. Avrebbero dovuto fornire le pistole sparacodici ai presidenti di seggio, così da alleggerirgli il compito. Non so con quale lucidità inizieranno le operazioni di spoglio alle ore 23. So che qualche scrutatore ha dovuto chiedere più di una pausa perché gli si stavano incrociando gli occhi a furia di scrivere e controllare tutti quei codici.

Ora sono a casa con mio marito, abbiamo trascorso la maggior parte della giornata dai miei. Abbiamo aperto più volte una tribuna politica, avevamo rappresentati quasi tutte le idee, compresi, come detto prima, gli astensionisti. Insomma a casa mia c’era un gran casino.

Ci stiamo rilassando in attesa degli exit poll e delle prime proiezioni. Le altre volte sono riuscita a stare sveglia fino all’alba. Ricordo quando Prodi vinse le elezioni per un seggio e alle ore tre del mattino uno spiritato Fassino salì sul palco per annunciare la vittoria. Non so se stanotte ce la farò a rimanere sveglia, anche perché secondo me alle sei del mattino non si avrà un quadro ben preciso, a meno che la situazione sia ben netta dall’inizio, e ci toccherà tutti cantare, come faceva venerdì un mio alunno Noi siamo figli delle stelle!

Tempo di pagelle

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Pagella di quinta di Speranza

Da venerdì scorso sono online le pagelle del primo quadrimestre. In realtà la pagella  già da diversi decenni si chiama documento di valutazione.  Ma se tu chiedi a i bambini se hanno visto il documento di valutazione fanno quella faccia di chi sta chiedendo cose assurde. Se invece chiedi della pagella non ti lasciano neanche finire.  I genitori possono accedere alla loro lettura e alla stampa tramite una password, che è uguale per entrambi i genitori. Nel caso si volessero dei chiarimenti sui voti,  sul giudizio del comportamento o su quello globale, i genitori possono chiedere un incontro gli insegnanti. Oppure siamo noi insegnanti a chiamare i genitori per fare il punto della situazione sulla valutazione e non solo.

Quest’anno i miei alunni sono in terza, sono una classe a tempo pieno composta da 23 bambini. Il livello di apprendimento generale è medio alto. La maggior parte dei genitori sono diplomati, alcuni sono laureati. Sono genitori che lavorano, seguono i figli, si interessano dell’andamento scolastico e hanno un buon rapporto con le insegnanti. La classe dal punto di vista comportamentale è alquanto vivace, alcuni bambini non sono solo vivaci ma anche refrattari al rispetto delle regole. Niente di gravissimo, ma fanno cose, o non fanno cose, che se le fa un bambino una volta non disturba, ma se le fanno più bambini più volte, allora la musica cambia. Ad esempio sono comportamenti disturbanti: stare seduti con i piedi sulla sedia, fare rumori con gli oggetti scolastici, alzarsi e frugare nel diario a random, non preparare il materiale per la lezione e continuare a disegnare o ritagliare per proprio conto, interrompere qualcuno, maestra compresa, mentre si parla, fare giochi inadatti e pericolosi durante la ricreazione, litigare con i compagni, ridere alle spalle della maestra arrabbiata, negare di aver fatto qualcosa anche se la maestra lo ha visto, non rispettare le regole di comportamento in mensa, in palestra o nei trasferimenti di ambiente. Alcune sono piccolezze che vanno corrette, sempre, ogni volta che si presentano e vanno fatte notare. Se un bambino ha più di uno di questi comportamenti il giudizio sul comportamento non potrà essere positivo.

Ad alcuni bambini abbiamo scritto nero su bianco che il comportamento non è corretto. Apriti o cielo! Nonostante i genitori sappiano perfettamente del comportamento della classe e del proprio figlio, vederlo scritto ha fatto male e la chat dei genitori, dove noi insegnanti non siamo presenti, è rimasta infuocata per molti giorni. Noi abbiamo avuto gli echi di queste discussioni dalla rappresentante della classe. La povera donna, piccola di statura ma è alquanto cazzuta e a completamente dalla parte delle insegnanti, ha avuto un bel da fare. Ha chiesto i chiarimenti a noi sul nostro modo di procedere e  ha appurato che la nostra intrasigenza è dovuta al fatto che in terza i bambini sanno benissimo come si devono comportare e che tutti hanno la capacità di rispettare le regole del vivere comune. Ovviamente la parte più difficile per lei è stata quella di farlo capire e farlo accettare ad alcuni irriducibili genitori. Ma già a una settimana la situazione si sta normalizzando.

Questi giorni durante le pause ho intervistato singolarmente i bambini. Hai visto la pagella? Sei contento/a ?  Mamma? Papà? I voti sono corretti? Il giudizio del comportamento è giusto? Cosa puoi fare tu? Vuoi impegnarti di più? Bravissimo/a sono sicura che ce la puoi fare e allora anche il tuo giudizio o voto cambierà.

I bambini hanno un senso di giustizia molto più sviluppato di quello di noi adulti. Hanno bisogno di avere certezze, di sapere ciò che è giusto o sbagliato e  di essere giudicati correttamente. Ma hanno anche bisogno di sapere che  non tutto finisce lì, che tu hai fiducia in loro e che possono cambiare la situazione con l’impegno e l’incoraggiamento.

E io sono lì per questo.

 

Amici

people-2569234_640Che non sia un bel periodo è un dato di fatto, più volte dichiarato e certificato. Ci sono troppe cose che non girano per il verso giusto. Troppe botte a destra e a sinistra, sotto e sopra. Cerco di prenderne il meno possibile, di tirare il fiato.  Cerco di galleggiare,  farmi trascinare dalla corrente per risparmiare energie. Prima o poi la tempesta finirà, che cosa potrà mai accadere ancora? Abbiamo già dato, no? A quanto pare no.

La nostra vita è fatta di piccole cose, lavoro, famiglia e amicizie. I nostri amici sono pochi ma buoni. Sono quelli che abbiamo da prima che ci fidanzassimo. Li conosciamo bene, abbiamo fatto lo stesso percorso. Magari si rimane un po’ di tempo senza vedersi o sentirsi, ma quando ci si sente,  incontriamo, oppure. organizziamo qualche uscita siamo tutti felici. Ci godiamo l’amicizia. La maggior parte hanno avuto la  nostra stessa sorte di non aver figli. Qualcuno li voleva come noi e non li ha avuti, qualcuno ha deciso che non ne voleva, qualcuno invece li ha avuti come e quanti ne voleva. Per il grande rispetto che abbiamo tra di noi, nessuno ha messo il becco nelle decisioni altrui e tutti abbiamo gioito per le scelte fatte. Ci siamo incoraggiati nelle difficoltà, premurosi affinché se ne venisse fuori nel miglior modo possibile. Insomma una vita normale di amicizia. Di quelle che auguri a tutti, perché tu ci sei per loro e loro ci sono per te. Ci si conosce da una vita, si apprezzano i pregi e si sorvola sui difetti.

Amici così sono una certezza, come sai che il sole sorge tutti i giorni. Anche quando è nuvoloso e piove tutto il giorno.

Il lunedì di Speranza #7 Riconnettersi dopo gli scrutini

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Maestra, ti ho portato un regalo. L’ho fatto io.

Non riesco a trovare le parole per descrivere la leggerezza e la gioia che ho provato mentre andavo via da scuola dopo aver posto l’ultima firma nel verbale degli scrutini. Era venerdì’ pomeriggio e mi aspettavano quattro giorni di vacanza, oltre al fine settimana nella nostra scuola ci sono due giorni per le vacanze di Carnevale. Domani, martedì grasso,  c’è la vacanza prevista dal calendario scolastico regionale sardo, mentre oggi, lunedì, è giorno di vacanza stabilito dal consiglio d’istituto già a giugno dello scorso anno e comunicata tempestivamente ai genitori. Tutte le scuole italiane hanno a disposizione due giorni di vacanza da disporre come si vuole. Gli insegnanti al Collegio dei docenti propongono delle date e poi il Consiglio d’Istituto può accettare le date o cambiarle. Di solito vanno bene quelle proposte dal Collegio. I bambini e gli insegnanti del tempo pieno hanno il sabato libero, ecco perché mi sono ritrovata, con sommo gaudio, ad avere quattro gironi di vacanza di fila.

Dicevo della mia sensazione di leggerezza e libertà dopo gli scrutini. E’ un evento eccezionale perché di solito gli scrutini sono dopo le vacanze di Carnevale. Questo vuol dire ho sempre trascorso queste giornate china sulle verifiche, a compilare i registri cartacei, o a farmi diventare gli occhi strabici sul pc, con il volume della tv basso per seguire la Sartiglia di Oristano o il Carnevale di Tempio.

Quest’anno no, non ho previsto di fare grandi cose, ma di riposarmi tanto, visto che Gennaio è stato un mese faticoso che mi ha visto a combattere su più fronti. Prima il problema dei calcoli renali che mi ha portato via tempo ed energie. Poi una causa giudiziaria che ci ha tenuti impegnati cinque anni. Un’ eredità contestata, e causa persa ingiustamente con grande sgomento e scoramento da parte di tutta la famiglia, zii e cugini compresi. La verità giudiziaria molte volte non coincide con la verità vera e fa diventare nero quello che è bianco. E’ dura da digerire e come dice l’avvocato: non la digerirete mai. Però non voglio che questa sentenza sia la nostra pietra tombale, anzi! Chi vince a volte non considera ciò che ha perso: la pace e il poter contare in futuro sui consanguinei che hai calpestato in ogni modo. Mi piego alle alla volontà giudiziaria ma non mi considero sconfitta. Ora inizia il bello.

Così per prepararmi a ripartire con il nuovo quadrimestre, sabato ho messo a posto la casa e ho riordinato i libri e i quaderni, sbarazzato la scrivania, sistemato la libreria. E’ tutto pronto per ricominciare. Invece ieri ho invitato a pranzo tutta la mia famiglia e l’ho trascorso a cucinare e a condividere cibo e momenti di serenità con i miei cari. A fine serata siamo andati a trovare la mamma di Mylove e lì abbiamo trovato gli altri nipoti. Insomma abbiamo trascorso un fine settimana in famiglia. Abbiamo commentato Sanremo, che anche se l’ho visto pochissimo in diretta, l’ho seguito nei tg e nelle altre trasmissioni dedicate. Mi fa piacere che sia stato un bel momento di allegria e spensieratezza nazionale, visto che le brutture e i bruti sono sempre lì pronti a deprimerci. Bravo Claudio Baglioni!

Oggi sono sola a casa, fuori piove e c’è freddo. Non mi lamento perché l‘acqua serve sempre, e in alcune zone sarde sono già iniziate le restrizioni idriche. Mi dedico un po’ al blog che ultimamente ho trascurato un pochino. Medito anche un po’ di cambiamenti nel blog. Dopo mesi e mesi di riflessione ho deciso di non chiudere il blog. Credo di aver passato la crisi del che ci sto a fare qui; perché scrivo qui e non un diario privato’; ma soprattutto a chi interessa quello che scrivo? Però ho bisogno di cambiare qualcosa, come quando tinteggi la casa e sposti la mobilia e compri qualche pezzo di arredamento nuovo. O cambi taglio dei capelli e adotti un nuovo look nel vestire. Tu rimani la stessa ma stai decisamente meglio.

Tempo di scrutini

Ci scusiamo se non ci sono nuovi post, l’autrice è impegnata nei pre scrutini: correzione verifiche, tabulazione dati e compilazione dei registri elettronici. Non mangia, non dorme ed è a un passo dal divorzio. Venerdì sera sarà tutto finito, gli scrutini intendo, si calcola che il Marito abbia ancora la pazienza di resistere. Ha visto di peggio, dice. A presto.

Raccontare o no la Shoa a scuola

Oggi è la Giornata della memoria, dopo averci riflettuto abbastanza, anche quest’anno come lo scorso anno, ho deciso di non affrontare l’argomento con i miei alunni di terza elementare. Da quando sono rientrata a scuola li ho ascoltati e osservati mentre un compagno raccontava di aver scoperto che i regali li portano che Babbo Natale e la Befana. Credo che ad alcuni di loro si siano chiuse le orecchie, perché subito dopo altri giuravano di aver visto il vero Babbo Natale.

Li inosservati bene sopratutto durante le ricreazioni. Non appena si dà il via alla pausa corrono agli zaini e ancora tirano fuori un incredibile e affollato zoo di peluche. Quando ne hanno qualcuno nuovo ci tengono a presentarmelo e a raccontarmi quando e come ha iniziato a vivere nei loro giochi. Mi fanno tanta tenerezza, anche se qualche volta indugiano nel riporli, facendomi arrabbiare. Un orsetto è anche finito nel cassetto della cattedra e mi saluta quando lo apro.

Li ho osservati bene i miei alunni mentre giocano in giardino con le foglie degli alberi, in questo inverno sardo che sa ancora di autunno. Le lanciano in aria mentre il vento leggero crea delle meravigliose coreografie.Li ho osservati da lontano, incantata dalla loro invidiabile spensieratezza. Malinconica ho iniziato a canticchiare sottovoce La canzone del bambino nel vento. Li guardavo e mentalmente programmavo l’attività per questa ricorrenza. Avrei letto il libro Otto e poi ne avremmo parlato con le parole giuste, senza andar troppo nei particolari, senza sforare con gli argomenti e i discorsi.

Era tutto pronto, ma poi li ho guardati bene quegli occhi innocenti, ho visto le bocche sorridenti e quelle tristi piegate all’ingiu’ per uno sciocco litigio e ho pensato di regalargli un altro anno di spensieratezza.

Ho deciso di onorare così l’innocenza dei milioni di bambini che sono nel vento.